DONNA
Il Piccolo Libro dello Shopping
Scritto il 2012-08-01
da davidemercati
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Libri

Fonte: Davide Mercati

Il consumismo è una delle principali cause del degrado ambientale. Avete pensato quindi che proprio dallo shopping possiamo iniziare a fare qualcosa di concreto per la salvaguardia dell’ambiente? Come? Ce lo spiega Diane Millis in questo piccolo libro, rigorosamente stampato su carta FSC, con 250 consigli semplici, pratici e veloci da leggere. Una vera guida allo shopping sostenibile, per cominciare già dal momento dell’acquisto a fare le scelte giuste per la nostra salute e per quella dell’ambiente, magari imparando a risparmiare tutti i tipi di risorse,anche quelle misurate in euro. Dal commercio equo e solidale agli oggetti che riducono il nostro impatto ambientale, le nostre scelte di eco-consumatore possono avere enormi effetti sull'ambiente. Con questo libro si può imparare a fare le scelte più sostenibili per quanto riguarda gli acquisti di auto, elettrodomestici, vacanze, vestiti, detergenti e alimentari. "Il piccolo libro verde dello Shopping" mostra anche come ridurre l'emissione di gas nocivi che causano l'effetto serra, l'inquinamento e i rifiuti grazie ad acquisti intelligenti. Questo libro ci aiuta anche a riconoscere quali sono i prodotti che usano risorse sostenibili e che impiegano processi di produzione green. Il 251° consiglio? Comprate subito questo libro e fatelo girare!!! 

Edizioni Morellini - Autore: Diane Millis - Prezzo: € 11,90 - N° Pagine: 128

Fonte: www.parcoterminalnord.it

Si chiama Generation Awake. E’ la campagna di sensibilizzazione della Commissione Europea, della Direzione Generale Ambiente, in tema di efficienza delle risorse. Tutti noi, infatti, possiamo contribuire nel nostro piccolo a ridurre gli sprechi. Obiettivo della campagna, destinata a persone di età compresa tra i 25 e i 40 anni, è stimolare una riflessione sulle nostre abitudini di consumo, in modo da renderle più consapevoli e quindi efficienti in termini di consumo di risorse naturali e allo stesso tempo migliorare la qualità della vita, la salute e il benessere. La campagna è stata lanciata tre anni fa con un sito web, una fan page su Facebook e un video virale su Youtube. Protagoniste in questa prima fase sono state tre borse della spesa parlanti (Mario l’Abitudinario, Antonello il Paffutello e Iva l’Impulsiva) che rappresentavano le scelte di consumo. Nel 2012 poi il consumo dell’acqua è stato il tema portante e ai tre personaggi Mario, Antonello e Iva si è aggiunto Marino Acquabella che spingeva ad un consumo più sostenibile dell’acqua. Nel 2013 è stata creata invece un app su Facebook dal nome “Il mio buon proposito verde” il cui obiettivo era aiutare i fan a mantenere i buoni propositi ecologici per il nuovo anno. Quest’anno è dedicato invece ad una migliore gestione dei rifiuti. A Mario, Antonello e Iva si è aggiunto Ottone il Bidone che vuole aiutarci a capire che dovremmo evitare di creare rifiuti ma che se proprio non ci riusciamo dobbiamo ricordare che sono una risorsa preziosa. !function(a,b,c){var d=a.getElementsByTagName(b)[0];a.getElementById(c)||(a=a.createElement(b),a.id=c,a.src=("https:"==document.location.protocol?"http://player-services.goviral-content.com".replace(/^http\:/,"https:"):"http://player-services.goviral-content.com")+"/embed-code/index/find?placementVersionId=6366248813920501531542915",d.parentNode.insertBefore(a,d))}(document,"script","gv_script_6366248813920501531542915"); Sul sito di Generation Awake possiamo trovare due guide al consumo consapevole, una focalizzata sull’acqua, l’altra affronta il tema del consumo consapevole da tutti i punti di vista. Sul sito c’è inoltre la casa degli Awakers (Mario, Antonello, Iva e Ottone) dove si possono trovare informazioni utili per ridurre il proprio impatto ambientale. E i video di Mario, Antonello, Iva e Ottone. Generation Awake è una campagna davvero deliziosa realizzata con una tecnica – utilizzata dalla Disney per la prima volta nel 1923 – in cui vengono combinati disegni animati e riprese dal vivo. Ed è la dimostrazione che si può parlare di ambiente, consumo consapevole e sviluppo sostenibile col sorriso e con leggerezza. Personalmente la prossima volta che andrò a fare la spesa temo che rimarrò molto delusa nel non sentir cantare o parlare la mia busta. Vi lascio con il video di presentazione degli Awakers e… buona sveglia! Sponsored by European Commission

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Nel ‘500 i galeoni spagnoli solcavano l’oceano Atlantico trasportando grandi quantità di oro giallo, scavato nelle miniere dagli indios delle colonie sudamericane. Da oltre 100 anni le petroliere trasportano il petrolio, oro nero,  da un capo all'altro del mondo. In futuro le navi trasporteranno oro blu. Ovvero acqua potabile. L’acqua sta diventando infatti l'oro del futuro dato che due terzi della popolazione mondiale potrebbe avere difficoltà di approvvigionamento entro il 2025. La sua scarsità è una minaccia per i futuri equilibri geo-politici e per la sopravvivenza degli esseri viventi e tenderà a peggiorare  per l’innalzamento delle temperature e l’inasprirsi dei fenomeni atmosferici. Dobbiamo considerare che siccità e desertificazione non sono fenomeni esclusivi dei Paesi africani. Anche in Italia suona infatti l’allarme. In Toscana una recente rilevazione dell’ARPA ha evidenziato che le precipitazioni del 2012 in alcune zone della regione sono inferiori del 50% rispetto al 2011 e addirittura del 70% rispetto al 2010. Situazioni analoghe si sono verificate anche in altre parti d'Italia. La crescente scarsità di acqua non è però dovuta solo ai rapidi cambiamenti atmosferici legati a loro volta all’inquinamento e alla cattiva gestione delle risorse naturali e ambientali. Ruolo fondamentale è ricoperto infatti anche dalle abitudini domestiche e dagli stili di vita delle popolazioni occidentalizzate. Pensiamo ad esempio all’impatto del turismo. In molte mete turistiche la doccia del turista ha la precedenza  rispetto all’agricoltura e ai fabbisogni delle popolazioni locali. Un cittadino di Zanzibar consuma 92 litri di acqua al giorno mentre un turista ne utilizza oltre 3.000 in hotel di lusso. È per questo che l'organizzazione Tourism Concern chiede all’industria del turismo più eco sostenibilità e responsabilità nell’uso dell’oro blu.  Disparità di questo tipo generano diseguaglianze sociali,  tensioni politiche e addirittura conflitti bellici. Per quanto riguarda lo spreco idrico del nostro Paese  arrivano comunque anche buone notizie. Dal Rapporto 2012 sulla Qualità dell'ambiente urbano, redatto dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sull’analisi di dati relativi a 51 capoluoghi italiani si evince che i nostri connazionali in ambito domestico sperperino meno acqua rispetto al passato. Confrontando il valore medio del 2010 (dati Istat) con quello del 2000, si riscontra una diminuzione di circa il 20% dello spreco. I maggiori consumi avvengono a Monza, Roma, Milano, Catania, Bergamo, Messina e Torino mentre la città più virtuosa è Arezzo seguita da Andria, Foggia, Prato, Forli, Reggio Emilia e Brindisi. Rispetto al 2000, la più alta riduzione dei consumi è stata registrata a Potenza (-36,6%), seguita da Torino (-29,6%), Piacenza (-26,8%), Novara (-26,6%), Genova (-26,0%), Parma (-25,2%) e Napoli (-21,4%). Risultati di politiche di razionamento dell’acqua ma anche, si spera, di maggiore consapevolezza da parte dei cittadini. Quello dello spreco dell’acqua  è comunque un fenomeno rilevante nella nostra penisola che dipende soprattutto dalla dispersione di acqua causata da obsolescenza e inadeguata manutenzione delle reti di distribuzione e degli acquedotti. Secondo i dati ISTAT del 2008 su 100 litri d'acqua erogati ne verrebbero dispersi quasi la metà. Ma cosa possiamo fare per salvaguardare il nostro oro blu? In casa: Doccia al posto del bagno nella vasca. Si risparmia fino al 50% di acqua e ancora di più se ci si insapona con il rubinetto chiuso. Chiudere il rubinetto mentre si spazzolano i denti. Recuperare l’acqua di cottura della pasta. Ricca di amido è ottima per sgrassare piatti e stoviglie. Chiudere lo scarico del lavello di cucina mentre si lavano frutta e verdura e utilizzare l’acqua recuperata per lavare i piatti. Inserire riduttori di flusso nei rubinetti della cucina e dei bagni. Ridurre lo scarico del wc inserendo una bottiglia da 1,5 o 2 l piena di acqua nella cassetta. In giardino e nell’orto: Raccogliere acqua piovana da utilizzare per l’innaffiatura. Utilizzare impianti di irrigazione a goccia. Nei grandi siti turistici e/o impianti di produzione: Impiego di eco-wc che non consumano acqua e trasformano i bisogni in biogas. Utilizzare acque di minore qualità dove possibile. Come per esempio a Hong Kong dove nell’80% delle toilette è utilizzata acqua di mare o acqua recuperata dal lavaggio degli aerei.  Rigenerazione di acque di scarico come avviene nella contea di Orange County, in California, dove acque depurate sono rimesse  in acquedotto fornendo il 20% del fabbisogno.    

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Siete mai entrati in una gelateria GROM, orgoglio dell’imprenditoria italiana e Mecca per i golosoni ice-cream addicted? Se non vi è ancora capitato vi confido un trucco per riconoscerne una a prima vista. Sono quelle gelaterie con una insegna con scritto ovviamente … GROM e con un sacco di persone in fila, dentro e fuori dal negozio. Non occorre aver letto un libro di Psicologia sociale di Robert B. Cialdini (che consiglio comunque di leggere!) per capire che la fila lunga può essere sinonimo di due cose: qualità del prodotto venduto o scarsità dell’offerta del medesimo. Dato che in Italia non si può parlare di scarsità di offerta di gelato la fila deve significare per forza che il gelato GROM piace. Ma non solo alla gente che piace. Infatti piace anche a me! C’è anche un altro motivo pratico e meno evidente che spiega la lunghezza della fila. Il gelato Grom è preparato in maniera artigianale e naturale e quindi viene conservato a temperature più basse. Questo comporta una maggiore durezza dell’impasto che per essere messo sul cono o nella coppetta necessita di essere lavorato e ammorbidito con la palettona. Ciò richiede qualche minuto in più rispetto ad un gelato “normale”. Dopo il primo locale aperto a Torino nel 2003 GROM oggi conta tantissimi punti in tutto il mondo ed è diventato uno dei maggiori simboli dell’eccellenza gastronomica italiana. La prima volta che sono entrato in una gelateria GROM ho scoperto l’impegno di questo brand nel gestire una filiera produttiva eco-compatibile che garantisca qualità del prodotto finito e rispetto  dell’ambiente. I fondatori Guido Marinetti e Federico Grom hanno infatti messo a punto molte attività e accorgimenti per ridurre il più possibile l’impatto dei vari punti vendita della catena e offrire un gelato ecosostenibile. Eliminazione della plastica e sua sostituzione con il Mater Bi, materiale derivato  da amido di mais, biodegradabile e compostabile, per realizzare cucchiaini e shoppers che possono essere quindi gettati tra i rifiuti organici Utilizzo di carta FSC per tovagliolini e coppette Raccolta differenziata di carta e organico in ogni negozio Coltivazione di frutta biologica nell’azienda agricola del gruppo: Mura Mura Utilizzo di frutta di stagione. Niente gusto fragola a Dicembre. Impiego di ingredienti biologici o provenienti da presidi Slow Food Maggiori approfondimenti sulla politica ambientale di GROM sono disponibili nel sito GROM LOVES WORLD (http://www.gromlovesworld.it/ita/home.php). I padri fondatori della catena hanno anche pubblicato un libro che racconta la loro avventura imprenditoriale. Intitolato GROM STORIA DI UNA AMICIZIA, QUALCHE GELATO E MOLTI FIORI. Nel titolo gli ingredienti migliori per una grande avventura tutta italiana.  

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