DONNA
Intervista a Marco Borghesi, Sales Manager di PowerWind
Scritto il 2012-11-18
da davidemercati
su
Interviste

Fonte: www.tecnoglobalsnc.com

Il mitico Pippo ha fornito un altro dei suoi pezzi DOC sull'ecologia. Questa volta intervistando Marco Borghesi, ingegnere umbro di Perugia specializzato sull'energia sostenibile e in particolare su quella eolica.

D: Ciao Marco, innanzitutto da quanto tempo ti occupi di energia eolica in Germania?
Risposta: Dal 2007

D: Come e perchè ti sei avvicinato e poi specializzato in questo settore?
R:
Cominciai nel 2006 con Asja.biz, un produttore di energia a Torino. Mi avvicinai alla materia nel 2004, dopo un incontro con Jeremy Rifkin riguardo all’Economia dell’Idrogeno. All’epoca avevo un’attivitá informatica. Grazie ad internet avevo colto il potere delle nuove tecnologie ed ero eccitato all’idea di risolvere il problema dell’intermittenza delle fonti rinnovabili. Scelsi di specializzarmi sull’eolico perché quella che piú promettente da un punto di vista economico.

 D: Vado spesso in Germania e l'impatto paesaggistico dei generatori di energia eolica, effettivamente, non è indifferente. Come pensi che si potrebbe ridurre (se si può) questo effetto collaterale?
R: La chiave è tutta nel design del Parco. La progettazione dei parchi è migliorata molto negli ultimi anni, col coinvolgimento di architetti per lo sviluppo rurale, e delle municipalitá locali. Inoltre le macchine stanno crescendo di dimensioni, dunque si vedono sempre meno “campi di asparagi” – una parafrasi tedesca che rende bene l’idea dei vecchi parchi costituiti da decine di macchine piccoline.

Impianti eolici

D: Potresti elencare brevemente gli aspetti favorevoli e, a parte l'impatto paesaggistico di cui abbiamo già parlato, quelli meno favorevoli (se ce ne sono) nella produzione di questo tipo di energia?
R: Mi vengono in mente le critiche sul rumore. Purtroppo rimangono alcuni scempi del passato con macchine installate a poche centinaia di metri dalle case. Questo ovviamente reca disturbo agli abitanti, ma esattamente come per l’impatto paesaggistico, è risolvibile con una buona pianificazione, distanziando le macchine almeno un chilometro dall’abitato.

D: Perchè secondo te in Italia la produzione di energia eolica stenta a diffondersi?
R:
Principalmente perché le Regioni negli anni passati hanno legiferato autonomamente per i ritardi del governo nella ratificazione di un piano nazionale dell’Energia. Comunque non sottovaluterei il fatto che l’eolico ha giá superato il 6 % sul totale di energia prodotta in Italia.

D: Immagino che i parchi eolici possano sorgere solo nelle zone ventose. Quali sono in Italia le località o le regioni più adatte da questo punto di vista?
R:
Gli appennini, le isole, il tavoliere delle Puglie, e in generale tutti gli altopiani e le zone di collina.

Fonte: Davide Mercati

D: A tuo avviso in che modo si potrebbe incentivare la produzione dell'energia eolica in Italia?
R:
Creando regole stabili che valgano in tutte le regioni e per tutti i proponenti allo stesso modo. Inoltre va supportato il lavoro di TERNA nello sviluppo della rete elettrica nazionale    

D: Ho sentito parlare di minieolico. Di cosa si tratta esatttamente?
R:
In Italia viene chiamato minieolico quello che rientra nella fascia fino a 200 kW, che è incentivato con una tariffa particolarmente interessante.

D: Quale percentuale riveste l'energia eolica rispetto al totale dell'energia prodotta in Germania e in Italia?
R:
In Germania siamo sopra l’8%, anche se ovviamente la produzione di energia qui è molto maggiore che in Italia. Con una chiara pianificazione potremmo raggiungere buoni risultati anche da noi. Purtroppo l’ultima legge nazionale va in direzione opposta, limitando a 500 MW all’anno il massimo installabile. 

D: Infine un'ultima domanda: quali sono mediamente i costi e i tempi di installazione di un parco eolico di medie dimensioni?
R:
Si parla di circa 1.000 Euro/kW e sei mesi di lavoro

Autore intervista: il mitico Pippo!!! (Filippo Boila)

Se non conoscete In Mino Veritas dovete conoscerlo. Seguitelo su Twitter  @tragi_com78 oppure nel suo blog www.inminoveritas.com . Mino è una bomba di comicità, sagacia, intelligenza e amore per l'ambiente ... Un tempo ci si lamentava del brusco passaggio dall’inverno all’estate. Oggi non più. A giudicare dall’ultimo anno meteorologico, non esistono più CHE mezze stagioni. Cambiano i tempi, cambiano anche i detti. E se i detti cambiano, i tetti, quelli con le tegole, scottano sempre di più. Persino le gatte non riescono più a starci. Ci siamo dimenticati il riscaldamento globale acceso? Così pare. No, così PALE. L’energia del vento le fa girare e se le pale eoliche girano, gira anche l’economia, oltre all’ecologia. Ottima alternativa! O no? Ad alcuni tutto questo giramento di pale proprio non va giù. E a chi? Agli ambientalisti! Come? Possibile? Certo: in tema di impatto ambientale, infatti, le pale non sono indolori, soprattutto se le metti in cima ad una montagna o nel bel mezzo di un paesaggio rurale incontaminato. Un impianto eolico produce energia pulita che protegge l’ambiente. Ma per produrne a sufficienza ci vogliono tante pale, altrimenti installarle non conviene a nessuno.  Tante pale, però, rovinano l’ambiente, proprio quello che l’energia eolica dovrebbe salvaguardare. In sintesi, economia ed ecologia non riescono ad andare ancora a braccetto. Le ragioni? Boh, forse perché la eco di economia è troppo forte e copre la eco di ecologia. In più ha alleati forti: anche la politica è avversaria delle tematiche ambientali. Il tema delle energie rinnovabili fa molta presa in campagna, ma se la campagna è elettorale la presa diventa subito una spina. L’energia si rinnoverà pure, ma per i politici i pannelli non sono voto-voltaici: non producono consensi, al massimo seccature. E se la campagna del grano portò molti consensi a Mussolini, qualsiasi politico eviterà come la peste una campagna elettorale in cui spuntano grane. Esistono interessi più grandi da proteggere, questa sembra essere la fissazione dei governanti o aspiranti tali, e, si sa, chiodo scaccia Kyoto. Eppure la riduzione delle emissioni di CO2 sembra inevitabile, altrimenti per la civiltà umana sarà subito serra. Ma i governi dei paesi più industrializzati non ne vogliono sapere, soprattutto a Nuova Delhi c’è qualcuno che fa l’indiano. Il pomo della discordia è sempre il petrolio: a causa sua non si finisce mai di gettare benzina sul fuoco. Ma il petrolio serve a coprire le distanze e senza di lui la globalizzazione non esisterebbe. Un momento: la globalizzazione? Quella che provoca guerre in Medioriente? Quella della diffusione planetaria di prodotti alimentari omologati e geneticamente modificati?Quella del pensiero occidentale imposto unilateralmente? Se globalizzazione fa rima con omologazione siamo sicuri che sia il bene da tutelare in maniera acritica? La risposta a questi interrogativi appare lontana. Oppure no, è vicina, magari a km zero. Chissà, di fronte all’assalto della grande distribuzione e della nuova frontiera del business de localizzato, l’antidoto potrebbe essere quella di rifugiarsi nel proprio orticello e fare di necessità verdure. Benvenuti nell’era vegetalizzata.

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Ho la fortuna di fare frequenti trasferte di lavoro in città bellissime. Firenze, Roma, Milano, Bologna ma anche Barcellona e Madrid. Ogni trasferta è per me un piccolo viaggio, una fugace avventura che mi regala tempo da dedicare alla lettura, alla scrittura, all’osservazione di ciò che mi circonda e alla conoscenza di persone che non incontrerò mai più nella mia vita ma che a volte, anche per pochissimi minuti, per magica empatia, possono trasformarsi nei migliori amici che io abbia mai avuto: un tassista, un vicino di posto in aereo, un cameriere del ristorante. Ogni volta che devo pernottare in una di queste città faccio sempre molto caso al livello di sostenibilità ambientale degli alberghi che scelgo. A volte purtroppo noto un eccesso di servizi e di comodità del tutto inutili: troppi asciugamani, riscaldamento eccessivo, aria condizionata a palla. Nel mio ultimo viaggio a  Madrid sono però rimasto positivamente colpito dalla catena NH Hotel dove di solito pernotto durante le mie trasferte spagnole. Ho notato che le camere hanno grandi finestroni che fanno entrare tanta luce naturale potendo risparmiare così energia elettrica per l’illuminazione e che ai buffet sono sempre presenti frutta e verdura fresca di stagione e succhi di frutta naturali. A seguito di questi indizi, da bravo emulo del “Tenente Colombo” ho fatto quindi un minimo di ricerca e ho scoperto che gli alberghi di questa catena prestano molta attenzione all’efficienza energetica, utilizzando materiali naturali e cibi biologici, “camere intelligenti” e ascensori che ottimizzano l’energia elettrica e praticando anche un’attenta raccolta differenziata. Per questi motivi la catena alberghiera spagnola è stata premiata con il “TRI Award”,  un riconoscimento che va a coloro che si distinguono nella promozione dell’idea di “Terza rivoluzione industriale”. Il premio è stato conferito da Jeremy Rifkin, economista e scrittore americano tra i massimi esperti al mondo di sostenibilità ambientale.

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Il nuovo scenario energetico dovrebbe essere costituito da una produzione energetica diffusa da parte di tanti piccoli produttori in rete. Il vento è una fonte pulita per la produzione di energia elettrica. Occorrono però delle acute considerazioni per comprendere fino in fondo il ruolo che può svolgere questo modo alternativo di produrre energia. Il primo passaggio è quello più ovvio e basilare: conoscere nei dettagli la mappa del vento, un documento nazionale sul quale dovrebbero declinarsi tutte le mappe provinciali con una panoramica puntuale sulla presenza e sull’intensità del vento a livello locale. Questo permetterebbe una più agevole programmazione su eventuali insediamenti mini eolici. Il secondo aspetto è quello della dimensione dei singoli impianti. Infatti l’approccio che occorre tenere nel promuovere e incentivare le energie alternative al petrolio è quello del “piccolo è bello”. La valenza fondamentale di questa affermazione è duplice. Da una parte l’approccio alle energie rinnovabili deve essere sostanzialmente diverso da quello avuto fin ora con l’energia proveniente da petrolio e affini: infatti la creazione di grandi centrali che producevano una grande quantità di energia e che la distribuivano nel territorio deve essere necessariamente sostituita da tanti piccoli produttori che si collegano in rete e che sono a loro volta consumatori. Questo scenario innovativo e rivoluzionario determinerebbe un passaggio epocale: dagli autoritarismi energetici alla democrazia energetica in rete. Un po’ come è accaduto con l’informazione a seguito della nascita e del divulgarsi di internet: oggi è impossibile infatti produrre, distribuire e controllare e distillare l’informazione secondo i modelli totalitaristi. Dall’altra parte, così facendo, l’impatto sul territorio e sull’ambiente sarà minore, di poco conto. Contemporaneamente si creerà una cultura del risparmio in quanto l’utente sarà più consapevole dello sforzo necessario per la produzione di energia ogni volta che “accende l’interruttore” per fare luce in una stanza o per usare un elettrodomestico. Concludendo si deve affermare che il minieolico, per tutte quelle zone con presenza sufficiente di  vento nei vari periodi dell’anno e di giusta intensità, deve essere incentivato al pari del fotovoltaico e del solare termico. Un’ultima riflessione: questa democrazia energetica a rete preoccupa le grandi multinazionali dell’energia? Da quella petrolifera a quella elettrica? A quella fotovoltaica che sottrae terreni fertili all’agricoltura per trasformarli in distese di pannelli? “Piccolo è bello” potrebbe valere anche per il fotovoltaico? Io inizio a studiare meglio la materia, per pagare bollette meno salate nella casa nuova. Articolo realizzato in collaborazione con Gianni Mori Pres. Associazione Tutela Valdichiana ReTe DEI COMITATI PER LA DIFESA DEL TERRITORIO  

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