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In Svezia mancano i rifiuti per produrre energia
Scritto il 2013-02-09
da davidemercati
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Fonte: 4.bp.blogspot.com

E' un eco paradosso vero e proprio. In Svezia mancano i rifiuti per produrre energia mentre in tutto il mondo scarseggiano le risorse naturali: petrolio, gas, metalli, terreni fertili, alberi, acqua. In questo Paese scandinavo infatti la raccolta differenziata è così efficiente che i modernissimi termovalorizzatori non hanno abbastanza spazzatura da bruciare per produrre energia. Termovalorizzatori che, a regime, possono produrre calore pari al 20% del fabbisogno nazionale e una quantità di energia elettrica sufficiente per 250.000 abitazioni.

Quale soluzione quindi per i civilissimi e sostenibili svedesi? Importare immodizia dalla vicina Norvegia dando vita ad un business proficuo per entrambi i Paesi. E se i biondi svedesi scoprissero presto gli immensi giacimenti di spazzatura di cui il territorio e il sottosuolo della nostra bella Italia è ricchissimo? Sarebbe una svolta. E noi Italiani non ci rendiamo conto di quali ricchezze abbiamo sotto i piedi. Come durante la seconda guerra mondiale, quando le nostre truppe, a corto di carburate per i propri mezzi di trasporto in Nord Africa, ignoravano l'esistenza dei giacimenti di petrolio nel sottosuolo della sabbiosa Libia.

C'è da sperare che il paradosso scandinavo si realizzi presto anche da noi. Immaginate che i cittadini di Napoli, Palermo, Roma si svaglino un mattino e con le mani sulle guance e le facce piene di stupore esclamino a gran voce: E' sparita l'immondizia!!! E scoprire che gli Svedesi se la sono portata via. Ma è davvero questa la soluzione al problema rifiuti? Aspettare la bacchetta magica? Non sarebbe pià pratico e più eco sostenibile emulare i nordici nella raccolta differenziata? E al posto di produrre energia bruciando rifiuti indifferenziati sfruttare invece le fonti rinnovabili? Io credo proprio di si.

Vivo in Umbria da vent’anni ma non ho appreso il dialetto perugino. Continuo a parlare e a bestemmiare (solo quando non riesco a farne a meno!) con il mio bell’accento toscano, della provincia di Arezzo, anzi di Sansepolcro.  E non accusatemi di campanilismo! Questa è una vecchia storia assolutamente priva di fondamento. Nemmeno con l'aiuto di 7 Cervelli o di Apo Matto sono riuscito a simulare un qualche detto umbro.   Una cosa che però ho appreso in questi anni è la tradizione di andare alle sagre paesane. Ogni paese, ogni piccola frazione sfoggia infatti la propria sagra: quella della tagliatella, dell’oca, della torta al testo, della cipolla, della porchetta, dei funghi, dell’ortolana e chi più ne ha più ne metta.  Ogni estate almeno una volta a settimana, con amici o parenti, si parte per fare la fila al parcheggio, alla cassa, ai tavoli, al caffè e di nuovo al parcheggio per tornare a casa. Divertimento assicurato con atmosfera allegra, buona compagnia, musica e cibo prelibato. Tutto annaffiato con vino o birre fresche.   Tuttavia, durante le sagre, con i miei occhi verdi (verdi in quanto ecologista!) ho sempre notato una scarsa attenzione all’ambiente. Ho sempre ritenuto che la raccolta differenziata non fosse sempre fatta alla regola. Negli ultimi anni c’era stato un miglioramento ma forse il vero salto è stato fatto quest’anno. Ieri sera infatti mi trovavo alla Sagra dell’Ortolana, a Balanzano (PG), e ho visto come lo staff effettuasse una raccolta differenziata DOC! Piatti compostabili che finivano nel sacco dell’umido insieme a tovaglioli di carta e resti di cibo, tovagliette di carta nel sacco della carta e bottiglie e bicchieri di plastica e lattine nel sacco apposito. E … sorpresa! Posate di metallo! Niente più chili di posate di plastica non riciclabili come negli anni passati. Il rispetto per l’ambiente e per la natura stia diventando una cosa sagra!  

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È risaputo. Per fare la raccolta differenziata dobbiamo essere fiscali! Peccato che proprio gli scontrini e le ricevute  … fiscali siano i primi ad andare contro questo principio. Questi documenti infatti, seppur cartacei, non possono essere riciclati. Il motivo è che sono realizzati con la cosiddetta “carta termica” che si riconosce per il fatto di essere lucida su uno dei lati. Anche le ricevute rilasciate da bilance elettroniche, bancomat, pos bancari per carte di credito, parcheggi, e persino quelle dei fax e molti biglietti da viaggio rientrano in questa categoria. La scelta di questo materiale non è però casuale ma fatta in base a delle normative ben precise. Si devono utilizzare infatti rotoli di carta termica approvata dall'Istituto Superiore di Poste e Telecomunicazione.  Quindi tutta la carta utilizzata per scontrini e ricevute varie non può essere assolutamente recuperata e deve finire nella raccolta indifferenziata. Ma il problema non finisce qui. Il 94% degli scontrini e ricevute che maneggiamo ogni giorno contiene bisfenolo A (BPA), una sostanza dannosa per la salute. Come contenere quindi l’impatto ambientale di questi piccoli pezzi di carta? Beh! Sicuramente la soluzione non è pagare in nero qualsiasi tipo di prodotto o servizio. Potremmo però evitare di prendere la ricevuta del bancomat, scelta consigliata tralaltro da molti sportelli di banche. Oppure preferire di fare biglietti da viaggio elettronici da salvare nella posta elettronica o sms. Però … la domanda sorge spontanea. Non si possono fare scontrini, ricevute e biglietti da viaggio in carta riciclabile?

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Da qualche anno ho notato con piacere che all'interno delle stazioni ferroviarie sono stati posti cestini per la raccolta differenziata dei rifiuti che produciamo e gettiamo durante i nostri movimenti in treno. Cestino celeste per le lattine, cestino giallo per la plastica, cestino bianco per la carta e il verde per l'indifferenziato (in alcune stazioni possono esserci delle variazioni e magari lattine e plastica possono essere accorpate in un unico contenitore). Sul bordo dei cestini è riportato inoltre in varie lingue anche il nome del materiale per il quale sono preposti. Iniziativa lodevole ma peccato che molte persone gettino comunque i loro rifiuti nei cestini sbagliati. Ignoranza? Incuria? Negligenza? Pigrizia? Mancanza di interesse e di rispetto verso l'ambiente? Non ho una risposta. Forse la causa è un mix di tutte queste cose messe insieme e ben mescolate nei giusti quantitativi. Non possiamo certo dare la colpa alle società di gestione di questi servizi. Le indicazioni cromatiche e testuali non mancano. Una soluzione potrebbe essere quella di impiegare volontari che stiano nei pressi dei cestini per vigilare che i viaggiatori effettuino correttamente la raccolta differenziata. Volontari appartenenti ad associazioni di anziani, volontari ambientali, scout ecc... Un modo semplice, senza alcun costo per le società coinvolte n'è per gli enti pubblici ma con risultati ottimi per l'ambiente. Gli eco vigilantes potrebbero funzionare da deterrente e spingere le persone a stare più attenti nel momento in cui si disfanno di vecchi giornali, bottigliette di plastica vuote, bicchieri del Mac Donald ecc ... Inoltre gli eco vigilantes svolgerebbero una importante funzione di sensibilizzazione.

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