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Permacultura per tutti. Per fare orti e giardini più green
Scritto il 2013-02-21
da davidemercati
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Libri

Fonte: persicetointransizione.files.wordpress.com

Permacultura è il neologismo che nasce dalla fusione di Permanent e Agriculture. Agricoltura Permanente. Una disciplina che insegna a progettare e realizzare orti, balconi, aziende agricole, insediamenti umani e giardini partendo dall’osservazione degli ecosistemi locali. Lo scopo è realizzare  sistemi di produzione eco sostenibili, con basso consumo energetico, che partano dall’osservazione dall’eco sistema ed effettuino cambiamenti minimi ma finalizzati alla massima resa, nel pieno rispetto delle risorse disponibili.

Questa disciplina è di carattere essenzialmente pratico, facile da applicare. Il libro Permacultura per tutti vi aiuterà a scoprire una strada interessante per andare oltre l’agricoltura biologica, per curare la Terra e guarire il Pianeta. Dove? Proprio nel vostro giardino! La permacultura è infatti alla portata di tutti e rappresenta una vera alternativa all’attuale modello di sviluppo economico e produttivo che ha originato un sistema agro-alimentare che consuma dieci calorie di energia per produrre una sola caloria di cibo. L’antitesi dell’efficienza e della sostenibilità!!! Un modello che sfrutta senza razionalità e parsimonia carbone, petrolio e gli altri combustibili fossili come se fossero fonti inesauribili.

Il libro permette di compiere importanti passi verso una necessaria inversione di marcia. L’autore, Patrick Whitefield, agronomo inglese vissuto a contatto con la Natura, è uno dei più importanti esperti di Permacultura in Europa. Ha scritto diversi libri sul tema dell’eco sostenibilità ed è Direttore responsabile della rivista Permaculture. Protagonista del movimento ambientalista conduce anche trasmissioni televisive della BBC sul tema dell’ecologia come It’s not Easy Beeing Green e A Farm for the Future. La prefazione al libro è di Saviana Parodi, presidente dell’Accademia Italiana di Permacultura.

Io intanto mi sono già messo a studiare … e voi?

Autore: Patrick Whitefield -  Edizioni: Terra Nuova - Pagine: 212 - Prezzo: € 10,5

A Vallarsa, comune del Trentino da sempre attento alla tutela ambientale, arriva l’inversione dell’onere della prova per chi coltiva con sostanze nocive per la salute e l’ambiente. Per garantire la qualità dell’ecosistema e la salute della collettività dai potenziali effetti nocivi delle sostanze chimiche usate in agricoltura, il Consiglio comunale di Vallarsa ha deciso di regolamentare le coltivazioni agricole e gli allevamenti locali sulla base del principio “chi inquina paga”. In Italia il settore agricoltura e allevamento è al primo posto per costi esterni assoluti associati all’ambiente e alla sanità con 10,7 miliardi di euro (2012); le emissioni non da combustione (reflui zootecnici e fertilizzanti azotati) sono gli inquinanti più nocivi, con circa 4,1 miliardi di euro imputabili agli effetti sanitari. Vallarsa (TN) 30 Giugno 2014 – è in questo comune del Trentino, compreso nell’area Natura 2000 e situato tra Rovereto (TN) e Schio (VI) che per la prima volta in Italia viene invertito lo schema logico tradizionale alla base della nostra agricoltura. Coltivazioni e allevamenti non biologici saranno ammessi soltanto se certificati e condotti con modalità rispettose della salvaguardia della qualità della vita e dell’ambiente. Per la prima volta quindi, il paradosso per cui normalmente è chi pratica agricoltura biologica a certificare il suo “non utilizzo” di sostanze tossiche e prevedere a proprie spese delle fasce di rispetto per proteggere i suoi terreni da eventuali contaminazioni, viene sovvertito imponendo, per ragioni di salute pubblica, l’onere della certificazione anche sull’agricoltore non biologico. Questi dovrà quindi certificare le sostanze che utilizza, in quali quantità e con quali modalità, garantendone l’assenza di diffusione al di fuori dei propri terreni. In mancanza di una certificazione, l’agricoltore dovrà sottoscrivere una fideiussione o un’assicurazione per il rischio di eventuali danni a terzi  che potrebbero derivare dall’immissione nell’ambiente di sostanze tossiche che lui stesso utilizza. Quella di Vallarsa è una vera svolta storica poiché per la prima volta, nell’agricoltura italiana, si affronta con misure concrete il problema delle esternalità negative sanitarie e ambientali che nel nostro Paese ammontano a circa 48 miliardi di euro. Sulla base del principio “chi inquina paga” si introduce infatti un importante elemento di parità economica all’interno delle produzioni agricole. L’onere della certificazione/assicurazione a carico degli agricoltori non biologici riequilibra infatti il regime di concorrenza attraverso la quantificazione dei costi esterni generati dai processi produttivi e pone le basi per una comunicazione più trasparente al consumatore che costituirà il passo successivo della regolamentazione. Si tratta di un importante avanzamento nello sviluppo di politiche mirate alle attività agricole sostenibili e capaci di coniugare tutela ambientale, crescita economica qualitativa e salute della comunità. La delibera si basa sull’applicazione dei principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell'articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale. Geremia Gios, sindaco di Vallarsa e preside della Facoltà di Economia di Trento, nonché promotore della iniziativa così commenta:  “per garantire lo sviluppo economico insieme alla difesa del nostro territorio e della salute delle persone, non basta incentivare la green economy ma occorrono piuttosto nuove regole che eliminino le palesi distorsioni di mercato e i costi sociali insostenibili. Questo è possibile semplicemente applicando i principi chiave del nostro ordinamento e i comuni possono fare moltissimo in questo ambito”.

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Alzi la mano chi da ragazzino amava le zucchine! Io sicuramente no. Forse perché mia nonna, che non era certo Vissani, le lessava e al limite aggiungeva un po' di pomodoro. Crescendo e imparando a cucinare sono diventate uno dei miei ingredienti preferiti in cucina perché si sposano bene con la pasta, sono un’ottima base per sformati e torte rustiche e anche un ottimo contorno. Le zucchine appartengono alla famiglia delle Cucurbitaceae, di cui fa parte anche la zucca. Ad essere sinceri le zucchine sono proprio la zucca, ma prima che questa diventi matura. Troviamo le zucchine prevalentemente nei mesi estivi da giugno a ottobre e in diverse varietà (lunghe o tonde, romanesche, fiorentine, siciliane etc.). Le zucchine sono molto usate nelle diete (come quasi tutte le verdure) per l’elevata presenza di acqua, contengono poi folati, fosforo, potassio, magnesio, calcio e vitamina A. Delle zucchine si mangia praticamente tutto, il frutto immaturo e il fiore (a Roma si fanno fritti nella pastella e all'interno ci sono un po’ di mozzarella e un filetto di alice). Come dicevo sopra, uso molto le zucchine, volendo si potrebbero usare le zucchine come fil rouge per tutto un pasto, dall'antipasto con bruschetta e crema di zucchine o una torta rustica con zucchine, speck uova e formaggio, pasta con le zucchine (di cui metto qui sotto la ricetta), frittata con le zucchine o sformato con zucchine, pomodori, pan grattato e formaggio. Qui sotto inserisco la ricetta per la pasta Pasta con zucchine in versione vegetariana (per chi mangia carne e/o pesce suggerisco di aggiungere gamberi o speck, per chi è vegano basta semplicemente non mettere il formaggio). Gli ingredienti sono per 4 persone. Pasta - in genere uso fusilli o rigatoni, ma si può usare qualsiasi tipo di pasta - (320 gr – circa 80 gr a testa) Zucchine 5-6 (dipende dalla grandezza) 1/2 litro di brodo vegetale Vino bianco un bicchiere Olio extravergine di oliva 2 cucchiai Pepe q.b Cipolla un quarto (dipende dalla grandezza e dal gusto) Formaggio (Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano) Lavare le zucchine e tagliarle a rondelle (né troppo sottili né troppo spesse), tagliare la cipolla in pezzettini. Far scaldare l’olio in una padella, mettere la cipolla e lasciarla imbiondire. Versare poi le zucchine e condirle con il pepe (io non metto sale perché è già presente nel brodo vegetale ma come sempre dipende dal gusto). Versare il vino bianco e lasciar sfumare. Una volta che il vino bianco si sarà asciugato versare con un mestolo il brodo vegetale e continuare la cottura delle zucchine. Dopo aver cotto e scolato la pasta, ripassarla in padella con le zucchine, aggiungere il formaggio e servire.

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Rosse, di forma allungata o a cuore. No, non parlo di unghie (che in realtà possono avere la forma della mandorla, non del cuore), ma di fragole. La fragole, insieme alle nespole, sono i primi frutti che ci avvisano dell’arrivo della bella stagione. Le troviamo, infatti, da aprile ad agosto. I primi cenni sulle fragole risalgono a documenti del XVII secolo, e il frutto che attualmente consumiamo sulle nostre tavole pare sia un incrocio tra una qualità nord americana ed una cilena. Le fragole appartengono alla famiglia delle fragrarie. Hanno poche calorie, contengono prevalentemente zuccheri semplici (fruttosio), acqua e fibre, un’elevata quantità di potassio, manganese, acido folico e vitamina C, che rende le fragole un frutto dalle proprietà antiossidanti. Le fragole hanno però un lato negativo che è quello di essere potenzialmente allergizzanti con reazioni che vanno dalla febbre alla dermatite. A me, infatti, se consumate in grandi quantità creano orticaria, cerco di mangiarle solo una volta a settimana anche se, a dire il vero, mi piacciono molto. Le fragole possono essere consumate e preparate in molti modi. Con zucchero e limone, con panna, usate nelle crostate o nelle torte a base di frutta, come variante del classico tiramisù o della bavarese. Una delle cose che amo di più è però il frullato di fragole. Ecco di seguito ingredienti e ricetta per una persona. Io uso il latte di mandorla ma può essere usato un qualsiasi latte vegetale o il latte vaccino, se usate questi ultimi e non il latte di mandorla – che è dolce di suo – consiglio di aggiungere eventualmente un po’ di zucchero di canna (a seconda dei gusti). Fragole (un cestino) Latte di mandorla (un bicchiere) Lavare le fragole, togliere il “picciolo” e tagliarle a pezzettini. Metterle nel frullatore insieme al latte di mandorla e accendere il frullatore, lasciarlo andare fino a che non si ottiene un liquido “schiumoso”. Servire. NB: se usate il latte vegetale, e vi piace, potete aggiungere anche un pezzetto di scorza di limone.

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