DONNA
Mia nonna era più “green” di me
Scritto il 2013-09-15
da davidemercati
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Fonte: upload.wikimedia.org

Mia nonna si chiama Elisena. È l’unica persona al mondo che conosco con questo nome. Ultima di dieci figli è rimasta orfana di madre all’età di un anno. Mangiava poco. Pane, polenta, formaggio, patate, noci, lardo e i frutti che trovava nel bosco dove andava a piedi scalzi perché scarpe non ne aveva. A dieci anni perse anche il padre. Ha frequentato solo la prima elementare e fino a quando non sposò mio nonno visse in diversi luoghi tra i monti dell’Appennino tosco-romagnolo; in case di lontani parenti o amici disposti a darle temporaneamente vitto e alloggio in cambio di lavoro. Oggi mia nonna ha 83 anni e la vedo poco. Mi ha cresciuto e insegnato tante cose: l’educazione, il rispetto, la semplicità ma soprattutto il valore delle cose e delle risorse.

Mia nonna mi svegliava al mattino con una carezza, mi vestiva e mi portava con sé a fare la spesa. A piedi. Al negozio di alimentari comprava pane fresco ancora caldo, involtato nella carta paglia, marrone e sottile, qualche affettato, zucchero, latte e farina. Ingredienti base con cui lei faceva mille cose: dolci, sfoglie, pizze. Poi, dal macellaio: “Due etti di fettine di filetto, tenere! Mi raccomando.” E io, durante quella che a me, piccolo e timido con il mio dito in bocca, sembrava un’attesa interminabile, mi guardavo attorno in un silenzio rotto solo dai tonfi sordi ed energici che il macellaio faceva spezzando ossa o schiacciando le fettine con il mortaio. Le voci lamentose delle signore anziane che aspettavano in fila rimanevano un brusio indecifrabile e remoto per le mie orecchie distratte.

Inorridito e affascinato allo stesso tempo guardavo i conigli spellati e le teste di agnello, i fegatini, i polli e i pezzi di carne esposti in modo ordinato sul bancone protetto dal vetro. Una vera e propria boutique della carne. Da un angolo appartato riuscivo a scorgere addirittura la stanza dove il macellaio capo, un omone grande e grosso di nome Aldo, con maestria e abilità tagliava a pezzi maiali appesi ai ganci, usando coltelli che ai miei occhi sembravano spadacce da pirata.
Per la strada di ritorno, trotterellavo intorno a mia nonna e finalmente ci fermavamo all’ultima sosta. Quella da Carlino e Bianca, i fruttivendoli. Mele, pere, banane. L’insalata no. Quella era nell’orto come dice la canzone di Maramao, insieme a zucchine, pomodori, cavoli  e cardi a seconda della stagione. Delizie che mi divertivo a cogliere insieme a lei e di cui ancora sento il profumo genuino e verace. Mia nonna comprava solo quello che le serviva e le buste di plastica della spesa, non ancora vietate, le usava più volte. Il suo frigorifero e la sua dispensa erano sempre semi vuoti ma a pranzo e a cena non mancava mai da mangiare: primo, secondo, contorno, frutta. La mia merenda la preparava lei, con le sue mani ruvide. Pane e marmellata, pane e pomodoro, un frutto. Niente merendine preconfezionate.
A quei tempi non si effettuava ancora la raccolta differenziata ma in casa di mia nonna c’erano pochissimi rifiuti. I vasetti di vetro venivano riutilizzati per le conserve di pomodoro e non si sprecava cibo. I tovaglioli erano di stoffa, l’acqua era quella del rubinetto, servita in una caraffa di vetro senza manico. E quando a sorpresa compariva sul tavolo l’idrolitina bevevo acqua a più non posso e diventavo effervescente nell’anima e nell’intestino. Con mia nonna ero felice in quella casa povera di mobili e di oggetti. Dove le luci venivano accese solo quando servivano, il riscaldamento azionato con moderazione e i rubinetti aperti con parsimonia. Una casa dove gli elettrodomestici che non funzionavano venivano riparati. Mia nonna non mi portava ai centri commerciali ma ai giardinetti o a fare passeggiate sulle strade di campagna o all’orto dove ho imparato a distinguere un pomodoro cuore di bue da un sammarsano e dove ho visto come sono i polli prima di essere trasformati in cordon bleau.

Inconsapevolmente ho fatto miei quei comportamenti di mia nonna. Comportamenti che oggi cerco di recuperare e di insegnare ai miei marmocchi. Per far riprendere fiato al nostro pianeta basterebbe infatti che quelli della mia generazione, vicini agli ‘anta, si ricordassero del modo in cui i nostri nonni ci hanno allevato. Semplicità dei consumi, rispetto delle risorse energetiche, della natura e degli animali perché è da questi che dipende la nostra sopravvivenza. Io ho iniziato e vado a far spesa a piedi, come mia nonna, con il carrellino e se il cibo avanza, lo metto in frigo per il pasto successivo. A mia nonna voglio veramente bene.

Se non conoscete In Mino Veritas dovete conoscerlo. Seguitelo su Twitter  @tragi_com78 oppure nel suo blog www.inminoveritas.com . Mino è una bomba di comicità, sagacia, intelligenza e amore per l'ambiente ... Un tempo ci si lamentava del brusco passaggio dall’inverno all’estate. Oggi non più. A giudicare dall’ultimo anno meteorologico, non esistono più CHE mezze stagioni. Cambiano i tempi, cambiano anche i detti. E se i detti cambiano, i tetti, quelli con le tegole, scottano sempre di più. Persino le gatte non riescono più a starci. Ci siamo dimenticati il riscaldamento globale acceso? Così pare. No, così PALE. L’energia del vento le fa girare e se le pale eoliche girano, gira anche l’economia, oltre all’ecologia. Ottima alternativa! O no? Ad alcuni tutto questo giramento di pale proprio non va giù. E a chi? Agli ambientalisti! Come? Possibile? Certo: in tema di impatto ambientale, infatti, le pale non sono indolori, soprattutto se le metti in cima ad una montagna o nel bel mezzo di un paesaggio rurale incontaminato. Un impianto eolico produce energia pulita che protegge l’ambiente. Ma per produrne a sufficienza ci vogliono tante pale, altrimenti installarle non conviene a nessuno.  Tante pale, però, rovinano l’ambiente, proprio quello che l’energia eolica dovrebbe salvaguardare. In sintesi, economia ed ecologia non riescono ad andare ancora a braccetto. Le ragioni? Boh, forse perché la eco di economia è troppo forte e copre la eco di ecologia. In più ha alleati forti: anche la politica è avversaria delle tematiche ambientali. Il tema delle energie rinnovabili fa molta presa in campagna, ma se la campagna è elettorale la presa diventa subito una spina. L’energia si rinnoverà pure, ma per i politici i pannelli non sono voto-voltaici: non producono consensi, al massimo seccature. E se la campagna del grano portò molti consensi a Mussolini, qualsiasi politico eviterà come la peste una campagna elettorale in cui spuntano grane. Esistono interessi più grandi da proteggere, questa sembra essere la fissazione dei governanti o aspiranti tali, e, si sa, chiodo scaccia Kyoto. Eppure la riduzione delle emissioni di CO2 sembra inevitabile, altrimenti per la civiltà umana sarà subito serra. Ma i governi dei paesi più industrializzati non ne vogliono sapere, soprattutto a Nuova Delhi c’è qualcuno che fa l’indiano. Il pomo della discordia è sempre il petrolio: a causa sua non si finisce mai di gettare benzina sul fuoco. Ma il petrolio serve a coprire le distanze e senza di lui la globalizzazione non esisterebbe. Un momento: la globalizzazione? Quella che provoca guerre in Medioriente? Quella della diffusione planetaria di prodotti alimentari omologati e geneticamente modificati?Quella del pensiero occidentale imposto unilateralmente? Se globalizzazione fa rima con omologazione siamo sicuri che sia il bene da tutelare in maniera acritica? La risposta a questi interrogativi appare lontana. Oppure no, è vicina, magari a km zero. Chissà, di fronte all’assalto della grande distribuzione e della nuova frontiera del business de localizzato, l’antidoto potrebbe essere quella di rifugiarsi nel proprio orticello e fare di necessità verdure. Benvenuti nell’era vegetalizzata.

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Twitter è un bel social network e lo penso davvero. Ancora di più da quando mi ha permesso di conoscere persone come @Alechinellato. Giornalista romana del segno della bilancia che vede nelle APP uno strumento utile per sensibilizzare gli adulti di domani, a partire dalle scuole. Ecco a voi un suo post scritto gentilmente per Green Mind. L'ecologia a due punto zero passa solo attraverso l'insegnamento nelle scuole. Basterebbe un'ora a settimana già dalle classi medie inferiori per iniziare gli studenti e sensibilizzarli sugli argomenti di maggiore interesse. L'apprendimento potrebbe passare attraverso l'utilizzo e lo sviluppo di app ad hoc che potrebbero rendere maggiormente fruibili i temi di maggiore attualità ecologica. Se il limite tra la realtà e il gioco è molto labile nel cloud, può però aiutare a installare negli uomini di domani una sensibilità forse poco presente nei genitori. Un' applicazione che potrebbe essere interessante dovrebbe essere quella che aiuta a capire quali oggetti si possono riciclare. Dove andarli a disporre nei contenitori. Economicamente e socialmente il tetrapack è il materiale più tecnologico e utile al mondo. Ma ecologicamente parlando è un incubo di riciclaggio. Dato che tutti gli strati sono incollati: andare a smaltire le varie parti delle confezioni tetrapack è un'impresa. Agli sviluppatori l'ardua sentenza.

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Fritjof CAPRA, fisico ed ecologo italo–austriaco, famoso per il libro “Il Tao della fisica”, riceverà il Premio Internazionale di Ecologia Umana, “Le terre e il cielo dell’Abbazia di Spineto” in omaggio al suo impegno come divulgatore scientifico dell'opera di Leonardo da Vinci, da lui stesso definito "Il primo geniale pensatore sistemico dell’età moderna". Il Premio gli sarà consegnato sabato 19 ottobre a Sarteano (Siena) presso il Teatro degli Arrischianti. Autore di libri di grande impatto culturale ("Il Tao della fisica", “Il punto di svolta”, ”La rete della vita” e “La scienza della vita”) Fritjof CAPRA contesta la tesi riduzionistica secondo cui umanesimo e scienza non possono essere collegate e propone invece un sistema di conoscenza unitiva della realtà, a vantaggio di una crescita economica sostenibile e qualitativa nel rispetto della Terra. La ricerca ecologica ha portato Fritjof CAPRA ad approfondire lo studio su Leonardo Da Vinci, non solo come artista e ingegnere, ma anche come botanico dedicandogli il libro "La Botanica di Leonardo",  pubblicato a cura di Aboca for Ecology. "Con Fritjof CAPRA - dice Massimo Mercati, Direttore Generale di Aboca - scienza e filosofia s'incontrano per fondare una nuova visione dello sviluppo e del progresso in cui l’ecologicamente sostenibile non è fine a se stesso, ma è l’unica possibilità per tornare a crescere in modo economicamente valido e socialmente equo". In occasione del Premio, Fritjof CAPRA terrà una lezione su “Il genio di Leonardo” nella quale spiegherà come il grande personaggio toscano sia da considerare un precursore del pensiero moderno, dove scienza ed ecologia s'incontrano per dare vita a uno sviluppo basato su sostenibilità  e qualità.

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