DONNA
Prendersi cura di sè. Con uno sguardo per l’ambiente.
Scritto il 2013-10-26
da davidemercati
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Fonte: empoweringpeople.files.wordpress.com

Green Mind ospita un nuovo post di Cristina Coppi.

Petrolati, parabeni, siliconi, tensioattivi. Prodotti chimici che ogni giorno mettiamo sulla nostra pelle. Sono ingredienti presenti nelle creme, nei bagnoschiuma, negli shampoo. Secondo alcune ricerche riportate sul “Daily Mail” sono circa 515 le sostanze chimiche che mettiamo ogni giorno sulla pelle. Quelle che ho elencato sopra servono per esempio per produrre schiuma, rendere le creme più stabili sulla pelle (le donne conoscono bene l’effetto “lucido” che possono creare le creme idratanti) etc. etc. Attenzione: non è una questione di prezzo o di marca, ma solo di migliore resa del prodotto. Cioè a dire che non è detto che una marca più famosa o più cara garantisca la non presenza di ingredienti di parabeni, siliconi e quant’altro.

Senza voler creare allarmismi queste sostanze non sono esattamente il miglior trattamento che possiamo riservare a noi e all’ambiente. Ad esempio, secondo Skineco http://www.skineco.org/, associazione internazionale di Ecodermatologia, i siliconi, utilizzati al posto degli emollienti vegetali, sono presenti in moltissimi prodotti per l’igiene e la cura di sè ma sono tollerabili in una concentrazione massimo del 2%, una presenza maggiore invece reca danno. Perché? Perché il silicone rende stabile una crema idratante e produce immediatamente un effetto seta, purtroppo però allo stesso tempo il silicone porta via acqua dalla pelle con l’effetto di aumentare la disidratazione della stessa, quindi applichiamo una crema convinti di fare una cosa per nutrire la nostra pelle e invece stiamo producendo l’effetto opposto.

E allora come fare? Come prendersi cura di sé e allo stesso tempo non usare prodotti chimici dannosi per noi e l’ambiente? Prima di tutto informandoci e leggendo le etichette. Non vuol dire che sia necessario essere specializzati in chimica o in farmacia, basta documentarsi attraverso la rete. Esistono infatti moltissimi siti che permettono di verificare l’INCI (ossia la composizione) dei prodotti che usiamo. La prima cosa da sapere quando si legge un INCI è che gli ingredienti sono indicati in ordine decrescente, ossia dall’ingrediente principale si scende ad ingredienti con concentrazione via via inferiore nel prodotto. Quando per esempio trovate sui bagnoschiuma o sugli shampoo come primo o secondo ingrediente il laurilsolfato di sodio ricordate che quel prodotto contiene una concentrazione molto elevata di tensioattivo ossia ciò che fa fare la schiuma. Questo agente chimico purtroppo favorisce la rimozione del sebo presente sulla nostra pelle e la rende più secca e disidratata.

Altro esempio: i petrolati (come la paraffina) invece sono derivati dal petrolio e sono presenti in moltissime creme e balsami. E recentemente anche le direttive europee li hanno inseriti tra i cancerogeni di classe II. Mano a mano che si impara a leggere l’etichetta diventa automatico riconoscere gli ingredienti di origine chimica e quelli di origine naturale. All’inizio può essere utile usare le app per smartphone (ad esempio il Biodizionario) che aiutano subito a capire che tipo di prodotto abbiamo davanti. Possiamo poi scegliere prodotti che abbiano un INCI “verde” o quanto meno il “più verde” possibile: esistono moltissime aziende che realizzano creme, e altri prodotti per la cura di sé di origine naturale e/o biologica, alcune – le più famose – si trovano in farmacia/erboristeria o nei negozi che vendono alimenti e prodotti naturali, altre invece sono presenti solo in rete e spediscono i prodotti a casa.

Infine una divertente alternativa è preparare da soli, a casa, i prodotti necessari per l’igiene e la cura di sè. Su internet e sui social network si possono trovare tantissimi blog, profili, pagine, gruppi e canali dedicati all’argomento e che forniscono ricette sulla preparazione di creme e altri prodotti di bellezza. Personalmente non ho ancora provato ma appena avrò un momento libero proverò a preparare una crema idratante o uno scrub. 

Vi terrò aggiornati sui risultati: stay tuned! 

C’è un albero in Africa, nel sud ovest del Marocco, prezioso per il mantenimento della biodiversità della zona, e allo stesso tempo prezioso per i suoi semi dalla cui spremitura si ricava uno degli olii più pregiati per la cura della pelle e dei capelli. Si tratta dell’olio di argan, che deriva dalla spremitura dei semi della pianta Argania spinosa. Alla fine degli anni 90 l’area del Marocco in cui questa pianta cresce è stata definita dall’UNESCO Riserva della biosfera. Da allora nella zona le cooperative che ci lavorano si occupano della raccolta dei frutti degli alberi assicurandone però la riforestazione. Ricco di Vitamina E, Vitamina A, Vitamina F, Acidi grassi essenziali, acido linoleico, Omega 3 e Omega 6, l’olio di argan è un vero toccasana per la pelle, per le unghie e per i capelli. E’ un ottimo idratante e protegge la pelle dai segni del tempo, aiuta la rigenerazione cellulare (è quindi un rimedio contro le scottature e le rughe) e ha proprietà anti fungine. Inoltre protegge la pelle da tutti quei fattori che la danneggiano come il sole, il fumo, l’inquinamento. Se usato sui capelli ne aumenta la morbidezza e li rafforza anche dopo l’esposizione al sole o alla salsedine. Anche per le unghie è un ottimo rinforzante. Io lo uso sotto la doccia dopo la piscina sia sui capelli che sul corpo e devo dire che è un vero piacere.

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Sono rientrata da poco dal mare e, a parte la voglia di ripartire (perché io vivrei in riva al mare se potessi), sono alle prese con il problema che ha chiunque di noi al rientro: la pelle screpolata e i capelli sfibrati. Si sa, il sole e la salsedine contribuiscono a seccare la pelle e i capelli. In questo periodo sto usando l’olio di cocco, ma un altro prodotto che amo usare è il burro di karitè perché è molto idrante e, cosa fondamentale, non unge! Il burro di karitè si estrae dal nocciolo di una pianta che cresce nell’Africa sub-sahariana, la Vitellaria paradox, appartenente alla specie della Sapotacee di cui fa parte anche l’argania da cui si estrae l’olio di argan. La Vitellaria viene chiamata anche “albero della giovinezza”. Forse perché il burro di karitè è noto per le sue proprietà rigeneranti, emollienti, elasticizzanti, antiossidanti, lenitive e cicatrizzanti. In Africa viene usato come condimento alimentare oltre che come prodotto cosmetico. Qui in Europa viene utilizzato nell'industria cioccolatiera e nella cosmesi come base per creme emollienti, idratanti, anti-rughe, e per creme che contrastano ustioni, dermatiti, irritazioni, screpolature etc. Può essere utilizzato anche per proteggersi dal sole (attenzione non è un solare, non ha filtri UVA e UVB, previene solo la disidratazione della pelle esposta al sole e ad altri agenti atmosferici), dal vento e dal freddo. Il burro di karitè può essere usato anche sui capelli, come impacco prima dello shampoo, o dopo lo shampoo sui capelli umidi. E’ un ottimo idratante anche per le mani e le unghie. Chi ha bambini piccoli può utilizzarlo per prevenire gli arrossamenti dovuti all’uso dei pannolini e le donne che stanno allattando possono usarlo per prevenire le ragadi. Infine possono utilizzarlo anche gli uomini come pre o dopo barba. Insomma il burro di karitè è sicuramente un toccasana per la pelle e per i capelli, dopo il sole o durante l’inverno. C’è una sola cosa a cui fare attenzione quando lo si acquista: a causa dell’uso intensivo in cosmesi e nell’alimentazione, lo IUCN (l’organizzazione internazionale per la salvaguardia della Natura) lo ha inserito nella red list, ossia la lista delle specie a rischio estinzione, e anche Slow Food denuncia gli stessi rischi, cerchiamo dunque di comprare prodotti che abbiano certificazioni transfair, slow food o simili che attestino il corretto uso delle risorse. In questo modo prendersi cura di sé significa anche prendersi cura dell’ambiente.  

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Quest’anno il cambio di stagioni degli armadi l’ho fatto decisamente in ritardo, ossia poche settimane fa. Un po’ perché non è stato caldissimo, un po’ perché sono stata fuori casa per lavoro e infine perché - sì, lo ammetto – non sono pigra ma mettere in ordine mi annoia. Mi direte, vabbè problema tuo. Sì, avete ragione, ma fare il cambio stagioni mi ha fatto venire in mente la lavanda. Da qualche anno evito di mettere prodotti come anti tarme chimici, canfora (di sintesi, non quella naturale) e naftalina negli armadi. E mi sono posta il problema di cosa usare per proteggere gli abiti dalle tarme e per dare loro anche un po’ di profumo, visto che rimangono chiusi per mesi. La lavanda mi è sembrata un’ottima soluzione, perché mi piace il suo profumo e perché con l’olio essenziale di lavanda si possono fare anche altre cose, dunque si ottimizza l’acquisto. La lavanda è usata per scopi medici dalla notte dei tempi, viene citata da Plinio il Vecchio e da Dioscoride (parliamo di circa di 2000 anni fa). Veniva usata non solo in medicina ma anche per la preparazione di amuleti o nei rituali esoterici. A parte gli usi nell’antichità, oggi può essere utilizzata come antitarme, ma non solo. La lavanda è nota per le sue proprietà calmanti e favorisce il rilassamento, basta aggiungere poche gocce di olio essenziale nella vasca da bagno oppure sul cuscino per avere un momento di relax garantito. Per le sue proprietà decongestionanti può essere utilizzata anche per fare i suffumigi in caso di raffreddore. Anche in questo caso basta aggiungere poche gocce di olio essenziale all’acqua bollente. Io la uso anche per profumare i capelli in aggiunta all’olio di lino dopo lo shampoo. Se avete uno spazio esterno, le piante di lavanda sono non solo belle, soprattutto per il particolarissimo colore, ma anche profumate. Insomma, la lavanda va bene dappertutto: sul balcone, sul cuscino, nella vasca e, ovviamente, negli armadi. Così il cambio stagioni resta noioso, ma almeno diventa profumato. NB: gli oli essenziali non sono acqua fresca, vanno maneggiati con attenzione e soprattutto non bisogna mai esagerare nelle quantità.

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