DONNA
Che verdura che fa – Una mela al giorno…
Scritto il 2014-01-31
da Cristina Coppi
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Eco Ricette

"Una mela al giorno toglie il medico di torno". Credo che tutti siamo cresciuti sentendoci dire questa frase dai nonni o dai genitori. E avevano ragione a dircela.
Originario dell’Asia Centrale, secondo gli storici la coltivazione del melo risale all'età della pietra, ad oggi sono più di mille le varietà di mele presenti in tutto il mondo.
Nel nostro paese le mele si possono trovare praticamente sempre: da gennaio ad aprile e da fine agosto a dicembre.
La mela è ricca di vitamine e di pectina, un polisaccaride che aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo e l’appetito, e a regolarizzare la funzionalità intestinale. Il che la rende indicata anche quando siamo a dieta e può essere consumata anche in caso di diabete.
Naturalmente ogni varietà di mela (fuji, stark, annurca, rossa, gialla, verde solo per citarne alcune) ha proprietà diverse: ad esempio, la varietà rossa contiene piruvato, sostanza che aiuta a sciogliere i grassi, la varietà verde è invece ricca di vitamina C e di antiossidanti.
Personalmente ne consumo tantissime da sole o centrifugate con altra frutta, oppure con le carote o con la menta e un po’ di zenzero.

Lo scorso mese di ottobre poi in Trentino ho avuto modo di mangiare il risotto alle mele, davvero squisito!
Ecco la ricetta:
Ingredienti (per 4 persone)
4 tazzine da caffè di riso (io uso il basmati)
1 quarto di cipolla
Burro oppure olio extravergine di oliva
1 mela
Brodo vegetale (1,5l)
1 bicchiere di Müller-Thurgau
Parmigiano Reggiano
Pepe nero

Far imbiondire la cipolla nell’olio o nel burro caldo. Una volta che la cipolla sarà appassita, versare il riso e farlo saltare per un paio di minuti in padella. Aggiungere la mela sbucciata e tagliata a pezzettini piccoli, versare il vino bianco e lasciarlo sfumare. Una volta che il vino sarà sfumato, aggiungere il brodo vegetale, un po’ alla volta, fino a quando il riso non sarà cotto. A fine cottura aggiungere il Parmigiano Reggiano e, per chi lo vuole, una spruzzata di pepe nero. Il risotto è pronto per essere servito.
PS: esiste una variante con lo speck, il procedimento è lo stesso, basta aggiungere lo speck prima di aggiungere le mele.

Alimentazione sana è sinonimo di prodotti naturali: da questo connubio perfetto nasce la certezza di benessere e salute ottima. Bastano poche e semplici regole da seguire giorno dopo giorno per mantenere l'organismo in forma e, come spesso accade, è proprio dalla natura che arriva l'aiuto più grande. Prodotti lavorati e molto elaborati, trattati con sostanze in grado di intaccare l'equilibrio del sistema gastrointestinale o semplicemente troppo pesanti possono danneggiare a lungo andare la salute del corpo: diventa dunque di fondamentale importanza imparare a scegliere alimenti naturali, ecocompatibili e provenienti da colture che vivono in armonia con l'ecosistema circostante per una maggiore tutela dell'ambiente, rispettando la natura stessa e le generazioni future che ne coglieranno i frutti. Cibi di stagione, freschi e biologici significano soprattutto assenza di conservanti, eccipienti e aromi artificiali, creati attraverso lavorazioni chimiche che a lungo andare intaccano l'organismo e la natura: ecco dunque l'importanza di fare affidamento su marchi che hanno fatto dell'ecosostenibilità un vero e proprio marchio di fabbrica. Aboca è tra le aziende che ha fatto dei suoi pilastri proprio l'unione del benessere fisico con quello dell'ambiente circostante, ricordando come solo in un ambiente sano è possibile salvaguardare la salute. Prodotti 100% naturali, in grado di coniugare naturalità e ricerca scientifica più evoluta, diventano dunque la chiave di volta per mantenersi in forma e vivere bene. Combinando agricoltura e produzione farmaceutica per i propri prodotti a base di complessi molecolari vegetali, Aboca mette a disposizione del benessere i risultati delle ricerche scientifiche più all'avanguardia; coltivando oltre 1000 ettari di terreno tra le verdissime Toscana e Umbria, l'azienda sfrutta un regime di agricoltura biologica secondo il vigente Regolamento Europeo. Garantendo il rispetto dell'ambiente, il marchio italiano primo nel settore tutela l'ambiente e promuove un sano e corretto stile di vita, a partire proprio da un'alimentazione naturale integrata con prodotti che mantengono nel tempo il proprio benessere. Sponsored by Aboca

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Arrivano in Europa durante il Medio Evo, pare siano stati introdotti dagli Arabi che li definivano “i prìncipi degli ortaggi” per le proprietà nutrizionali. Da sempre si associano al concetto di forza perché sono l’alimento preferito di Braccio di Ferro: eh si, sto parlando degli spinaci. In realtà, con buona pace di noi non amanti della carne (non sono vegetariana, ma il mio consumo di carne è pressoché infinitesimale), non è affatto vero che gli spinaci forniscono la stessa quantità di ferro della carne. E’ una leggenda quasi incredibile che nasce da un errore di stampa. Nel 1890, infatti, dei nutrizionisti americani comunicarono per la prima volta il contenuto di ferro degli spinaci. Peccato che per una virgola nel posto sbagliato il contenuto risultò dieci volte superiore rispetto a quello reale. Un errore di cui non si accorse nessuno per decenni, e intanto la leggenda era cresciuta. Insomma, hanno imbrogliato Braccio di Ferro, perché per avere il ferro di 100 grammi di carne ce ne vogliono 1.000 di spinaci. E allora per sostituire la carne dovremmo guardare altrove, per esempio dalle parti dei legumi. Ma tornando agli spinaci, è vero che contengono meno ferro di quanto la tradizione popolare ci dica, ma è vero anche che, al di là del ferro, sono un’ottima fonte di vitamine C, A e B. Inoltre contengono carotenoidi, che aiutano ad eliminare i radicali liberi, acido folico per rafforzare le difese immunitarie e luteina, una sostanza che protegge la retina e più in generale l’occhio. Recentemente è stato scoperto che la presenza di nitrati aiuta a rafforzare i muscoli e a tenere sotto controllo il diabete. Gli spinaci hanno però una controindicazione: contengono ossalati che sono dannosi per chi soffre di calcolosi renale e per chi soffre di osteoporosi. Sono presenti per quasi tutto l’anno sulle nostre tavole, li troviamo più o meno da ottobre a maggio. Gli spinaci possono essere mangiati crudi e cotti, come contorno o come ingrediente per torte rustiche o per risotti. Le loro proprietà nutrizionali però diminuiscono con la cottura, per cui sarebbe meglio mangiarli in insalata o al limite lessati in poca acqua. In questo periodo io li mangio tantissimo in insalata a cui aggiungo mela, avocado, noci o fichi secchi, gomasio (un mix di semi di sesamo e sale marino), semi tostati (zucca, lino e girasole), olio extravergine di oliva e aceto balsamico. Senza trasformarmi di Braccio di Ferro.

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Il loro aspetto ricorda lo zenzero e la curcuma. Il nome scientifico e quello di uso comune sono abbastanza complicati: Elianto tuberoso o topinambur. Molti li chiamano carciofi di Gerusalemme. Li conoscete? Io li mangio da un paio d’anni e sinceramente mi piacciono tantissimo. Mi ricordo che me ne parlava spesso la ragazza con cui dividevo l’appartamento quando vivevo a Modena ma all’epoca (una donna non parla mai di date precise, ci avete fatto caso?) il mio rapporto con la cucina era pessimo e il microonde invece il mio migliore amico. Con il passare degli anni ho cambiato alimentazione e soprattutto ho imparato a cucinare. Vabbè digressione a parte, torno al topinambur. Il topinambur è un tubero e appartiene alla famiglia delle Asteracee di cui fanno parte anche i carciofi e la scarola. Originario del Nord America, in Italia è diffuso praticamente ovunque e sembra sia considerato particolarmente infestante. Lo troviamo nei mesi invernali, più o meno da dicembre a marzo. Da un punto di vista nutrizionale, il topinambur, come tutte le verdure, è importantissimo per le diete per il suo basso apporto calorico ed è ricco di inulina (sostanza presente anche nella cicoria), il che lo rende adatto anche all'alimentazione delle persone che soffrono di diabete. Contiene anche vitamine A e B e sali minerali come fosforo e potassio. Il topinambur si può cucinare o mangiare crudo, la sua buccia è facilmente digeribile per cui dopo averli sciacquati è possibile mangiarli o cucinarli senza perdere tempo a sbucciarli. Io devo dire che un po’ li pulisco e poi li metto a cuocere in acqua bollente con del limone (per evitare che si anneriscano. Lo faccio anche con i carciofi). Di solito dopo averli bolliti li ripasso in padella con un po’ di pepe e olio. Ecco di seguito la ricetta: Topinambur (500gr) 1 limone 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva Pepe q.b. Sale q.b. Lavare i topinambur sotto l’acqua corrente, sciacquarli con un po’ di succo di limone. Dopo averli bolliti per una ventina di minuti in acqua e limone, tagliarli a cubetti. Nel frattempo far scaldare olio, sale e pepe in una padella, quando l’olio sarà caldo versare i topinambur e lasciar cuocere per una decina di minuti fino a che non saranno dorati.

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