DONNA
Che verdura che fa - L’arte di “aranciarsi”
Scritto il 2014-03-13
da Cristina Coppi
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Eco Ricette

E’ l’agrume più consumato al mondo. E l’Italia è il quinto produttore mondiale. Secondo un detto popolare al mattino è d’oro. Si, la frutta di questa settimana è l’arancia.
Originaria della Cina pare che l’arancia sia arrivata in Europa solo nel 1300, anche se troviamo cenni su questo frutto nei testi romani del I secolo dopo Cristo. Probabilmente è arrivata via terra lungo la via della seta, ma la sua coltivazione si limitava al solo territorio siciliano. Fu grazie ai marinai portoghesi che l’arancia arrivò e si diffuse in Europa nel XIV secolo.

Possiamo trovare le arance in tutto il periodo invernale e in primavera inoltrata, più o meno da novembre ad aprile.
Fonte di vitamina C, le arance hanno poche calorie e sono quindi indicate anche nelle diete. Le arance, come le mele, sono di diverse varietà, ma possiamo dividerle in due macro gruppi: le arance bionde e le arance rosse. Inoltre si differenziano per l’uso, ossia l’arancia da spremuta e quella da tavola (cioè a dire quella da mangiare).
Oltre la vitamina C, le arance – quelle rosse in particolare - contengono anche calcio, fosforo, potassio, ferro e selenio.
Oltre alla spremuta o alla centrifuga, le arance possono essere aggiunte alle insalate e hanno un effetto diuretico.

Personalmente la uso molto nelle centrifughe, ma in assoluto la preferisco in insalata, facile e veloce da preparare ed è davvero sfiziosa!
Ecco ricetta ed ingredienti per quattro persone:
4 arance
Olive nere (4-5 a testa)
Olio
Sale
Pepe
Semi di finocchio

Sbucciare le arance, tagliarle a fettine sottili. Versate in una ciotola le arance tagliate, le olive. In una terrina unire sale, olio, pepe e semi di finocchio. Mescolare il condimento con una forchetta e poi versare il tutto sulle arance e le olive. Lasciar riposare per una decina di minuti e poi servire.

Arrivano in Europa durante il Medio Evo, pare siano stati introdotti dagli Arabi che li definivano “i prìncipi degli ortaggi” per le proprietà nutrizionali. Da sempre si associano al concetto di forza perché sono l’alimento preferito di Braccio di Ferro: eh si, sto parlando degli spinaci. In realtà, con buona pace di noi non amanti della carne (non sono vegetariana, ma il mio consumo di carne è pressoché infinitesimale), non è affatto vero che gli spinaci forniscono la stessa quantità di ferro della carne. E’ una leggenda quasi incredibile che nasce da un errore di stampa. Nel 1890, infatti, dei nutrizionisti americani comunicarono per la prima volta il contenuto di ferro degli spinaci. Peccato che per una virgola nel posto sbagliato il contenuto risultò dieci volte superiore rispetto a quello reale. Un errore di cui non si accorse nessuno per decenni, e intanto la leggenda era cresciuta. Insomma, hanno imbrogliato Braccio di Ferro, perché per avere il ferro di 100 grammi di carne ce ne vogliono 1.000 di spinaci. E allora per sostituire la carne dovremmo guardare altrove, per esempio dalle parti dei legumi. Ma tornando agli spinaci, è vero che contengono meno ferro di quanto la tradizione popolare ci dica, ma è vero anche che, al di là del ferro, sono un’ottima fonte di vitamine C, A e B. Inoltre contengono carotenoidi, che aiutano ad eliminare i radicali liberi, acido folico per rafforzare le difese immunitarie e luteina, una sostanza che protegge la retina e più in generale l’occhio. Recentemente è stato scoperto che la presenza di nitrati aiuta a rafforzare i muscoli e a tenere sotto controllo il diabete. Gli spinaci hanno però una controindicazione: contengono ossalati che sono dannosi per chi soffre di calcolosi renale e per chi soffre di osteoporosi. Sono presenti per quasi tutto l’anno sulle nostre tavole, li troviamo più o meno da ottobre a maggio. Gli spinaci possono essere mangiati crudi e cotti, come contorno o come ingrediente per torte rustiche o per risotti. Le loro proprietà nutrizionali però diminuiscono con la cottura, per cui sarebbe meglio mangiarli in insalata o al limite lessati in poca acqua. In questo periodo io li mangio tantissimo in insalata a cui aggiungo mela, avocado, noci o fichi secchi, gomasio (un mix di semi di sesamo e sale marino), semi tostati (zucca, lino e girasole), olio extravergine di oliva e aceto balsamico. Senza trasformarmi di Braccio di Ferro.

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Il loro aspetto ricorda lo zenzero e la curcuma. Il nome scientifico e quello di uso comune sono abbastanza complicati: Elianto tuberoso o topinambur. Molti li chiamano carciofi di Gerusalemme. Li conoscete? Io li mangio da un paio d’anni e sinceramente mi piacciono tantissimo. Mi ricordo che me ne parlava spesso la ragazza con cui dividevo l’appartamento quando vivevo a Modena ma all’epoca (una donna non parla mai di date precise, ci avete fatto caso?) il mio rapporto con la cucina era pessimo e il microonde invece il mio migliore amico. Con il passare degli anni ho cambiato alimentazione e soprattutto ho imparato a cucinare. Vabbè digressione a parte, torno al topinambur. Il topinambur è un tubero e appartiene alla famiglia delle Asteracee di cui fanno parte anche i carciofi e la scarola. Originario del Nord America, in Italia è diffuso praticamente ovunque e sembra sia considerato particolarmente infestante. Lo troviamo nei mesi invernali, più o meno da dicembre a marzo. Da un punto di vista nutrizionale, il topinambur, come tutte le verdure, è importantissimo per le diete per il suo basso apporto calorico ed è ricco di inulina (sostanza presente anche nella cicoria), il che lo rende adatto anche all'alimentazione delle persone che soffrono di diabete. Contiene anche vitamine A e B e sali minerali come fosforo e potassio. Il topinambur si può cucinare o mangiare crudo, la sua buccia è facilmente digeribile per cui dopo averli sciacquati è possibile mangiarli o cucinarli senza perdere tempo a sbucciarli. Io devo dire che un po’ li pulisco e poi li metto a cuocere in acqua bollente con del limone (per evitare che si anneriscano. Lo faccio anche con i carciofi). Di solito dopo averli bolliti li ripasso in padella con un po’ di pepe e olio. Ecco di seguito la ricetta: Topinambur (500gr) 1 limone 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva Pepe q.b. Sale q.b. Lavare i topinambur sotto l’acqua corrente, sciacquarli con un po’ di succo di limone. Dopo averli bolliti per una ventina di minuti in acqua e limone, tagliarli a cubetti. Nel frattempo far scaldare olio, sale e pepe in una padella, quando l’olio sarà caldo versare i topinambur e lasciar cuocere per una decina di minuti fino a che non saranno dorati.

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Gennaio: finite le feste cominciamo a pensare alle diete disintossicanti dopo i banchetti e in vista della bella stagione, che oramai vediamo sempre più vicina. Ad inizio anno ho approfittato di qualche giorno libero per prendermi una piccola vacanza. Sono andata in Costiera Amalfitana, dove ho potuto apprezzare una verdura che avevo dimenticato da tempo: la scarola. Perché vi dico questo? Perché la scarola è entrata a far parte della mia dieta depurativa dopo le feste. La scarola appartiene alla famiglia delle Asteraceae (di cui fanno parte ad esempio lattuga, radicchio, indivia, carciofo, topinambur) e possiamo trovarla nei mesi invernali, più o meno da dicembre a febbraio. Si mangia prevalentemente cruda, in insalata, ma si può mangiare anche cotta, lessata e ripassata in padella o usarla come farcitura per pizza, pane o arrosti. Per il suo basso contenuto calorico è largamente utilizzata nelle diete. Contiene infatti molta acqua, fibre - che aiutano le funzionalità intestinali - e potassio. Come dicevo è diventata la mia alleata per “ripulirmi” dopo gli stravizi delle feste. Mi piace in tutti modi ma ultimamente la lesso e la ripasso in padella con acciughe, capperi e olive nere. Ecco di seguito la ricetta 1 cespo di scarola 1 cucchiaino di capperi 1 manciata di olive nere 2 o 3 filetti d’acciuga Olio extravergine d’oliva (1 cucchiaio) Peperoncino q.b. Uno spicchio d’aglio (NB: per renderlo più digeribile spaccarlo a metà e togliere l’anima, ossia la parte verde al centro dello spicchio) Lavare il cespo di scarola eliminando le foglie più dure. Lessarla in poca acqua per circa una decina di minuti. Scolare la scarola e “strizzarla” per toglierle l’acqua in eccesso. Nel frattempo far scaldare l’olio con l’aglio e il peperoncino in una padella, una volta che l’aglio sarà dorato aggiungere i filetti di acciuga, i capperi e le olive, far soffriggere un po’ e poi aggiungere la scarola lessata, lasciar cuocere per altri dieci minuti e servire.  

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