DONNA
Che verdura che fa – Chi conosce la “mela non sana”?
Scritto il 2014-05-30
da Cristina Coppi
su
Eco Ricette

Fonte: www.it.wikipedia.org

Eh sì, non sono stata di parola, una verdura a settimana… invece è un po’ che non lo faccio.  Vero. A mia discolpa c’è da dire che sono stata fuori casa per lavoro per molto tempo e di tempo per scrivere ne ho avuto davvero poco. Proviamo a recuperare con un paio di post.
Sta iniziando la bella stagione, quella in cui - per chi, come me, non può fare a meno di frutta e verdura- c’è solo che da sbizzarrirsi.

In questo post parliamo di una verdura originaria dell’India, importata in Europa dagli Arabi, e che ha un nome che non deriva dal greco o dal latino. Si chiama badingian e inizialmente in Italia viene chiamata petronciana. Con il tempo, per evitare fraintendimenti, la prima parte del nome muta in mela. Ancora non ci siamo vero? La verdura di questa settimana è la melanzana. Il nome vuol dire mela non sana. Perché? Perché è un ortaggio non commestibile crudo. Piccola curiosità: il nome della melanzana in francese e in catalano deriva proprio dalla lingua araba al-badingian (forma con l’articolo): diventa alberginia in catalano e aubergine in francese.
L’Italia è tra i primi produttori in Europa insieme a Spagna e Romania. I maggior produttori mondiali di melanzane sono invece Cina, Iraq e Iran. In Italia troviamo le melanzane durante tutto il periodo estivo, da giugno a settembre.
Ma quali sono le proprietà delle melanzane? Innanzi tutto le melanzane appartengono alla famiglia delle Solanacee. Si tratta di una pianta erbacea,che viene coltivata per i frutti, ossia bacche dalla buccia violacea o bianca e polpa biancastra e spugnosa, con un sapore amarognolo e un po’ piccante.
Esistono varie qualità di melanzane, ma quelle tonde e ovali sono di gran lunga le più conosciute e le più consumate. La violetta (napoletana, palermitana, nana) è nota per la sua forma allungata e per il sapore un po’ piccante. Quelle tonde sono invece note per un minore quantitativo di semi all'interno della polpa.
Leggende popolari dicono che le melanzane siano responsabili di mal di testa e febbri, per quanto strano possa sembrare un fondo di verità c’è. Ed è dovuto alla presenza di una sostanza nelle melanzane crude – la solanina- che se assunta in dosi eccessive può creare spiacevoli effetti collaterali.

OK, mi direte, allora che ne parli a fare? Perché prima di tutto è una delle mie passioni estive in ambito di verdure, e perché poi se cotta, la melanzana è un ottimo alimento. E’ molto usata nelle diete perché ha poche calorie (18Kcal per 100 grammi) è ricca di acqua, carboidrati e fibre. Seguono in quantità ridotte proteine e grassi. E’ un valido aiuto se soffrite di pressione bassa: è infatti ricca di potassio. E per il suo sapore amarognolo viene associata al carciofo, infatti pare stimoli l’attività del fegato e aiuti a ridurre il colesterolo. Per la presenza di fibre si dice abbia proprietà lassative e sia utile anche in caso di anemia e di gotta.
Come dicevo, le melanzane sono una verdura che mangio molto volentieri e in tutti i modi.
Un modo abbastanza veloce per gustarle, a parte grigliarle, è farle in forno.

Ecco di seguito ingredienti e ricetta per 4 persone:
4 melanzane di medie dimensioni
Sale q.b.
Olio q.b.
Pepe q.b.
Menta
Basilico
Aglio 2 spicchi

Lavare le melanzane e tagliarle a cubetti. Lasciarle sotto sale per un’ora (di solito dopo averle tagliate le metto in uno scolapasta, aggiungo il sale grosso e le copro con un peso – una pentola piena d’acqua ad esempio - ) in questo modo si elimina il sapore amarognolo.
Dopo averle fatte “spurgare”, le melanzane sono pronte per essere cotte. Versarle in una insalatiera per condirle con olio, sale (io non ne aggiungo visto che le ho lasciate sotto sale, ma dipende dai gusti), aglio, pepe, basilico e menta. Dopo averle mescolate, versarle in una teglia e metterle in forno, già caldo, per una mezz’ora. Possono essere consumate sia calde che fredde.
NB: Si può aggiungere alla ricetta sia del formaggio grattugiato che del pan grattato.

Arrivano in Europa durante il Medio Evo, pare siano stati introdotti dagli Arabi che li definivano “i prìncipi degli ortaggi” per le proprietà nutrizionali. Da sempre si associano al concetto di forza perché sono l’alimento preferito di Braccio di Ferro: eh si, sto parlando degli spinaci. In realtà, con buona pace di noi non amanti della carne (non sono vegetariana, ma il mio consumo di carne è pressoché infinitesimale), non è affatto vero che gli spinaci forniscono la stessa quantità di ferro della carne. E’ una leggenda quasi incredibile che nasce da un errore di stampa. Nel 1890, infatti, dei nutrizionisti americani comunicarono per la prima volta il contenuto di ferro degli spinaci. Peccato che per una virgola nel posto sbagliato il contenuto risultò dieci volte superiore rispetto a quello reale. Un errore di cui non si accorse nessuno per decenni, e intanto la leggenda era cresciuta. Insomma, hanno imbrogliato Braccio di Ferro, perché per avere il ferro di 100 grammi di carne ce ne vogliono 1.000 di spinaci. E allora per sostituire la carne dovremmo guardare altrove, per esempio dalle parti dei legumi. Ma tornando agli spinaci, è vero che contengono meno ferro di quanto la tradizione popolare ci dica, ma è vero anche che, al di là del ferro, sono un’ottima fonte di vitamine C, A e B. Inoltre contengono carotenoidi, che aiutano ad eliminare i radicali liberi, acido folico per rafforzare le difese immunitarie e luteina, una sostanza che protegge la retina e più in generale l’occhio. Recentemente è stato scoperto che la presenza di nitrati aiuta a rafforzare i muscoli e a tenere sotto controllo il diabete. Gli spinaci hanno però una controindicazione: contengono ossalati che sono dannosi per chi soffre di calcolosi renale e per chi soffre di osteoporosi. Sono presenti per quasi tutto l’anno sulle nostre tavole, li troviamo più o meno da ottobre a maggio. Gli spinaci possono essere mangiati crudi e cotti, come contorno o come ingrediente per torte rustiche o per risotti. Le loro proprietà nutrizionali però diminuiscono con la cottura, per cui sarebbe meglio mangiarli in insalata o al limite lessati in poca acqua. In questo periodo io li mangio tantissimo in insalata a cui aggiungo mela, avocado, noci o fichi secchi, gomasio (un mix di semi di sesamo e sale marino), semi tostati (zucca, lino e girasole), olio extravergine di oliva e aceto balsamico. Senza trasformarmi di Braccio di Ferro.

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Il loro aspetto ricorda lo zenzero e la curcuma. Il nome scientifico e quello di uso comune sono abbastanza complicati: Elianto tuberoso o topinambur. Molti li chiamano carciofi di Gerusalemme. Li conoscete? Io li mangio da un paio d’anni e sinceramente mi piacciono tantissimo. Mi ricordo che me ne parlava spesso la ragazza con cui dividevo l’appartamento quando vivevo a Modena ma all’epoca (una donna non parla mai di date precise, ci avete fatto caso?) il mio rapporto con la cucina era pessimo e il microonde invece il mio migliore amico. Con il passare degli anni ho cambiato alimentazione e soprattutto ho imparato a cucinare. Vabbè digressione a parte, torno al topinambur. Il topinambur è un tubero e appartiene alla famiglia delle Asteracee di cui fanno parte anche i carciofi e la scarola. Originario del Nord America, in Italia è diffuso praticamente ovunque e sembra sia considerato particolarmente infestante. Lo troviamo nei mesi invernali, più o meno da dicembre a marzo. Da un punto di vista nutrizionale, il topinambur, come tutte le verdure, è importantissimo per le diete per il suo basso apporto calorico ed è ricco di inulina (sostanza presente anche nella cicoria), il che lo rende adatto anche all'alimentazione delle persone che soffrono di diabete. Contiene anche vitamine A e B e sali minerali come fosforo e potassio. Il topinambur si può cucinare o mangiare crudo, la sua buccia è facilmente digeribile per cui dopo averli sciacquati è possibile mangiarli o cucinarli senza perdere tempo a sbucciarli. Io devo dire che un po’ li pulisco e poi li metto a cuocere in acqua bollente con del limone (per evitare che si anneriscano. Lo faccio anche con i carciofi). Di solito dopo averli bolliti li ripasso in padella con un po’ di pepe e olio. Ecco di seguito la ricetta: Topinambur (500gr) 1 limone 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva Pepe q.b. Sale q.b. Lavare i topinambur sotto l’acqua corrente, sciacquarli con un po’ di succo di limone. Dopo averli bolliti per una ventina di minuti in acqua e limone, tagliarli a cubetti. Nel frattempo far scaldare olio, sale e pepe in una padella, quando l’olio sarà caldo versare i topinambur e lasciar cuocere per una decina di minuti fino a che non saranno dorati.

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Gennaio: finite le feste cominciamo a pensare alle diete disintossicanti dopo i banchetti e in vista della bella stagione, che oramai vediamo sempre più vicina. Ad inizio anno ho approfittato di qualche giorno libero per prendermi una piccola vacanza. Sono andata in Costiera Amalfitana, dove ho potuto apprezzare una verdura che avevo dimenticato da tempo: la scarola. Perché vi dico questo? Perché la scarola è entrata a far parte della mia dieta depurativa dopo le feste. La scarola appartiene alla famiglia delle Asteraceae (di cui fanno parte ad esempio lattuga, radicchio, indivia, carciofo, topinambur) e possiamo trovarla nei mesi invernali, più o meno da dicembre a febbraio. Si mangia prevalentemente cruda, in insalata, ma si può mangiare anche cotta, lessata e ripassata in padella o usarla come farcitura per pizza, pane o arrosti. Per il suo basso contenuto calorico è largamente utilizzata nelle diete. Contiene infatti molta acqua, fibre - che aiutano le funzionalità intestinali - e potassio. Come dicevo è diventata la mia alleata per “ripulirmi” dopo gli stravizi delle feste. Mi piace in tutti modi ma ultimamente la lesso e la ripasso in padella con acciughe, capperi e olive nere. Ecco di seguito la ricetta 1 cespo di scarola 1 cucchiaino di capperi 1 manciata di olive nere 2 o 3 filetti d’acciuga Olio extravergine d’oliva (1 cucchiaio) Peperoncino q.b. Uno spicchio d’aglio (NB: per renderlo più digeribile spaccarlo a metà e togliere l’anima, ossia la parte verde al centro dello spicchio) Lavare il cespo di scarola eliminando le foglie più dure. Lessarla in poca acqua per circa una decina di minuti. Scolare la scarola e “strizzarla” per toglierle l’acqua in eccesso. Nel frattempo far scaldare l’olio con l’aglio e il peperoncino in una padella, una volta che l’aglio sarà dorato aggiungere i filetti di acciuga, i capperi e le olive, far soffriggere un po’ e poi aggiungere la scarola lessata, lasciar cuocere per altri dieci minuti e servire.  

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