DONNA
Che verdura che fa – Rosso Fragola
Scritto il 2014-05-30
da Cristina Coppi
su
Eco Ricette

Fonte: www.wikipedia.org

Rosse, di forma allungata o a cuore. No, non parlo di unghie (che in realtà possono avere la forma della mandorla, non del cuore), ma di fragole.
La fragole, insieme alle nespole, sono i primi frutti che ci avvisano dell’arrivo della bella stagione. Le troviamo, infatti, da aprile ad agosto.
I primi cenni sulle fragole risalgono a documenti del XVII secolo, e il frutto che attualmente consumiamo sulle nostre tavole pare sia un incrocio tra una qualità nord americana ed una cilena.
Le fragole appartengono alla famiglia delle fragrarie. Hanno poche calorie, contengono prevalentemente zuccheri semplici (fruttosio), acqua e fibre, un’elevata quantità di potassio, manganese, acido folico e vitamina C, che rende le fragole un frutto dalle proprietà antiossidanti. Le fragole hanno però un lato negativo che è quello di essere potenzialmente allergizzanti con reazioni che vanno dalla febbre alla dermatite.
A me, infatti, se consumate in grandi quantità creano orticaria, cerco di mangiarle solo una volta a settimana anche se, a dire il vero, mi piacciono molto.
Le fragole possono essere consumate e preparate in molti modi. Con zucchero e limone, con panna, usate nelle crostate o nelle torte a base di frutta, come variante del classico tiramisù o della bavarese. Una delle cose che amo di più è però il frullato di fragole.
Ecco di seguito ingredienti e ricetta per una persona. Io uso il latte di mandorla ma può essere usato un qualsiasi latte vegetale o il latte vaccino, se usate questi ultimi e non il latte di mandorla – che è dolce di suo – consiglio di aggiungere eventualmente un po’ di zucchero di canna (a seconda dei gusti).

Fragole (un cestino)
Latte di mandorla (un bicchiere)

Lavare le fragole, togliere il “picciolo” e tagliarle a pezzettini. Metterle nel frullatore insieme al latte di mandorla e accendere il frullatore, lasciarlo andare fino a che non si ottiene un liquido “schiumoso”. Servire. NB: se usate il latte vegetale, e vi piace, potete aggiungere anche un pezzetto di scorza di limone.

Arrivano in Europa durante il Medio Evo, pare siano stati introdotti dagli Arabi che li definivano “i prìncipi degli ortaggi” per le proprietà nutrizionali. Da sempre si associano al concetto di forza perché sono l’alimento preferito di Braccio di Ferro: eh si, sto parlando degli spinaci. In realtà, con buona pace di noi non amanti della carne (non sono vegetariana, ma il mio consumo di carne è pressoché infinitesimale), non è affatto vero che gli spinaci forniscono la stessa quantità di ferro della carne. E’ una leggenda quasi incredibile che nasce da un errore di stampa. Nel 1890, infatti, dei nutrizionisti americani comunicarono per la prima volta il contenuto di ferro degli spinaci. Peccato che per una virgola nel posto sbagliato il contenuto risultò dieci volte superiore rispetto a quello reale. Un errore di cui non si accorse nessuno per decenni, e intanto la leggenda era cresciuta. Insomma, hanno imbrogliato Braccio di Ferro, perché per avere il ferro di 100 grammi di carne ce ne vogliono 1.000 di spinaci. E allora per sostituire la carne dovremmo guardare altrove, per esempio dalle parti dei legumi. Ma tornando agli spinaci, è vero che contengono meno ferro di quanto la tradizione popolare ci dica, ma è vero anche che, al di là del ferro, sono un’ottima fonte di vitamine C, A e B. Inoltre contengono carotenoidi, che aiutano ad eliminare i radicali liberi, acido folico per rafforzare le difese immunitarie e luteina, una sostanza che protegge la retina e più in generale l’occhio. Recentemente è stato scoperto che la presenza di nitrati aiuta a rafforzare i muscoli e a tenere sotto controllo il diabete. Gli spinaci hanno però una controindicazione: contengono ossalati che sono dannosi per chi soffre di calcolosi renale e per chi soffre di osteoporosi. Sono presenti per quasi tutto l’anno sulle nostre tavole, li troviamo più o meno da ottobre a maggio. Gli spinaci possono essere mangiati crudi e cotti, come contorno o come ingrediente per torte rustiche o per risotti. Le loro proprietà nutrizionali però diminuiscono con la cottura, per cui sarebbe meglio mangiarli in insalata o al limite lessati in poca acqua. In questo periodo io li mangio tantissimo in insalata a cui aggiungo mela, avocado, noci o fichi secchi, gomasio (un mix di semi di sesamo e sale marino), semi tostati (zucca, lino e girasole), olio extravergine di oliva e aceto balsamico. Senza trasformarmi di Braccio di Ferro.

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Il loro aspetto ricorda lo zenzero e la curcuma. Il nome scientifico e quello di uso comune sono abbastanza complicati: Elianto tuberoso o topinambur. Molti li chiamano carciofi di Gerusalemme. Li conoscete? Io li mangio da un paio d’anni e sinceramente mi piacciono tantissimo. Mi ricordo che me ne parlava spesso la ragazza con cui dividevo l’appartamento quando vivevo a Modena ma all’epoca (una donna non parla mai di date precise, ci avete fatto caso?) il mio rapporto con la cucina era pessimo e il microonde invece il mio migliore amico. Con il passare degli anni ho cambiato alimentazione e soprattutto ho imparato a cucinare. Vabbè digressione a parte, torno al topinambur. Il topinambur è un tubero e appartiene alla famiglia delle Asteracee di cui fanno parte anche i carciofi e la scarola. Originario del Nord America, in Italia è diffuso praticamente ovunque e sembra sia considerato particolarmente infestante. Lo troviamo nei mesi invernali, più o meno da dicembre a marzo. Da un punto di vista nutrizionale, il topinambur, come tutte le verdure, è importantissimo per le diete per il suo basso apporto calorico ed è ricco di inulina (sostanza presente anche nella cicoria), il che lo rende adatto anche all'alimentazione delle persone che soffrono di diabete. Contiene anche vitamine A e B e sali minerali come fosforo e potassio. Il topinambur si può cucinare o mangiare crudo, la sua buccia è facilmente digeribile per cui dopo averli sciacquati è possibile mangiarli o cucinarli senza perdere tempo a sbucciarli. Io devo dire che un po’ li pulisco e poi li metto a cuocere in acqua bollente con del limone (per evitare che si anneriscano. Lo faccio anche con i carciofi). Di solito dopo averli bolliti li ripasso in padella con un po’ di pepe e olio. Ecco di seguito la ricetta: Topinambur (500gr) 1 limone 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva Pepe q.b. Sale q.b. Lavare i topinambur sotto l’acqua corrente, sciacquarli con un po’ di succo di limone. Dopo averli bolliti per una ventina di minuti in acqua e limone, tagliarli a cubetti. Nel frattempo far scaldare olio, sale e pepe in una padella, quando l’olio sarà caldo versare i topinambur e lasciar cuocere per una decina di minuti fino a che non saranno dorati.

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Gennaio: finite le feste cominciamo a pensare alle diete disintossicanti dopo i banchetti e in vista della bella stagione, che oramai vediamo sempre più vicina. Ad inizio anno ho approfittato di qualche giorno libero per prendermi una piccola vacanza. Sono andata in Costiera Amalfitana, dove ho potuto apprezzare una verdura che avevo dimenticato da tempo: la scarola. Perché vi dico questo? Perché la scarola è entrata a far parte della mia dieta depurativa dopo le feste. La scarola appartiene alla famiglia delle Asteraceae (di cui fanno parte ad esempio lattuga, radicchio, indivia, carciofo, topinambur) e possiamo trovarla nei mesi invernali, più o meno da dicembre a febbraio. Si mangia prevalentemente cruda, in insalata, ma si può mangiare anche cotta, lessata e ripassata in padella o usarla come farcitura per pizza, pane o arrosti. Per il suo basso contenuto calorico è largamente utilizzata nelle diete. Contiene infatti molta acqua, fibre - che aiutano le funzionalità intestinali - e potassio. Come dicevo è diventata la mia alleata per “ripulirmi” dopo gli stravizi delle feste. Mi piace in tutti modi ma ultimamente la lesso e la ripasso in padella con acciughe, capperi e olive nere. Ecco di seguito la ricetta 1 cespo di scarola 1 cucchiaino di capperi 1 manciata di olive nere 2 o 3 filetti d’acciuga Olio extravergine d’oliva (1 cucchiaio) Peperoncino q.b. Uno spicchio d’aglio (NB: per renderlo più digeribile spaccarlo a metà e togliere l’anima, ossia la parte verde al centro dello spicchio) Lavare il cespo di scarola eliminando le foglie più dure. Lessarla in poca acqua per circa una decina di minuti. Scolare la scarola e “strizzarla” per toglierle l’acqua in eccesso. Nel frattempo far scaldare l’olio con l’aglio e il peperoncino in una padella, una volta che l’aglio sarà dorato aggiungere i filetti di acciuga, i capperi e le olive, far soffriggere un po’ e poi aggiungere la scarola lessata, lasciar cuocere per altri dieci minuti e servire.  

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