DONNA
La cucina a impatto (quasi) zero
Scritto il 2014-08-06
da davidemercati
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Libri

Fonte: Green Mind

Gas per i fornelli, elettricità per il forno, acqua in grandi quantità e tanti scarti e avanzi di cibo. Tanti. Questi gli ingredienti per la ricetta perfetta a scapito dell’ambiente. Con il risultato che la Natura rischia di finire “fritta”! Ma come ridurre l’impatto del nostro modo di cucinare? Prima di tutto ricordiamoci di usare i coperchi delle pentole e magari anche di cuocere più cose contemporaneamente nel forno e di lavare piatti e stoviglie con l’acqua recuperata dal lavaggio delle verdure e dalla cottura della pasta. Ma grazie ai consigli e alle ricette contenuti in LA CUCINA A IMPATTO (QUASI ZERO) di Lisa Casali e Tommaso Fara edito da Gribaudo sarà possibile cucinare in maniera sostenibile senza rinunciare al gusto e ai bei impiattamenti.

Il libro contiene numerose ricette suddivise secondo le 4 stagioni in modo da sfruttare le stagionalità dei vari ingredienti vegetali e ridurre l’impatto ambientale causato dall’acquisto di prodotti di serra o di importazione. In questo modo possiamo infatti acquistare cibi a km zero e la cui maturazione è dettata dal ciclo della natura. Non dimentichiamoci però anche l’importanza crescente di scegliere prodotti biologici certificati. Dai consigli sui procedimenti di cottura eco, alle modalità di acquisto meno impattanti, all’autoproduzione e agli stili di vita alimentari green il libro fornisce  davvero suggerimenti utili per contribuire a salvaguardare l’ambiente.

Ma soprattutto insegna a recuperare cose che oggigiorno finiscono nell’immondizia e che invece possono rivelarsi ingredienti preziosi per ricette sane e gustose. Volete degli esempi? La parte bianca degli asparagi per fare delle mousse, pane raffermo per budini, foglie esterne di lattuga per spiedini e baccelli di piselli come contorno, bucce di zucca per la parmigiana e molto altro ancora. Questi consigli permettono anche di risparmiare soldi che possiamo investire sulla qualità dei cibi stessi che acquistiamo dando il nostro contributo al successo di quelle aziende agricole che si impegnano nella produzione di verdure e frutta biologiche.

Gennaio: finite le feste cominciamo a pensare alle diete disintossicanti dopo i banchetti e in vista della bella stagione, che oramai vediamo sempre più vicina. Ad inizio anno ho approfittato di qualche giorno libero per prendermi una piccola vacanza. Sono andata in Costiera Amalfitana, dove ho potuto apprezzare una verdura che avevo dimenticato da tempo: la scarola. Perché vi dico questo? Perché la scarola è entrata a far parte della mia dieta depurativa dopo le feste. La scarola appartiene alla famiglia delle Asteraceae (di cui fanno parte ad esempio lattuga, radicchio, indivia, carciofo, topinambur) e possiamo trovarla nei mesi invernali, più o meno da dicembre a febbraio. Si mangia prevalentemente cruda, in insalata, ma si può mangiare anche cotta, lessata e ripassata in padella o usarla come farcitura per pizza, pane o arrosti. Per il suo basso contenuto calorico è largamente utilizzata nelle diete. Contiene infatti molta acqua, fibre - che aiutano le funzionalità intestinali - e potassio. Come dicevo è diventata la mia alleata per “ripulirmi” dopo gli stravizi delle feste. Mi piace in tutti modi ma ultimamente la lesso e la ripasso in padella con acciughe, capperi e olive nere. Ecco di seguito la ricetta 1 cespo di scarola 1 cucchiaino di capperi 1 manciata di olive nere 2 o 3 filetti d’acciuga Olio extravergine d’oliva (1 cucchiaio) Peperoncino q.b. Uno spicchio d’aglio (NB: per renderlo più digeribile spaccarlo a metà e togliere l’anima, ossia la parte verde al centro dello spicchio) Lavare il cespo di scarola eliminando le foglie più dure. Lessarla in poca acqua per circa una decina di minuti. Scolare la scarola e “strizzarla” per toglierle l’acqua in eccesso. Nel frattempo far scaldare l’olio con l’aglio e il peperoncino in una padella, una volta che l’aglio sarà dorato aggiungere i filetti di acciuga, i capperi e le olive, far soffriggere un po’ e poi aggiungere la scarola lessata, lasciar cuocere per altri dieci minuti e servire.  

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Ottobre, arriva l’autunno, quanto meno il calendario dice così, anche se qui a Roma la temperatura è ancora alta. Ma nonostante il caldo, in questo periodo dell’anno riprendo a fare le zuppe. E in effetti tutta la verdura di questo periodo si presta ad essere consumata come zuppa. Una di quelle che mi piace di più è con il cavolfiore. Come il broccolo, il cavolfiore appartiene alla famiglia delle brassicacee, e lo troviamo per tutto l’autunno e l’inverno e parte della primavera: più o meno da ottobre ad aprile. Il cavolfiore è noto per le sue proprietà antietà per il notevole contenuto di antiossidanti, inoltre è ricco di vitamine A e C, e di potassio. E’ usato nelle diete, come tutte le verdure, per l’apporto di fibre e per le proprietà sazianti, inoltre è un aiuto contro il colesterolo e la glicemia. Consumato in zuppe o minestre è un alimento depurativo per il fegato e l’intestino. Per l’alto livello di azoto è sconsigliato a chi soffre di gotta o di iperuricemia. Come dicevo il cavolfiore a me piace in tutti i modi (OK, è vero lo dico sempre: è solo che mi piace la verdura, tutta, lo ammetto), però in assoluto mi piace cucinato in zuppa. Ecco di seguito ingredienti e ricetta per 4 persone 1 cavolfiore da 800 grammi Patate (800 grammi) Olio extravergine di oliva 3 cucchiai Sale q.b. Peperoncino q.b. Aglio (uno spicchio) Cipolla o porri q.b. Brodo vegetale o acqua (dipende dal gusto, nel caso si usi il brodo vegetale il sale non serve, è già nel brodo ) 1litro circa Lavare e tagliare il cavolfiore, pelare le patate e tagliarle a pezzetti. Far scaldare in una pentola l’olio, aggiungere una volta caldo, l’aglio e poi la cipolla o il porro. Quando saranno dorati, versare nella pentola il cavolfiore e le patate. Far insaporire con il peperoncino. Aggiungere poi l’acqua (o il brodo vegetale) e lasciar cuocere per mezz’ora/quaranta minuti. A fine cottura, si può passare la zuppa nel mixer fino a farla diventare una vellutata e aggiungere del formaggio grattugiato.    

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Settembre. E’ il mese che per tutti coincide con la “ripresa” della scuola e del lavoro, terminano le ferie e l’estate. Ma settembre è anche è il mese principe per la realizzazione delle conserve. Un vero rito. Ricordo ancora i pomeriggi passati con mia nonna a preparare la passata di pomodoro che avremmo utilizzato nell’inverno che stava per arrivare. Un tradizione antica, ma non antichissima. Perché il pomodoro, originario delle Americhe, arriva in Europa nella prima metà del XVI secolo, e in Italia però si diffonde solo verso la fine del 1500. Eppure è alla base di molti piatti “simbolo” della cucina italiana: dalla pasta alla pizza. Il pomodoro è un ortaggio tipicamente estivo: lo troviamo infatti da maggio a settembre. Alimento base nella dieta mediterranea, il pomodoro è povero di calorie - 17 Kcal per 100 grammi - e ricco di acqua (94%), i carboidrati sono circa il 3%, seguiti da proteine, fibre e grassi (0.2%). E’ ricco inoltre di acido ascorbico e vitamine in particolare B, D ed E, che conferisce al pomodoro proprietà antiossidanti. Il pomodoro ha inoltre proprietà diuretiche. E’ però sconsigliato a chi soffre di bruciori di stomaco. Il pomodoro è un alimento che possiamo utilizzare in tantissime ricette, come antipasto sulla bruschetta, come condimento per la pasta e la pizza o le torte rustiche, o come contorno, sia cotto che crudo o nelle insalate. A me piace molto cotto in padella con un po’ di cipolla e spezie. Ecco di seguito ingredienti e ricetta per 4 persone 4 pomodori San Marzano 2 cucchiai d’olio extravergine di oliva Sale q.b Cipolla (mezza) Basilico fresco Peperoncino (a seconda dei gusti) Lavare e tagliare a metà i pomodori. Far scaldare l’olio in una padella antiaderente, una volta caldo far soffriggere la cipolla, aggiungere sale e peperoncino. Una volta che la cipolla si sarà dorata versare i pomodori in padella e lasciarli cuocere per un quarto d’ora, girandoli ogni tanto per farli cuocere su ambedue i lati. A fine cottura aggiungere il basilico e servire.  

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