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Energia eolica? Per molti è un giramento di ... pale.
Scritto il 2014-09-07
da davidemercati
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Se non conoscete In Mino Veritas dovete conoscerlo. Seguitelo su Twitter  @tragi_com78 oppure nel suo blog www.inminoveritas.com . Mino è una bomba di comicità, sagacia, intelligenza e amore per l'ambiente ...

Un tempo ci si lamentava del brusco passaggio dall’inverno all’estate. Oggi non più. A giudicare dall’ultimo anno meteorologico, non esistono più CHE mezze stagioni. Cambiano i tempi, cambiano anche i detti. E se i detti cambiano, i tetti, quelli con le tegole, scottano sempre di più. Persino le gatte non riescono più a starci. Ci siamo dimenticati il riscaldamento globale acceso? Così pare. No, così PALE. L’energia del vento le fa girare e se le pale eoliche girano, gira anche l’economia, oltre all’ecologia. Ottima alternativa! O no? Ad alcuni tutto questo giramento di pale proprio non va giù. E a chi? Agli ambientalisti! Come? Possibile? Certo: in tema di impatto ambientale, infatti, le pale non sono indolori, soprattutto se le metti in cima ad una montagna o nel bel mezzo di un paesaggio rurale incontaminato.

Un impianto eolico produce energia pulita che protegge l’ambiente. Ma per produrne a sufficienza ci vogliono tante pale, altrimenti installarle non conviene a nessuno.  Tante pale, però, rovinano l’ambiente, proprio quello che l’energia eolica dovrebbe salvaguardare. In sintesi, economia ed ecologia non riescono ad andare ancora a braccetto. Le ragioni? Boh, forse perché la eco di economia è troppo forte e copre la eco di ecologia. In più ha alleati forti: anche la politica è avversaria delle tematiche ambientali. Il tema delle energie rinnovabili fa molta presa in campagna, ma se la campagna è elettorale la presa diventa subito una spina. L’energia si rinnoverà pure, ma per i politici i pannelli non sono voto-voltaici: non producono consensi, al massimo seccature.

E se la campagna del grano portò molti consensi a Mussolini, qualsiasi politico eviterà come la peste una campagna elettorale in cui spuntano grane. Esistono interessi più grandi da proteggere, questa sembra essere la fissazione dei governanti o aspiranti tali, e, si sa, chiodo scaccia Kyoto. Eppure la riduzione delle emissioni di CO2 sembra inevitabile, altrimenti per la civiltà umana sarà subito serra. Ma i governi dei paesi più industrializzati non ne vogliono sapere, soprattutto a Nuova Delhi c’è qualcuno che fa l’indiano. Il pomo della discordia è sempre il petrolio: a causa sua non si finisce mai di gettare benzina sul fuoco. Ma il petrolio serve a coprire le distanze e senza di lui la globalizzazione non esisterebbe. Un momento: la globalizzazione? Quella che provoca guerre in Medioriente? Quella della diffusione planetaria di prodotti alimentari omologati e geneticamente modificati?Quella del pensiero occidentale imposto unilateralmente? Se globalizzazione fa rima con omologazione siamo sicuri che sia il bene da tutelare in maniera acritica? La risposta a questi interrogativi appare lontana. Oppure no, è vicina, magari a km zero. Chissà, di fronte all’assalto della grande distribuzione e della nuova frontiera del business de localizzato, l’antidoto potrebbe essere quella di rifugiarsi nel proprio orticello e fare di necessità verdure. Benvenuti nell’era vegetalizzata.

Twitter è un bel social network e lo penso davvero. Ancora di più da quando mi ha permesso di conoscere persone come @Alechinellato. Giornalista romana del segno della bilancia che vede nelle APP uno strumento utile per sensibilizzare gli adulti di domani, a partire dalle scuole. Ecco a voi un suo post scritto gentilmente per Green Mind. L'ecologia a due punto zero passa solo attraverso l'insegnamento nelle scuole. Basterebbe un'ora a settimana già dalle classi medie inferiori per iniziare gli studenti e sensibilizzarli sugli argomenti di maggiore interesse. L'apprendimento potrebbe passare attraverso l'utilizzo e lo sviluppo di app ad hoc che potrebbero rendere maggiormente fruibili i temi di maggiore attualità ecologica. Se il limite tra la realtà e il gioco è molto labile nel cloud, può però aiutare a installare negli uomini di domani una sensibilità forse poco presente nei genitori. Un' applicazione che potrebbe essere interessante dovrebbe essere quella che aiuta a capire quali oggetti si possono riciclare. Dove andarli a disporre nei contenitori. Economicamente e socialmente il tetrapack è il materiale più tecnologico e utile al mondo. Ma ecologicamente parlando è un incubo di riciclaggio. Dato che tutti gli strati sono incollati: andare a smaltire le varie parti delle confezioni tetrapack è un'impresa. Agli sviluppatori l'ardua sentenza.

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Fritjof CAPRA, fisico ed ecologo italo–austriaco, famoso per il libro “Il Tao della fisica”, riceverà il Premio Internazionale di Ecologia Umana, “Le terre e il cielo dell’Abbazia di Spineto” in omaggio al suo impegno come divulgatore scientifico dell'opera di Leonardo da Vinci, da lui stesso definito "Il primo geniale pensatore sistemico dell’età moderna". Il Premio gli sarà consegnato sabato 19 ottobre a Sarteano (Siena) presso il Teatro degli Arrischianti. Autore di libri di grande impatto culturale ("Il Tao della fisica", “Il punto di svolta”, ”La rete della vita” e “La scienza della vita”) Fritjof CAPRA contesta la tesi riduzionistica secondo cui umanesimo e scienza non possono essere collegate e propone invece un sistema di conoscenza unitiva della realtà, a vantaggio di una crescita economica sostenibile e qualitativa nel rispetto della Terra. La ricerca ecologica ha portato Fritjof CAPRA ad approfondire lo studio su Leonardo Da Vinci, non solo come artista e ingegnere, ma anche come botanico dedicandogli il libro "La Botanica di Leonardo",  pubblicato a cura di Aboca for Ecology. "Con Fritjof CAPRA - dice Massimo Mercati, Direttore Generale di Aboca - scienza e filosofia s'incontrano per fondare una nuova visione dello sviluppo e del progresso in cui l’ecologicamente sostenibile non è fine a se stesso, ma è l’unica possibilità per tornare a crescere in modo economicamente valido e socialmente equo". In occasione del Premio, Fritjof CAPRA terrà una lezione su “Il genio di Leonardo” nella quale spiegherà come il grande personaggio toscano sia da considerare un precursore del pensiero moderno, dove scienza ed ecologia s'incontrano per dare vita a uno sviluppo basato su sostenibilità  e qualità.

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Il nuovo scenario energetico dovrebbe essere costituito da una produzione energetica diffusa da parte di tanti piccoli produttori in rete. Il vento è una fonte pulita per la produzione di energia elettrica. Occorrono però delle acute considerazioni per comprendere fino in fondo il ruolo che può svolgere questo modo alternativo di produrre energia. Il primo passaggio è quello più ovvio e basilare: conoscere nei dettagli la mappa del vento, un documento nazionale sul quale dovrebbero declinarsi tutte le mappe provinciali con una panoramica puntuale sulla presenza e sull’intensità del vento a livello locale. Questo permetterebbe una più agevole programmazione su eventuali insediamenti mini eolici. Il secondo aspetto è quello della dimensione dei singoli impianti. Infatti l’approccio che occorre tenere nel promuovere e incentivare le energie alternative al petrolio è quello del “piccolo è bello”. La valenza fondamentale di questa affermazione è duplice. Da una parte l’approccio alle energie rinnovabili deve essere sostanzialmente diverso da quello avuto fin ora con l’energia proveniente da petrolio e affini: infatti la creazione di grandi centrali che producevano una grande quantità di energia e che la distribuivano nel territorio deve essere necessariamente sostituita da tanti piccoli produttori che si collegano in rete e che sono a loro volta consumatori. Questo scenario innovativo e rivoluzionario determinerebbe un passaggio epocale: dagli autoritarismi energetici alla democrazia energetica in rete. Un po’ come è accaduto con l’informazione a seguito della nascita e del divulgarsi di internet: oggi è impossibile infatti produrre, distribuire e controllare e distillare l’informazione secondo i modelli totalitaristi. Dall’altra parte, così facendo, l’impatto sul territorio e sull’ambiente sarà minore, di poco conto. Contemporaneamente si creerà una cultura del risparmio in quanto l’utente sarà più consapevole dello sforzo necessario per la produzione di energia ogni volta che “accende l’interruttore” per fare luce in una stanza o per usare un elettrodomestico. Concludendo si deve affermare che il minieolico, per tutte quelle zone con presenza sufficiente di  vento nei vari periodi dell’anno e di giusta intensità, deve essere incentivato al pari del fotovoltaico e del solare termico. Un’ultima riflessione: questa democrazia energetica a rete preoccupa le grandi multinazionali dell’energia? Da quella petrolifera a quella elettrica? A quella fotovoltaica che sottrae terreni fertili all’agricoltura per trasformarli in distese di pannelli? “Piccolo è bello” potrebbe valere anche per il fotovoltaico? Io inizio a studiare meglio la materia, per pagare bollette meno salate nella casa nuova. Articolo realizzato in collaborazione con Gianni Mori Pres. Associazione Tutela Valdichiana ReTe DEI COMITATI PER LA DIFESA DEL TERRITORIO  

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