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Arriva Halloween. Qualche consiglio per festeggiare in modo ecologico.
Scritto il 2014-10-29
da Cristina Coppi
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Consigli

Nasce dalla tradizione celtica, arriva negli Stati Uniti verso la metà del 1800 e da lì si diffonde fino a tornare in Europa: Halloween è una festa che simboleggia le usanze e i riti legati al culto della Terra e dell’avvicendarsi delle stagioni.
Secondo molti storici Halloween deriva dai riti Romani dedicati alla Dea Pomona (la dea romana dei frutti) e dalla festa di Sahmain, festa popolare celtica, che segnava la fine e l’inizio del nuovo anno (per i Celti il nuovo anno aveva inizio il 1° novembre). Sahmain per i Celti era il dio dei morti e delle tenebre e il giorno prima dell’inizio del nuovo anno chiamava a sé i morti per riportarli a contatto con il mondo dei vivi. Secondo la tradizione celtica, infatti, nei 3 giorni in cui si festeggiava Sahmain il tempo e lo spazio erano sospesi e il velo che separava il mondo dei morti dal mondo dei vivi diventava talmente sottile che le anime di coloro che erano morti potevano tornare a mostrarsi per un giorno ai vivi, fare scherzi e mettere paura con le loro apparizioni.
Per i 3 giorni di Sahmain ci si travestiva con le pelli degli animali e si lasciava sulle porte di ingresso delle case dei dolcetti e del latte in modo che le anime dei morti passando potessero sfamarsi e risparmiare agli abitanti delle case i loro scherzi (per questo oggi i bambini vanno in giro per le case chiedendo “Dolcetto o scherzetto?”). Di ritorno dai boschi dove si accendevano i falò e si facevano sacrifici animali, i Celti usavano delle lanterne ricavate da grossi cavoli rapa intagliati. Le lanterne servivano a fare luce nel cammino e nelle lanterne ardeva il fuoco sacro, preso dalle braci dei falò. Negli Stati Uniti, la zucca, più facile da reperire, sostituì il cavolo rapa. Le lanterne che vediamo oggi hanno dunque una storia relativamente recente rispetto a questa festa che ha invece origini millenarie.
Personalmente da bambina non ho mai festeggiato Halloween perché, quando ero piccola io, in Italia non era considerata una festa a tutti gli effetti ma solo la vigilia di Ognissanti. Oggi mi piace festeggiarla per il legame con il culto dei riti millenari legati alla Madre Terra.
Ma cercherò comunque di festeggiare nel modo più ecologico possibile. Per i bambini del condominio preparerò infatti una torta di mele o un ciambellone fatto in casa così da non usare merendine e biscottini industriali.
Per gli addobbi, se si hanno tempo, manualità e fantasia, ci si può armare con carta, cartoncino, colla e pennarelli e preparare così le proprie decorazioni che potranno essere riutilizzate il prossimo anno. Su internet ci sono tantissimi tutorial per realizzare in poco tempo tutti gli addobbi, compreso l’intaglio della zucca, il cui interno può essere usato per fare una torta, dolce o salata, il risotto o una zuppa.
E per chi si maschera, basta prendere vecchi abiti e riadattarli a seconda delle esigenze. Con una vecchia tuta nera (la si può tingere in casa con prodotti specifici nel caso fosse di un altro colore) e un po’ di scotch bianco – per disegnare lo scheletro - si può preparare un costume da morte, con delle vecchie lenzuola si può fare un costume da mummia o da fantasma, con t-shirt e jeans strappati e sporcati di terra (più o meno ad arte) si può fare una maschera da zombie, con un abbigliamento total black (stivali, calze, leggins e abito nero) e un capello di cartone nero a forma di cono si ha un perfetto abito da strega.
Anche per il trucco si possono usare ingredienti ecologici e fatti in casa per l’occasione come, ad esempio, un vecchio tappo di sughero bruciacchiato con cui si possono creare le occhiaie o far risaltare le sopracciglia. Se non lo avete in casa, potete acquistare un fondotinta chiarissimo o della cipria e usarli come base per sbiancare la pelle, in fondo si tratta di prodotti che noi donne usiamo anche durante il resto dell’anno.
Insomma, visto che Halloween in origine era una festa collegata ai ritmi e alla stagionalità della Terra, cerchiamo di festeggiarla anche noi con l’attenzione di chi, la Terra, vuole proteggerla.

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Storia antica e leggendaria, quella del mandorlo. Ne sa qualcosa Giuseppe, sì proprio lui. Raccontano i Vangeli Apocrifi che fu scelto come sposo di Maria perché l’albero a cui aveva legato il suo asino fiorì improvvisamente. Era un mandorlo, naturalmente. Proveniente dall’Asia, il mandorlo fu introdotto in Europa dai Fenici. I Romani lo chiamavano “noce greca”. Successivamente si è diffuso in tutti gli altri Paesi affacciati sul Mediterraneo. Il frutto è prezioso, ma ancora di più lo è l’olio che si ottiene dalle spremitura a freddo dei frutti: l’olio di mandorle dolci, forse l’olio più conosciuto e più usato per il trattamento e la cura della pelle, normale e sensibile. L’olio di mandorle dolci è sicuramente uno degli oli che preferisco perché si presta a tantissimi usi, si trova facilmente in tutte le erboristerie e nei negozi dedicati al benessere naturale. Lo si può trovare puro o con aggiunta di tocoferolo (vitamina E), che serve a proteggere l’olio dall’irrancidimento e ha notevoli proprietà antiossidanti. Come dicevo l’olio di mandorle può essere impiegato senza timore per qualsiasi tipo di pelle, persino quelle più sensibili, questo perché le sue proprietà lo rendono adatto a tutti, anzi è vivamente consigliato l’uso in caso di dermatiti o in caso di varicella o morbillo. Ricco di vitamine A e B l’olio di mandorle è usato per prevenire l’invecchiamento cutaneo e le smagliature. Se non si soffre di pelle grassa, può essere usato al posto del latte detergente per rimuovere il trucco e le impurità dalla pelle del viso. Usato sui capelli ne previene la disidratazione causata da vento, salsedine, cloro ecc, inoltre è un ottimo aiuto per la piega. Se assunto per via interna sembra sia utile in caso di stipsi, sia dei bambini sia degli adulti. Infine è un ottimo balsamo per le labbra per prevenire le screpolature da freddo e usato sulle unghie contribuisce a rafforzarle ed è utile per il trattamento delle cuticole. C’è una sola raccomandazione da seguire: se l’olio acquistato è puro può irrancidire facilmente se esposto alla luce o al calore, è perciò raccomandabile conservarlo in frigorifero quando fa caldo e se è possibile conservarlo in bottiglie di vetro scuro. Tutto qui? No, perché c’è qualcosa che va al di là dei consigli e degli usi pratici, è quel senso di poesia, di profondità, di sensualità che evoca il mandorlo, con i suoi fiori, i suoi frutti, i suoi colori. Forse per questo il suo è molto più di un olio, è un mondo. Ps. Andando fuori tema ma restando in argomento,se vi capita leggete La Mandorla, un libro di Nedjma. E’ bellissimo.

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Arrivano in Europa durante il Medio Evo, pare siano stati introdotti dagli Arabi che li definivano “i prìncipi degli ortaggi” per le proprietà nutrizionali. Da sempre si associano al concetto di forza perché sono l’alimento preferito di Braccio di Ferro: eh si, sto parlando degli spinaci. In realtà, con buona pace di noi non amanti della carne (non sono vegetariana, ma il mio consumo di carne è pressoché infinitesimale), non è affatto vero che gli spinaci forniscono la stessa quantità di ferro della carne. E’ una leggenda quasi incredibile che nasce da un errore di stampa. Nel 1890, infatti, dei nutrizionisti americani comunicarono per la prima volta il contenuto di ferro degli spinaci. Peccato che per una virgola nel posto sbagliato il contenuto risultò dieci volte superiore rispetto a quello reale. Un errore di cui non si accorse nessuno per decenni, e intanto la leggenda era cresciuta. Insomma, hanno imbrogliato Braccio di Ferro, perché per avere il ferro di 100 grammi di carne ce ne vogliono 1.000 di spinaci. E allora per sostituire la carne dovremmo guardare altrove, per esempio dalle parti dei legumi. Ma tornando agli spinaci, è vero che contengono meno ferro di quanto la tradizione popolare ci dica, ma è vero anche che, al di là del ferro, sono un’ottima fonte di vitamine C, A e B. Inoltre contengono carotenoidi, che aiutano ad eliminare i radicali liberi, acido folico per rafforzare le difese immunitarie e luteina, una sostanza che protegge la retina e più in generale l’occhio. Recentemente è stato scoperto che la presenza di nitrati aiuta a rafforzare i muscoli e a tenere sotto controllo il diabete. Gli spinaci hanno però una controindicazione: contengono ossalati che sono dannosi per chi soffre di calcolosi renale e per chi soffre di osteoporosi. Sono presenti per quasi tutto l’anno sulle nostre tavole, li troviamo più o meno da ottobre a maggio. Gli spinaci possono essere mangiati crudi e cotti, come contorno o come ingrediente per torte rustiche o per risotti. Le loro proprietà nutrizionali però diminuiscono con la cottura, per cui sarebbe meglio mangiarli in insalata o al limite lessati in poca acqua. In questo periodo io li mangio tantissimo in insalata a cui aggiungo mela, avocado, noci o fichi secchi, gomasio (un mix di semi di sesamo e sale marino), semi tostati (zucca, lino e girasole), olio extravergine di oliva e aceto balsamico. Senza trasformarmi di Braccio di Ferro.

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