DONNA
Un pomeriggio tra padre e figlio tra le erbacce di città.
Scritto il 2014-12-28
da davidemercati
su
News

Fonte: geograficamente.files.wordpress.com

Sebi è mio figlio. Mio figlio maggiore. Ed è più alto di me. Sebi non è più un bambino e non è ancora un ragazzo. Ha quell’età paragonabile a una terra di mezzo, senza confini netti, con paesaggi variopinti, flora e fauna di ogni tipo, che nemmeno il miglior illustratore saprebbe rappresentare. È come un clima di passaggio tra una stagione e l’altra, che non sai come affrontare. Se ti vesti leggero senti freddo. Se ti vesti pesante senti caldo. Difficile trovare un equilibrio. Sebi rifiuta oramai gli abbracci ma vuole fare la lotta. Per gioco. Per ridere. Ma anche per trovare, a modo suo, un contatto affettuoso e di sfida allo stesso tempo. A volte, negli occhi di Sebi, vedo i germogli dei miei stessi difetti. E vorrei chiedergli scusa. Per questo.

La sua è un’età fatta di sfide,di  insicurezze e di provocazioni da una parte e di ricerca di conferme e di rassicurazioni dall’altra. Un formulazione esplosiva. Un equilibrio instabile pari a quello di un ponte tibetano che il genitore deve attraversare con attenzione, con il difficile compito di essere una guida non invadente, un osservatore non disinteressato, un punto di riferimento fermo, confortante, stabile ma flessibile. Quella di Sebi è un’età complessa per un ragazzo e un esame difficile per un genitore, sempre a rischio di bocciatura.

Sebi si è appena accorto che sto scrivendo questo post che lo riguarda. Si è subito imbarazzato. Ho cominciato a leggerglielo e lui si è tappato le orecchie urlando: “NO NO NO!”. Il tutto ridendo. Normale. Quando io e Sebi siamo soli entriamo in un mondo nostro fatto di confidenza e complicità. Un mondo che non regge appena qualche altra persona ne varca i confini. Non ne ho ancora capito il motivo. Lo capirò. Prima o poi.

Una domenica pomeriggio di fine settembre di quest’anno il cielo era grigio. Non era caldo. Non era freddo. Non c’era pioggia, non c’era sole. Avevo desiderio di passare del tempo con Sebi. Gli ho chiesto di accompagnarmi in centro a Perugia per andare alla ricerca delle piante spontanee di città, più comunemente dette “erbacce”. Un occasione per scoprire il verde urbano, quello nascosto, sconosciuto e disprezzato. Ha accettato l’invito con una incredula passività e affettuosa rassegnazione. Pantaloni corti, scarpe da ginnastica, t-shirt, armati di borraccia con acqua del rubinetto e di una guida al riconoscimento delle erbe di città ci siamo diretti verso il centro di Perugia. Tra le stradine, i vicoli e le scalinate medievali di una città che amo da morire abbiamo camminato alla ricerca di piccole piante magicamente nate ai bordi di una rotonda, tra l’asfalto e uno scalino di una vecchia casa, all’ombra di un cartello stradale, tra gli spazi di antiche pietre etrusche.

“Eccone una Sebi! Guarda che bel fiore viola!” oppure “Guarda Sebi, che culo che abbiamo! Vieni a vedere questa!” oppure “Guarda come è magnifica e sorprendente la natura in mezzo alla città!” gridavo all’avvistamento di una piantina triste e sconsolata di Malva, di Menta, di Piantaggine o di una Parietaria tristemente arrampicata sui mattoni di un vecchio muro.

Sebi non aveva il mio stesso entusiasmo. Ovvio. Rimaneva qualche passo indietro a guardare imbarazzato il padre accovacciato a terra e con la stessa espressione di Indiana Jones al ritrovamento dell’arca perduta. Beh! Chi lo avrebbe biasimato? Io avevo la stessa espressione quando fui precettato dai miei genitori per andare al concerto dei Nomadi, che avrei apprezzato … ma solo dopo 10 anni.

È stato sotto un arco antico, mentre osservavo un raro esemplare di Piantaggine con Sebi che stava in piedi alle mie spalle a tre passi da me, che un vecchio barbone seduto su una panchina a pochi metri di distanza e circondato da alcuni piccioni mi ha chiesto cosa stessimo facendo.

“Stiamo cercando le piante medicinali!” Ho risposto gentilmente. Come se fosse la cosa più naturale al mondo.

“Se andate all’orto botanico ce ne sono molte di più!” mi ha risposto il barbone in un italiano incerto ma comprensibile e comunque meglio di quello di molti miei connazionali.

“Lui non ha la tua stessa passione!” ha continuato il barbone indicando Sebi.

“Si. È vero.”

“Lo devi rispettare.” Mi ha esortato l’anziano con una saggezza semplice e diretta. Quasi infantile e ingenua ma genuina. Schietta.

“Si. È vero. Lo devo rispettare.”

A quel punto mi sono alzato dalla mia posizione di botanico urbano improvvisato e sono andato in contro all’uomo per regalargli la mia piccola guida alle erbe di città. Lui mi ha sorriso e mi ha ringraziato. Io e Sebi lo abbiamo salutato e ce ne siamo andati per andare a bere un succo di frutta prima di tornare a casa. È stato il suo primo aperitivo. In fondo arriva sempre il momento in cui un padre deve insegnare al proprio figlio a bere roba buona.

Tornando verso l’auto, alla luce di un cielo grigio che mostrava il broncio mi sono rivolto a Sebi:

“Sai, regalando quel piccolo libro a quell’uomo non abbiamo saziato la fame del suo stomaco. Ma lui con un sorriso ha sfamato quella della nostra anima”.

Sebi ha fatto un cenno di assenso non troppo interessato e io gli ho sorriso strizzando i miei occhi e scompigliandogli i capelli con la mano. È stato il mio modo per dirgli “Grazie di avermi accompagnato. Ti voglio bene”. Ma si sa, le parole più semplici sono quelle più difficili da dire.

Articoli Correlati
Un viaggio, un corso per una passione o una nuova esperienza professionale, una ristrutturazione: sono tanti i piccoli e grandi progetti che caratterizzano la vita di ciascuno. Realizzarli però non è semplice. Gli impegni quotidiani, gli imprevisti e - soprattutto - la mancanza di liquidità costringono i più a tenerli chiusi in un cassetto. Risparmiare, si sa, al giorno d'oggi è complicato e chi vuole investire si trova di fronte a una varietà di proposte non sempre di facile interpretazione e che danno seguito a più di una perplessità. Ma con i Buoni Fruttiferi Postali (BFP) dubbi e incertezza lasciano il posto a garanzie e sicurezza. Garantiti, disponibili, fruttuosi e su misura Emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e collocati in esclusiva da Poste Italiane, i Buoni Fruttiferi Postali non hanno "scheletri nell'armadio" e sono così come li si vede, "Buoni al 100% sempre". I Buoni Fruttiferi Postali, infatti, sono garantiti dallo Stato Italiano, ovvero il capitale investito e gli interessi eventualmente maturati (calcolati con meccanismo di capitalizzazione di tipo composto) sono sempre restituiti al risparmiatore: possono essere rimborsati in qualsiasi momento e sono assoggettati a ritenuta fiscale del 12,50%. Ma non solo. I Buoni Fruttiferi Postali sono diversificati per soddisfare ogni tipo di esigenza. L'offerta di Poste Italiane prevede Buoni Fruttiferi Ordinari, BFP Diciottomesi, Indicizzati all'inflazione italiana, Indicizzati all'inflazione italiana EXTRA, Dedicati ai minori di età, BFP3x4, BFP Europa, BFP EreditàSicura, BFP a 3 anni, BFP a 3 anni EXTRA, BFP4x4, BFP4x4Fedeltà e BFP4x4 RisparmiNuovi, pensati per rispondere alle molteplici necessità dei risparmiatori e dare loro l'opportunità di scegliere in tutta tranquillità una soluzione "su misura". Il sostegno per piccoli e grandi progetti Chi per esempio desidera investire una parte dei propri risparmi con l'obiettivo di finanziare quel piccolo progetto che tiene da tempo nel cassetto può farlo con la sicurezza di poter rientrare in qualsiasi momento dell'intera somma e degli interessi maturati: i Buoni Fruttiferi Postali, infatti, sono liberi e garantisco al titolare la totale fruibilità. In caso di imprevisto, insomma, non si deve aspettare la loro naturale scadenza, ma è possibile chiederne il rimborso anticipato per ottenere la liquidità di cui si ha bisogno, quando se ne ha bisogno. Una flessibilità che insieme alla garanzia dello Stato Italiano, alla bassa tassazione, al fatto di non avere spese di emissione, gestione o incasso e di essere esenti da imposta di successione rende i Buoni Fruttiferi Postali una soluzione ideale per i risparmiatori, che possono sottoscriverli sia in versione cartacea che dematerializzata (soluzione l'ultima, riservata in esclusiva ai titolari di un Libretto di Risparmio Postale o di un conto corrente postale che evita il rischio della prescrizione e consente il rimborso anticipato anche per una parte dell'importo), con un taglio minimo di 50 euro e multipli. Scopri di più sul sito! Sponsored by Poste Italiane

Società - Comunicablog

Storia antica e leggendaria, quella del mandorlo. Ne sa qualcosa Giuseppe, sì proprio lui. Raccontano i Vangeli Apocrifi che fu scelto come sposo di Maria perché l’albero a cui aveva legato il suo asino fiorì improvvisamente. Era un mandorlo, naturalmente. Proveniente dall’Asia, il mandorlo fu introdotto in Europa dai Fenici. I Romani lo chiamavano “noce greca”. Successivamente si è diffuso in tutti gli altri Paesi affacciati sul Mediterraneo. Il frutto è prezioso, ma ancora di più lo è l’olio che si ottiene dalle spremitura a freddo dei frutti: l’olio di mandorle dolci, forse l’olio più conosciuto e più usato per il trattamento e la cura della pelle, normale e sensibile. L’olio di mandorle dolci è sicuramente uno degli oli che preferisco perché si presta a tantissimi usi, si trova facilmente in tutte le erboristerie e nei negozi dedicati al benessere naturale. Lo si può trovare puro o con aggiunta di tocoferolo (vitamina E), che serve a proteggere l’olio dall’irrancidimento e ha notevoli proprietà antiossidanti. Come dicevo l’olio di mandorle può essere impiegato senza timore per qualsiasi tipo di pelle, persino quelle più sensibili, questo perché le sue proprietà lo rendono adatto a tutti, anzi è vivamente consigliato l’uso in caso di dermatiti o in caso di varicella o morbillo. Ricco di vitamine A e B l’olio di mandorle è usato per prevenire l’invecchiamento cutaneo e le smagliature. Se non si soffre di pelle grassa, può essere usato al posto del latte detergente per rimuovere il trucco e le impurità dalla pelle del viso. Usato sui capelli ne previene la disidratazione causata da vento, salsedine, cloro ecc, inoltre è un ottimo aiuto per la piega. Se assunto per via interna sembra sia utile in caso di stipsi, sia dei bambini sia degli adulti. Infine è un ottimo balsamo per le labbra per prevenire le screpolature da freddo e usato sulle unghie contribuisce a rafforzarle ed è utile per il trattamento delle cuticole. C’è una sola raccomandazione da seguire: se l’olio acquistato è puro può irrancidire facilmente se esposto alla luce o al calore, è perciò raccomandabile conservarlo in frigorifero quando fa caldo e se è possibile conservarlo in bottiglie di vetro scuro. Tutto qui? No, perché c’è qualcosa che va al di là dei consigli e degli usi pratici, è quel senso di poesia, di profondità, di sensualità che evoca il mandorlo, con i suoi fiori, i suoi frutti, i suoi colori. Forse per questo il suo è molto più di un olio, è un mondo. Ps. Andando fuori tema ma restando in argomento,se vi capita leggete La Mandorla, un libro di Nedjma. E’ bellissimo.

Società - Greenmind

Arrivano in Europa durante il Medio Evo, pare siano stati introdotti dagli Arabi che li definivano “i prìncipi degli ortaggi” per le proprietà nutrizionali. Da sempre si associano al concetto di forza perché sono l’alimento preferito di Braccio di Ferro: eh si, sto parlando degli spinaci. In realtà, con buona pace di noi non amanti della carne (non sono vegetariana, ma il mio consumo di carne è pressoché infinitesimale), non è affatto vero che gli spinaci forniscono la stessa quantità di ferro della carne. E’ una leggenda quasi incredibile che nasce da un errore di stampa. Nel 1890, infatti, dei nutrizionisti americani comunicarono per la prima volta il contenuto di ferro degli spinaci. Peccato che per una virgola nel posto sbagliato il contenuto risultò dieci volte superiore rispetto a quello reale. Un errore di cui non si accorse nessuno per decenni, e intanto la leggenda era cresciuta. Insomma, hanno imbrogliato Braccio di Ferro, perché per avere il ferro di 100 grammi di carne ce ne vogliono 1.000 di spinaci. E allora per sostituire la carne dovremmo guardare altrove, per esempio dalle parti dei legumi. Ma tornando agli spinaci, è vero che contengono meno ferro di quanto la tradizione popolare ci dica, ma è vero anche che, al di là del ferro, sono un’ottima fonte di vitamine C, A e B. Inoltre contengono carotenoidi, che aiutano ad eliminare i radicali liberi, acido folico per rafforzare le difese immunitarie e luteina, una sostanza che protegge la retina e più in generale l’occhio. Recentemente è stato scoperto che la presenza di nitrati aiuta a rafforzare i muscoli e a tenere sotto controllo il diabete. Gli spinaci hanno però una controindicazione: contengono ossalati che sono dannosi per chi soffre di calcolosi renale e per chi soffre di osteoporosi. Sono presenti per quasi tutto l’anno sulle nostre tavole, li troviamo più o meno da ottobre a maggio. Gli spinaci possono essere mangiati crudi e cotti, come contorno o come ingrediente per torte rustiche o per risotti. Le loro proprietà nutrizionali però diminuiscono con la cottura, per cui sarebbe meglio mangiarli in insalata o al limite lessati in poca acqua. In questo periodo io li mangio tantissimo in insalata a cui aggiungo mela, avocado, noci o fichi secchi, gomasio (un mix di semi di sesamo e sale marino), semi tostati (zucca, lino e girasole), olio extravergine di oliva e aceto balsamico. Senza trasformarmi di Braccio di Ferro.

Società - Greenmind


Questa opera è pubblicata nel rispetto delle licenze Creative Commons.

© 2019 Nanalab S.r.l.. Tutti i diritti riservati.

P.IVA 09996640018