DONNA
Storia antica e leggendaria, quella del mandorlo. Ne sa qualcosa Giuseppe, sì proprio lui. Raccontano i Vangeli Apocrifi che fu scelto come sposo di Maria perché l’albero a cui aveva legato il suo asino fiorì improvvisamente. Era un mandorlo, naturalmente. Proveniente dall’Asia, il mandorlo fu introdotto in Europa dai Fenici. I Romani lo chiamavano “noce greca”. Successivamente si è diffuso in tutti gli altri Paesi affacciati sul Mediterraneo. Il frutto è prezioso, ma ancora di più lo è l’olio che si ottiene dalle spremitura a freddo dei frutti: l’olio di mandorle dolci, forse l’olio più conosciuto e più usato per il trattamento e la cura della pelle, normale e sensibile. L’olio di mandorle dolci è sicuramente uno degli oli che preferisco perché si presta a tantissimi usi, si trova facilmente in tutte le erboristerie e nei negozi dedicati al benessere naturale. Lo si può trovare puro o con aggiunta di tocoferolo (vitamina E), che serve a proteggere l’olio dall’irrancidimento e ha notevoli proprietà antiossidanti. Come dicevo l’olio di mandorle può essere impiegato senza timore per qualsiasi tipo di pelle, persino quelle più sensibili, questo perché le sue proprietà lo rendono adatto a tutti, anzi è vivamente consigliato l’uso in caso di dermatiti o in caso di varicella o morbillo. Ricco di vitamine A e B l’olio di mandorle è usato per prevenire l’invecchiamento cutaneo e le smagliature. Se non si soffre di pelle grassa, può essere usato al posto del latte detergente per rimuovere il trucco e le impurità dalla pelle del viso. Usato sui capelli ne previene la disidratazione causata da vento, salsedine, cloro ecc, inoltre è un ottimo aiuto per la piega. Se assunto per via interna sembra sia utile in caso di stipsi, sia dei bambini sia degli adulti. Infine è un ottimo balsamo per le labbra per prevenire le screpolature da freddo e usato sulle unghie contribuisce a rafforzarle ed è utile per il trattamento delle cuticole. C’è una sola raccomandazione da seguire: se l’olio acquistato è puro può irrancidire facilmente se esposto alla luce o al calore, è perciò raccomandabile conservarlo in frigorifero quando fa caldo e se è possibile conservarlo in bottiglie di vetro scuro. Tutto qui? No, perché c’è qualcosa che va al di là dei consigli e degli usi pratici, è quel senso di poesia, di profondità, di sensualità che evoca il mandorlo, con i suoi fiori, i suoi frutti, i suoi colori. Forse per questo il suo è molto più di un olio, è un mondo. Ps. Andando fuori tema ma restando in argomento,se vi capita leggete La Mandorla, un libro di Nedjma. E’ bellissimo.

Consigli

Il suo nome deriva dal latino. Ed ha un significato specifico. Per i Romani la calenda era il primo giorno del mese, da qui il termine calendario e calendula. Questa pianta officinale fiorisce una volta al mese per tutta l’estate e appartiene alla specie delle asteracee. Ne ho sentito parlare a lungo perché era la base di alcuni unguenti che si usavano per proteggere le mani dal freddo, ma devo dire che l’ho usata recentemente anche per un problema chiamato idrosadenite, un’infiammazione delle ghiandole sudoripare. E per me è stata una vera manna perché ha ridotto il dolore, il gonfiore e il rossore sotto le ascelle. La calendula è usata appunto per la realizzazione di creme, tinture, unguenti o impacchi (mi raccomando controllate l’INCI, se ci sono ingredienti derivati dal petrolio, se potete, evitate di prenderla e cercate un unguento o una crema con ingredienti naturali). Ma può essere utilizzata anche in infusione e assunta come tisana. Ha proprietà lenitive, anti-infammatorie e anti-microbiche. La crema o l’unguento possono essere usati, appunto, per proteggere le mani delle screpolature dovute al freddo (e in questi giorni serve tantissimo!). Mentre se la assumiamo come tisana può essere un aiuto per la protezione dello stomaco e per la regolarizzazione del flusso mestruale. Una curiosità: in cucina la calendula è usata spesso come sostitutiva delle zafferano, proverò ad usarla la prossima volta che preparerò un risotto o un piatto di pasta, vi terrò aggiornati. Stay tuned!

Consigli

C’è un albero in Africa, nel sud ovest del Marocco, prezioso per il mantenimento della biodiversità della zona, e allo stesso tempo prezioso per i suoi semi dalla cui spremitura si ricava uno degli olii più pregiati per la cura della pelle e dei capelli. Si tratta dell’olio di argan, che deriva dalla spremitura dei semi della pianta Argania spinosa. Alla fine degli anni 90 l’area del Marocco in cui questa pianta cresce è stata definita dall’UNESCO Riserva della biosfera. Da allora nella zona le cooperative che ci lavorano si occupano della raccolta dei frutti degli alberi assicurandone però la riforestazione. Ricco di Vitamina E, Vitamina A, Vitamina F, Acidi grassi essenziali, acido linoleico, Omega 3 e Omega 6, l’olio di argan è un vero toccasana per la pelle, per le unghie e per i capelli. E’ un ottimo idratante e protegge la pelle dai segni del tempo, aiuta la rigenerazione cellulare (è quindi un rimedio contro le scottature e le rughe) e ha proprietà anti fungine. Inoltre protegge la pelle da tutti quei fattori che la danneggiano come il sole, il fumo, l’inquinamento. Se usato sui capelli ne aumenta la morbidezza e li rafforza anche dopo l’esposizione al sole o alla salsedine. Anche per le unghie è un ottimo rinforzante. Io lo uso sotto la doccia dopo la piscina sia sui capelli che sul corpo e devo dire che è un vero piacere.

Consigli

Nasce dalla tradizione celtica, arriva negli Stati Uniti verso la metà del 1800 e da lì si diffonde fino a tornare in Europa: Halloween è una festa che simboleggia le usanze e i riti legati al culto della Terra e dell’avvicendarsi delle stagioni. Secondo molti storici Halloween deriva dai riti Romani dedicati alla Dea Pomona (la dea romana dei frutti) e dalla festa di Sahmain, festa popolare celtica, che segnava la fine e l’inizio del nuovo anno (per i Celti il nuovo anno aveva inizio il 1° novembre). Sahmain per i Celti era il dio dei morti e delle tenebre e il giorno prima dell’inizio del nuovo anno chiamava a sé i morti per riportarli a contatto con il mondo dei vivi. Secondo la tradizione celtica, infatti, nei 3 giorni in cui si festeggiava Sahmain il tempo e lo spazio erano sospesi e il velo che separava il mondo dei morti dal mondo dei vivi diventava talmente sottile che le anime di coloro che erano morti potevano tornare a mostrarsi per un giorno ai vivi, fare scherzi e mettere paura con le loro apparizioni. Per i 3 giorni di Sahmain ci si travestiva con le pelli degli animali e si lasciava sulle porte di ingresso delle case dei dolcetti e del latte in modo che le anime dei morti passando potessero sfamarsi e risparmiare agli abitanti delle case i loro scherzi (per questo oggi i bambini vanno in giro per le case chiedendo “Dolcetto o scherzetto?”). Di ritorno dai boschi dove si accendevano i falò e si facevano sacrifici animali, i Celti usavano delle lanterne ricavate da grossi cavoli rapa intagliati. Le lanterne servivano a fare luce nel cammino e nelle lanterne ardeva il fuoco sacro, preso dalle braci dei falò. Negli Stati Uniti, la zucca, più facile da reperire, sostituì il cavolo rapa. Le lanterne che vediamo oggi hanno dunque una storia relativamente recente rispetto a questa festa che ha invece origini millenarie. Personalmente da bambina non ho mai festeggiato Halloween perché, quando ero piccola io, in Italia non era considerata una festa a tutti gli effetti ma solo la vigilia di Ognissanti. Oggi mi piace festeggiarla per il legame con il culto dei riti millenari legati alla Madre Terra. Ma cercherò comunque di festeggiare nel modo più ecologico possibile. Per i bambini del condominio preparerò infatti una torta di mele o un ciambellone fatto in casa così da non usare merendine e biscottini industriali. Per gli addobbi, se si hanno tempo, manualità e fantasia, ci si può armare con carta, cartoncino, colla e pennarelli e preparare così le proprie decorazioni che potranno essere riutilizzate il prossimo anno. Su internet ci sono tantissimi tutorial per realizzare in poco tempo tutti gli addobbi, compreso l’intaglio della zucca, il cui interno può essere usato per fare una torta, dolce o salata, il risotto o una zuppa. E per chi si maschera, basta prendere vecchi abiti e riadattarli a seconda delle esigenze. Con una vecchia tuta nera (la si può tingere in casa con prodotti specifici nel caso fosse di un altro colore) e un po’ di scotch bianco – per disegnare lo scheletro - si può preparare un costume da morte, con delle vecchie lenzuola si può fare un costume da mummia o da fantasma, con t-shirt e jeans strappati e sporcati di terra (più o meno ad arte) si può fare una maschera da zombie, con un abbigliamento total black (stivali, calze, leggins e abito nero) e un capello di cartone nero a forma di cono si ha un perfetto abito da strega. Anche per il trucco si possono usare ingredienti ecologici e fatti in casa per l’occasione come, ad esempio, un vecchio tappo di sughero bruciacchiato con cui si possono creare le occhiaie o far risaltare le sopracciglia. Se non lo avete in casa, potete acquistare un fondotinta chiarissimo o della cipria e usarli come base per sbiancare la pelle, in fondo si tratta di prodotti che noi donne usiamo anche durante il resto dell’anno. Insomma, visto che Halloween in origine era una festa collegata ai ritmi e alla stagionalità della Terra, cerchiamo di festeggiarla anche noi con l’attenzione di chi, la Terra, vuole proteggerla.

Consigli

Sono rientrata da poco dal mare e, a parte la voglia di ripartire (perché io vivrei in riva al mare se potessi), sono alle prese con il problema che ha chiunque di noi al rientro: la pelle screpolata e i capelli sfibrati. Si sa, il sole e la salsedine contribuiscono a seccare la pelle e i capelli. In questo periodo sto usando l’olio di cocco, ma un altro prodotto che amo usare è il burro di karitè perché è molto idrante e, cosa fondamentale, non unge! Il burro di karitè si estrae dal nocciolo di una pianta che cresce nell’Africa sub-sahariana, la Vitellaria paradox, appartenente alla specie della Sapotacee di cui fa parte anche l’argania da cui si estrae l’olio di argan. La Vitellaria viene chiamata anche “albero della giovinezza”. Forse perché il burro di karitè è noto per le sue proprietà rigeneranti, emollienti, elasticizzanti, antiossidanti, lenitive e cicatrizzanti. In Africa viene usato come condimento alimentare oltre che come prodotto cosmetico. Qui in Europa viene utilizzato nell'industria cioccolatiera e nella cosmesi come base per creme emollienti, idratanti, anti-rughe, e per creme che contrastano ustioni, dermatiti, irritazioni, screpolature etc. Può essere utilizzato anche per proteggersi dal sole (attenzione non è un solare, non ha filtri UVA e UVB, previene solo la disidratazione della pelle esposta al sole e ad altri agenti atmosferici), dal vento e dal freddo. Il burro di karitè può essere usato anche sui capelli, come impacco prima dello shampoo, o dopo lo shampoo sui capelli umidi. E’ un ottimo idratante anche per le mani e le unghie. Chi ha bambini piccoli può utilizzarlo per prevenire gli arrossamenti dovuti all’uso dei pannolini e le donne che stanno allattando possono usarlo per prevenire le ragadi. Infine possono utilizzarlo anche gli uomini come pre o dopo barba. Insomma il burro di karitè è sicuramente un toccasana per la pelle e per i capelli, dopo il sole o durante l’inverno. C’è una sola cosa a cui fare attenzione quando lo si acquista: a causa dell’uso intensivo in cosmesi e nell’alimentazione, lo IUCN (l’organizzazione internazionale per la salvaguardia della Natura) lo ha inserito nella red list, ossia la lista delle specie a rischio estinzione, e anche Slow Food denuncia gli stessi rischi, cerchiamo dunque di comprare prodotti che abbiano certificazioni transfair, slow food o simili che attestino il corretto uso delle risorse. In questo modo prendersi cura di sé significa anche prendersi cura dell’ambiente.  

Consigli

Quest’anno il cambio di stagioni degli armadi l’ho fatto decisamente in ritardo, ossia poche settimane fa. Un po’ perché non è stato caldissimo, un po’ perché sono stata fuori casa per lavoro e infine perché - sì, lo ammetto – non sono pigra ma mettere in ordine mi annoia. Mi direte, vabbè problema tuo. Sì, avete ragione, ma fare il cambio stagioni mi ha fatto venire in mente la lavanda. Da qualche anno evito di mettere prodotti come anti tarme chimici, canfora (di sintesi, non quella naturale) e naftalina negli armadi. E mi sono posta il problema di cosa usare per proteggere gli abiti dalle tarme e per dare loro anche un po’ di profumo, visto che rimangono chiusi per mesi. La lavanda mi è sembrata un’ottima soluzione, perché mi piace il suo profumo e perché con l’olio essenziale di lavanda si possono fare anche altre cose, dunque si ottimizza l’acquisto. La lavanda è usata per scopi medici dalla notte dei tempi, viene citata da Plinio il Vecchio e da Dioscoride (parliamo di circa di 2000 anni fa). Veniva usata non solo in medicina ma anche per la preparazione di amuleti o nei rituali esoterici. A parte gli usi nell’antichità, oggi può essere utilizzata come antitarme, ma non solo. La lavanda è nota per le sue proprietà calmanti e favorisce il rilassamento, basta aggiungere poche gocce di olio essenziale nella vasca da bagno oppure sul cuscino per avere un momento di relax garantito. Per le sue proprietà decongestionanti può essere utilizzata anche per fare i suffumigi in caso di raffreddore. Anche in questo caso basta aggiungere poche gocce di olio essenziale all’acqua bollente. Io la uso anche per profumare i capelli in aggiunta all’olio di lino dopo lo shampoo. Se avete uno spazio esterno, le piante di lavanda sono non solo belle, soprattutto per il particolarissimo colore, ma anche profumate. Insomma, la lavanda va bene dappertutto: sul balcone, sul cuscino, nella vasca e, ovviamente, negli armadi. Così il cambio stagioni resta noioso, ma almeno diventa profumato. NB: gli oli essenziali non sono acqua fresca, vanno maneggiati con attenzione e soprattutto non bisogna mai esagerare nelle quantità.

Consigli

L’attenzione per l’ambiente dipende dalle piccole cose quotidiane, Davide ed io lo ripetiamo sempre, on e off line! Da qualche mese scrivo di verdura e frutta di stagione, non perché sia una chef nella vita, tutt’altro. Ma mi piace cucinare e mi sono resa conto di quanto poco conosciamo la stagionalità della frutta e della verdura. Ma non mi piace solo cucinare. Non voglio alimentare pregiudizi che – anzi! - sono la prima a voler demolire, però devo ammettere che come tutte le donne amo prendermi cura di me. E anche qui nella scelta dei prodotti si può rispettare un po’ di più l’ambiente. Per questo ho pensato ad uno spazio per parlare degli ingredienti naturali per la cura della persona e della casa. Parto parlando di una mia recente scoperta. Come le donne sanno (ma anche gli uomini che ci vedono farlo), tutte le mattine dopo la doccia c’è il rito della crema idratante per il corpo. Io devo dire che preferisco usare l’olio che spalmo mentre sono sotto la doccia così ottimizzo i tempi! Dopo anni di oli minerali (eh si, anche io, ahimè, li ho usati, salvo poi convertirmi ad altri prodotti, e in particolare alla cosmesi ecobio, appena ne ho scoperto la provenienza, il petrolio), ho cominciato ad usare vari oli vegetali. Ad esempio l’olio di mandorle, di cui parlerò prossimamente, ma di recente ho scoperto l’olio di cocco che devo dire per il mio tipo di pelle è pressoché perfetto. Ma quali sono le proprietà dell’olio di cocco? E come possiamo usarlo? Prima di tutto c’è da dire che l’olio di cocco si ottiene dalla spremitura della polpa essiccata della noce di cocco, detta anche copra. Nell’estremo Oriente l’olio di cocco viene usato anche in cucina. Anche se contiene una percentuale alta di acidi grassi saturi non influenza i livelli di colesterolo, sono però in molti a sconsigliarlo per la cottura dato il basso punto di fusione (circa 24° C). A prescindere dall’uso alimentare, l’olio di cocco è molto usato nella cosmesi per le sue proprietà idratanti ed emollienti, ha inoltre proprietà antifungine e antivirali per cui è ottimo se si frequentano palestre o piscine. Poiché ha un punto di fusione molto basso lo troviamo allo stato liquido in estate ma quasi solido in inverno, in questo caso basta tenerlo in mano per qualche secondo perché si sciolga. L’olio di cocco è usato nella preparazione di saponi naturali, nelle creme, nei burri per le labbra, negli oli e nei prodotti per i capelli. Forse non tutti sanno che il simbolo della bellezza delle donne polinesiane, il Monoi, ha come ingrediente principale l’olio di cocco a cui si aggiungono i fiori di tiarè che gli danno il caratteristico profumo e che vengono lasciati macerare nell'olio di copra. Se volete provare l’olio di cocco sui capelli, potete usarlo come impacco preshampoo per idratare o usarlo in piccolissime quantità sui capelli asciutti per definire l’acconciatura. Infine si può usare come struccante per rimuovere il trucco. Insomma, coccolarsi è bello, e sostenibile.  

Consigli

Spesso, quando si viaggia, per qualche oscura ragione stiamo molto meno attenti all'ambiente di quanto non si faccia all'interno delle mura della propria casa. Si comprano prodotti usa e getta, bottigliette di plastica a go-go, e difficilmente si gettano i rifiuti negli appositi bidoni della raccolta differenziata. E invece basta poco per essere coerenti anche durante i nostri viaggi e continuare a moderare la nostra impronta ecologica. Ad esempio nelle camere di qualsiasi albergo è possibile ridurre l'impatto ambientale del nostro soggiorno. Come? Ecco alcuni consigli: Utilizziamo gli asciugamani con parsimonia e non come se fossero usa e getta. Riponiamo quelli ancora puliti negli appositi supporti e quelli veramente sporchi sul pavimento. Le signore addette alle pulizie cambieranno così solo questi ultimi riducendo il numero dei lavaggi e il consumo dei detersivi. Facciamo attenzione alle docce. Non approfittiamo del fatto che non paghiamo noi le bollette dell’acqua e del riscaldamento dell’albergo. Diamoci anche qui un limite di 5 minuti, più che sufficienti per una bella doccia. Se usiamo i saponi e gli shampoo dell’albergo portiamoci via le quantità rimanenti per evitare inutili sprechi o portiamoci sempre dietro piccoli flaconcini di prodotti ecologici. Ma attenzione! Ricordiamoci che se viaggiamo in aereo non si possono portare confezioni di liquidi sopra i 100 ml e che gli addetti alla sicurezza fanno gettare tutto prima di andare nell’area di imbarco! Spengiamo riscaldamento, aria condizionata e luci quando usciamo dalla stanza. Fantasmi o scheletri dell’armadio non hanno bisogno di questi comfort. A colazione mettiamo nel piatto solo quello che siamo sicuri di mangiare senza farci prendere dalla sindrome della locusta, un disturbo psicologico di breve durata che porta a riempire inconsapevolmente il proprio piatto ben oltre il necessario. Quando usciamo dalla camera portiamoci dietro i nostri rifiuti di carta e plastica e gettiamoli nei cassonetti di raccolta differenziata. Nelle capitali occidentali e quindi apparentemente “più evolute e civilizzate” questi contenitori non dovrebbero essere dei miraggi. Ricordiamoci anche che molti alberghi adottano politiche di riduzione dell’impatto ambientale. Con internet è facile trovarli e se rispondono alle nostre esigenze … perché non sceglierli? Buon viaggio! Anzi BUON ECO VIAGGIO!

Consigli

Green Mind ospita un nuovo post di Cristina Coppi. Petrolati, parabeni, siliconi, tensioattivi. Prodotti chimici che ogni giorno mettiamo sulla nostra pelle. Sono ingredienti presenti nelle creme, nei bagnoschiuma, negli shampoo. Secondo alcune ricerche riportate sul “Daily Mail” sono circa 515 le sostanze chimiche che mettiamo ogni giorno sulla pelle. Quelle che ho elencato sopra servono per esempio per produrre schiuma, rendere le creme più stabili sulla pelle (le donne conoscono bene l’effetto “lucido” che possono creare le creme idratanti) etc. etc. Attenzione: non è una questione di prezzo o di marca, ma solo di migliore resa del prodotto. Cioè a dire che non è detto che una marca più famosa o più cara garantisca la non presenza di ingredienti di parabeni, siliconi e quant’altro. Senza voler creare allarmismi queste sostanze non sono esattamente il miglior trattamento che possiamo riservare a noi e all’ambiente. Ad esempio, secondo Skineco http://www.skineco.org/, associazione internazionale di Ecodermatologia, i siliconi, utilizzati al posto degli emollienti vegetali, sono presenti in moltissimi prodotti per l’igiene e la cura di sè ma sono tollerabili in una concentrazione massimo del 2%, una presenza maggiore invece reca danno. Perché? Perché il silicone rende stabile una crema idratante e produce immediatamente un effetto seta, purtroppo però allo stesso tempo il silicone porta via acqua dalla pelle con l’effetto di aumentare la disidratazione della stessa, quindi applichiamo una crema convinti di fare una cosa per nutrire la nostra pelle e invece stiamo producendo l’effetto opposto. E allora come fare? Come prendersi cura di sé e allo stesso tempo non usare prodotti chimici dannosi per noi e l’ambiente? Prima di tutto informandoci e leggendo le etichette. Non vuol dire che sia necessario essere specializzati in chimica o in farmacia, basta documentarsi attraverso la rete. Esistono infatti moltissimi siti che permettono di verificare l’INCI (ossia la composizione) dei prodotti che usiamo. La prima cosa da sapere quando si legge un INCI è che gli ingredienti sono indicati in ordine decrescente, ossia dall’ingrediente principale si scende ad ingredienti con concentrazione via via inferiore nel prodotto. Quando per esempio trovate sui bagnoschiuma o sugli shampoo come primo o secondo ingrediente il laurilsolfato di sodio ricordate che quel prodotto contiene una concentrazione molto elevata di tensioattivo ossia ciò che fa fare la schiuma. Questo agente chimico purtroppo favorisce la rimozione del sebo presente sulla nostra pelle e la rende più secca e disidratata. Altro esempio: i petrolati (come la paraffina) invece sono derivati dal petrolio e sono presenti in moltissime creme e balsami. E recentemente anche le direttive europee li hanno inseriti tra i cancerogeni di classe II. Mano a mano che si impara a leggere l’etichetta diventa automatico riconoscere gli ingredienti di origine chimica e quelli di origine naturale. All’inizio può essere utile usare le app per smartphone (ad esempio il Biodizionario) che aiutano subito a capire che tipo di prodotto abbiamo davanti. Possiamo poi scegliere prodotti che abbiano un INCI “verde” o quanto meno il “più verde” possibile: esistono moltissime aziende che realizzano creme, e altri prodotti per la cura di sé di origine naturale e/o biologica, alcune – le più famose – si trovano in farmacia/erboristeria o nei negozi che vendono alimenti e prodotti naturali, altre invece sono presenti solo in rete e spediscono i prodotti a casa. Infine una divertente alternativa è preparare da soli, a casa, i prodotti necessari per l’igiene e la cura di sè. Su internet e sui social network si possono trovare tantissimi blog, profili, pagine, gruppi e canali dedicati all’argomento e che forniscono ricette sulla preparazione di creme e altri prodotti di bellezza. Personalmente non ho ancora provato ma appena avrò un momento libero proverò a preparare una crema idratante o uno scrub.  Vi terrò aggiornati sui risultati: stay tuned! 

Consigli

Chi si ricorda ancora le domeniche estive passate in campagna a fare pic-nic sui prati con tavolini e sedie pieghevoli, frigo portatili e cibi portati da casa? Si partiva la mattina presto con destinazione qualche collina nei dintorni della città. L’auto lasciata all’ombra di qualche albero, il montaggio del “campo base” e il pranzo con cibi semplici, pratici e fatti in casa: un po’ di arrosto, panzanella, verdure.  Gli ingredienti erano genuini e di stagione. L’acqua era quella fresca e limpida della sorgente del luogo. Era una bella abitudine, si stava all’aperto con parenti e amici, a contatto con la natura. Si potevano vedere mucche, pecore, caprette; con un pizzico di fortuna anche qualche animale selvatico che sbalordiva gli occhi di noi bambini e i nonni ci insegnavano a riconoscere le loro orme.  Per non parlare inoltre il sapore delle more appena colte e l’orgoglio di riportare a casa qualche sbucciatura sulle ginocchia guadagnate da qualche “ruzzolone” su prati scoscesi. Durante le passeggiate nel bosco si sentivano profumi umidi e si trovavano funghi. Queste avventure sono diventate sempre più rare. Si prende ancora l’auto ma per imboccare autostrade che ci portano verso outlet lontani o centri commerciali con animali a gettoni o finti in vetrina e dove non ci sporchiamo i pantaloni se non con le gocce di qualche macro gelato comprato nel fast food. In questi luoghi affollati si sta al caldo d’inverno e al fresco d’estate ma con quale impatto ambientale in termini di consumi energetici, produzione di CO2 e di rifiuti? Questa abitudine è sicuramente più diffusa nelle grandi città che nei piccoli paesi dove forse il contatto con la natura è ancora a portata di mano. Per chi vive nelle medie e grandi città c’è tuttavia un’alternativa per stare all’aria aperta e unire svago, sostenibilità e cultura in un modo nuovo e interessante. Si tratta dell’eco-gita in città, da fare in bici o con i mezzi pubblici, zaino in spalla e pranzo al sacco, sostenibile e salutare ovviamente! Spesso è infatti proprio la nostra città di residenza a essere la più sconosciuta. Ci ricordiamo i particolari di Londra, Parigi e Madrid ma quelli di Milano, Roma e Firenze? E allora usciamo di casa, con la famiglia e magari anche con parenti e amici. Direzione? Il centro della città con i suoi vicoli più nascosti, gli anfratti più pittoreschi, i musei dalle soglie mai varcate. E per pranzo seduti in un parco, sull’erba, mangiando quello che ci siamo portati da casa senza piatti e posate di plastica non differenziabile e portando una borraccia da riempiere alle fontanelle. Lo stesso tipo di gita è applicabile anche da chi vive in città più piccole dove è più facile fare una gita fuori porta e raggiungere con qualche pedalata  delle belle fattorie dove si può vedere mungere una mucca, sentire gli odori del cortile contadino e comprare qualche prodotto “casareccio”. In città o in provincia divertimento, sostenibilità e cultura sono sempre a un palmo di naso. Basta un pizzico di fantasia e di curiosità. A fine giornata il bilancio sarà positivo. Avrete speso poco denaro ma impiegato meglio il vostro tempo. Sarete stanchi ma rilassati e il giorno dopo i vostri figli avranno sicuramente qualcosa di nuovo da raccontare nel loro tema di scuola. Consigli per un pranzo al sacco “ecologico”:  durante un’eco-gita non si può andare a mangiare al fast food. Meglio panini con pane fresco fatti in casa, involtati con carta stagnola e sacchetti di carta riutilizzati. Portate frutta e verdura di stagione, biologica o a km 0 e per conservarla riutilizzate le vaschette del gelato, leggere e a chiusura stagna. Acqua in borraccia da riempire alle fontanelle. Gelato e caffè … Beh! Quelli sono da prendere al bar. Ricordatevi infine di gettare cartacce e contenitori no riutilizzabili negli appositi cassonetti di raccolta differenziata. Uno sguardo agli eventi: Ogni città offre diversi eventi all’aria aperta. Spettacoli, mostre, concerti e mercatini. Cercateli nei siti internet o sui quotidiani locali. Saranno le mete perfette da raggiungere per la vostra eco-gita. Offrono divertimento, stimolano la curiosità di adulti e bambini e danno un aiuto all’economia locale, fattore da non sottovalutare in periodi di crisi come questo.

Consigli

Sabato 0re 15:00. Si parte. Tutti nella Multipla a metano. Borse ecologiche prese. Quelle di plastica sono quasi scomparse da casa. Ore 15:15 arrivo all'IPERCOOP. 10 minuti per trovare parcheggio. Scendiamo, prendiamo il carrello, la lista della spesa è sull'app block-notes dell'i-phone. Un foglietto di carta risparmiato. Il digitale ha una natura eco! Iniziamo a fare spesa (dopo ovviamente una piccola via crucis da Zara, Fornarina, Bata, Sisley, Benetton, Geox ... la croce è il carrello!) entriamo finalmente nel supermercato "leggermente affollato". Iniziamo a fare il giro delle corsie, uno slalom tra personaggi di ogni tipo, donnine con atteggiamento da zombie, pirati della corsia ecc ... Mi sento un topolino da cavia in un labirinto da laboratorio. Inizia la spesa. Guardo i prezzi, le etichette, la certificazione bio ecc ... Personalmente preferisco cibi naturali, biologici. Costano di più ma ne hai più cura. Valgono come un tesoro, non li lasci scadere. Molti prodotti li scelgo in funzione del packaging, meno ne hanno più li gradisco. Se poi sono anche biologici è il NON PLUS ULTRA. L'acqua in bottiglia? Archeologia alimentare! Sono anni che non ne compro più. Brocca e filtri hanno sostituito le casse, pesanti e impattanti. Plastica in meno e CO2 risparmiata. Se poi la devo acquistare per tenerla in auto prendo quella che viaggia di meno, proveniente da fonti dell'Umbria, dove vivo. Niente acqua o latte da oltralpe o dalle Dolomiti. Le borse non bastano? Prendo qualche cartone vuoto. Andiamo alla cassa. Inizia la spunta. Gli "Yogurt" della Marcuzzi? Presi. (Da tempo hanno eliminato il packaging secondario di cartone). Affettati? Presi. Umbri, di qualità e con poco packaging. Verdure e frutta? Prese. Quasi tutte di stagione e bio! Niente frutta dall'altro capo del mondo. Tovaglioli e carta igientica? Presi. FSC ovviamente! Succhi di frutta? Presi. Bio. Detersivi? Presi. Concentrati ma non sempre ecologici. :-( Acqua distillata, Aceto, Alcool. Presi. Carne bianca? Presa. Bio. Ecc ... fino a raggiungere modiche € 200 di spesa. Siamo soddisfatti. Abbiamo preso tutto quello che serve, forse anche qualcosina di troppo fuori lista come sempre. Tanto in macchina qualcuno, con le mani sulle guance stile Urlo di Munch dirà "Il lievitooooooo!!!". A casa comincia la dura attività di sistemazione geometrico-maniacale alla TETRIS di tutte le cose e due vaschette di gelato dovranno essere consumate dopo cena perché non entrano nel freezer.

Consigli

Ore 9:00 arrivo in ufficio. Mangio il panino portato da casa e involtato con carta stagnola riutilizzata ma pulita!!! Prendo il caffé al distributore. Niente tazzina di plastica, uso quella di ceramica. Leggo i messaggi di posta elettronica, non stampo allegati, qualche albero mi deve la vita! Prendo appunti su vecchi fogli stampati. Li conservo sotto la scrivania. Sono anni che non uso blocchi notes. Sfoglio, guardo, leggo i giornali per fare la rassegna stampa. Sempre meno i giornali che arrivano, sempre più gli abbonamenti disdetti, sempre più quelli digitali. Scarico infatti i giornali su i-pad, quelli che mi interessano. Più pratico, più veloce, più economico, più ecologico. Un numero su i-pad costa all'incirca la metà della versione cartacea. Ore 13:00 spengo le luci e vado a mensa.  Mangio una quantità giusta e sufficiente di cibo, equilibrata. Non lascio niente nel piatto. Niente va sprecato. In ufficio bevo acqua in bottiglia di vetro, riempita dal culligan. Niente bottiglie di plastica. Ore 18:00 esco dall'ufficio. Porto via qualche foglio stampato. Sul retro mo figlio più piccolo disegna personaggi dei fumetti. Ho un Thor meraviglioso sulla scrivania che vola sopra i suoi colleghi mascherati: Uomo Ragno e Capitan America. Arrivo a casa e inizio a cucinare. Tutti i cibi escono dal frigo e saltano in pentola in ordine di data di scadenza. E se il diavolo fa le pentole ma non i coperchi ... Beh! Io uso sia l'uno che l'altro. Meno tempo e meno gas per cuocere, meno euro in bolletta. Vi lascio con una curiosità ... Ho letto che si possono cuocere i cibi in lavastoviglie. Ma questo ve lo racconto un'altra volta, non appena avrò fatto l'esperimento! P.S. In ufficio tengo il riscaldamento a 18° e in estate, invece dell'aria condizianata, apro la finestra ...

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 7:15 “Ora hai le mie mani, stringimi forte, non ti guardare indietro …” la voce di Marco Mengoni esce dal cellulare di mia moglie. Lei mette a tacere Marco Mengoni. Mi sveglio, abbraccio mia moglie, stretto, la bacio. Non vorrei alzarmi. 7:20 “Ora hai le mie mani, stringimi forte, non ti guardare indietro …”  Marco Mengoni insiste, vuole che ci alziamo. Mia moglie fa tacere di nuovo Mengoni. La ristringo forte. "Ci alziamo?" "Un minutino…" 7:25 "Ora hai le mie mani, stringimi forte, non ti guardare indietro …”  Marco Mengoni è un bravo cantante ma è veramente uno svizzero quando si tratta della sveglia. Ogni 5 minuti ci chiama. Ci alziamo? Risposta in duetto: “MMMMHHHH!!!” Ci alziamo ma Marco Mengoni non ci dice nemmeno Buongiorno! Mia moglie va in cucina, prepara le colazioni per me e per i bambini. Panini fatti in casa con la Nutella e involtati nella carta stagnola che ogni sera riporto a casa. Mi alzo, apro le serrande, entra luce naturale, non accendo quella elettrica. Faccio una doccia un po' rapida... ma ci riesco solo di rado. Amo stare sotto la doccia calda con aria zen!!! Dico ai bambini di lavarsi senza aprire il rubinetto alla NIAGARA! I denti si lavano con lo spazzolino a testine intercambiabili e non con il rubinetto. E’ una bella giornata? Si va a scuola a piedi. 150 mt dietro l’angolo. E’ tardi? Piove? E’ troppo freddo? Si va in auto ma si può dare un passaggio agli altri bambini del condominio. Due auto restano ferme nel piazzale. Un pò di CO2 risparmiata e qualche mamma non esce di casa con bigodini e pigiama. Vado al lavoro, con auto a metano, velocità costante, da crocera. 150 km A/R. € 9 di spesa anziché 22 di benzina  o 16 di diesel. Risparmio io, risparmia l’ambiente e qualche volta anche qualche collega con cui fare car sharing.  Vediamo cosa faccio di ecologico in ufficio… nel prossimo post!!!

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