DONNA
Il vecchio continente occupa solo il 5% delle terre emerse ma è una vera e propria “miniera” di biodiversità, grazie alla sua conformazione infatti sono presenti diversi ambienti naturali: dal circolo polare artico fino alle coste del Mediterraneo. Ad essere precisi, le regioni biogeografiche sono 9: Boreale, Atlantica, Continentale, Alpina, Pannonica, Steppe, Mar Nero, Mediterranea e Macaronesia. Ognuna di queste zone si contraddistingue per vegetazione, clima, caratteristiche topografiche e geologiche. Patrimoni da tutelare Questo patrimonio di biodiversità è una risorsa che va protetta e trasmessa alle generazioni che verranno. Oggi purtroppo in Europa quasi la metà dei mammiferi e un terzo di rettili, pesci e uccelli sono in pericolo. Da cosa dipende? Beh, sicuramente la costruzione di grandi infrastrutture, l’agricoltura intensiva, la crescita delle aree urbane e i cambiamenti climatici non hanno aiutato a preservare gli ambienti naturali per la sopravvivenza di piante e animali. L’Europa ha avviato per questo una serie di misure che servono a tutelare e prevenire la perdita di biodiversità. La legislazione comunitaria ha infatti aiutato la creazione di una rete di collaborazione tra i paesi per difendere la natura. La logica alla base delle misure attuate è che in natura non esistono confini, il Danubio ad esempio attraversa diverse nazioni e l’inquinamento in un’area impatta non solo in quella zona ma in tutte le nazioni che vengono toccate dal fiume. Cosa fare dunque per tutelare la biodiversità? Unire gli sforzi e aggregare le risorse è sicuramente la soluzione più efficace. Per questo è nata una rete di siti protetti che si chiama Natura 2000. Ad oggi la rete conta oltre 25.000 siti che coprono un quinto delle terre Europee e buona parte del mare circostante. Il principio fondante di Natura 2000 consiste nella compresenza delle attività umane nelle aree protette, questo perché l’idea è che la collaborazione tra la natura e l’uomo sia proficua. Obiettivo della rete è infatti definire dei parametri che consentano di esercitare attività economiche invece di impedirle. Per questo nelle aree protette vengono oggi apportate piccole modifiche per renderle compatibili con la tutela degli habitat naturali esistenti. [jscode id="1"] Come fa l’Unione Europea a valutare i risultati della rete di protezione? Chiaramente la collaborazione degli stati membri è fondamentale. Ogni sei anni vengono comunicati alla Commissione lo stato di conservazione degli habitat e le misure attuate per la protezione degli stessi. In questo modo non solo si valutano i successi della rete Natura 2000 ma anche le aree problematiche in cui intervenire per correggere e intensificare, dove necessario, le attività a tutela degli habitat. Ma Natura 2000 non è un’entità lontana, possiamo partecipare tutti per dare il nostro piccolo contributo: dalle gite agli acquisti nelle aree protette, fino alle attività di volontariato. L’importante è anche diffondere le informazioni sulle iniziative e i loro risultati. Ad esempio, lo sapevate che grazie a Natura 2000 i camosci negli Appennini sono diventati oltre 1.000? Una cifra che non si aveva da più di un secolo! Se come me siete curiosi di sapere quante e quali sono le aree aderenti a Natura 2000 e più in generale cosa fa la Commissione per proteggere l’ambiente e la biodiversità potete visitare il sito. Buona natura a tutti. Sponsored by Commissione europea - Direzione Generale per l'Ambiente

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Mia nonna paterna si chiamava Angela. Ma io non la chiamavo così. Io la chiamavo Nonna Abelarda. Il battesimo canzonatorio mi venne in mente quando avevo più o meno 7 anni. Ero in vacanza al mare. In Maremma. A casa degli zii di mia madre. Prima di andare in spiaggia ci fermavamo all’edicola dove vidi per la prima volta una schiera di fumetti che oramai si trovano solo nei ricordi di chi ha visto, almeno per un po’, la TV in bianco e nero: Tiramolla, Geppo, Cucciolo e Beppe e la mitica Nonna Abelarda. Nella mia mente di bambino notai una certa somiglianza tra quest’ultima e mia nonna che in realtà non era proprio come il fumetto. Era più simile, al dire di mio padre, a Margherita Hack. Forse il mio nomignolo, tutto sommato, era meno offensivo. Però quando la chiamavo Nonna Abelarda lei rideva, faceva finta di arrabbiarsi e mi inseguiva per casa con la goffa e lenta allegria degli anziani al grido di: “Brutto birbante, non ti vergogni di vergognarti?”. La nonna Angela è sempre stata anziana. O per meglio dire io me la ricordo solo anziana, con le mollette sui capelli grigi e lisci, con addosso vestaglie di jersey sintetico a fiorellini, ciabatte da casa e una mantellina sulle spalle. Aveva sempre paura di prendere freddo. Aveva problemi di udito ma di tutto ciò che le dicevo non perdeva mai nemmeno una parola. Strano? No, non è strano. I nonni spesso capiscono i nipoti meglio dei genitori e non solo a parole. Forse perché da anziani si dimenticano tante cose ma ci si ricorda meglio di essere stati bambini. Mia nonna aveva la passione per i farmaci e io per i cioccolatini Perugina che lei teneva dentro un mobile del salotto insieme a pasta, biscotti e cracker. Aveva diversi acciacchi dovuti all’età e prendeva molte medicine. Per il cuore, per la pressione, per lo stomaco e per mille altre cose. Ma questo la rendeva tranquilla, serena. Mia nonna divideva i medici in due categorie: quelli che sono bravi perché danno tante medicine e quelli che non sono bravi perché non prescrivono alcuna medicina. Nemmeno un clisterino, panacea di tutti i mali. Quando andava in farmacia usciva con più spesa di quella che faceva alla COOP. Pensate che una volta c’è andata persino con il carrello. In farmacia intendo. Ho scoperto, dopo la sua morte, che era consulente del giornalista Luciano Onder, quello di Medicina 33 della Rai. Ma oggi i tempi sono cambiati. Oggi si usano meno farmaci. Si è capito infatti che l’uso eccessivo delle medicine che assumiamo per curare certe malattie possono farti venire altre malattie per le quali poi devi comprare altre medicine che poi ti fanno venire altre malattie per le quali devi comprare altre medicine che poi … si, insomma, ci siamo capiti. Usiamo meno medicine ma continuiamo comunque a comprarne tante, così tante che spesso scadono e dobbiamo buttarle via. E dove le buttiamo? Nel gabinetto o nell’immondizia indifferenziata. Con effetti disastrosi per l’ambiente e di conseguenza per la nostra salute. Eh si, perché se buttiamo le aspirine scadute nel gabinetto, queste poi vanno a finire nei fiumi e poi nel mare e poi entreranno negli organismi dei pesci. Così la prossima volta per farci passare il raffreddore andremo a  comprare dei gamberetti effervescenti o delle punture di trota per i dolori di schiena. Ma questo non è l’unico modo per cui i principi attivi dei farmaci finiscono nelle acque o nei terreni. Pensate ai maiali, ai polli o alle mucche. Questi animali vengono riempiti di antibiotici che poi una volta assimilati vanno a finire nei loro escrementi per poi finire negli stoccaggi dei liquami degli allevamenti e quindi nel suolo e poi nelle falde acquifere. E questo è tutto vero. Pensate, tra qualche anno invece che andare alle terme a fare i fanghi per i dolori articolari potremmo fare dei bagni nella cacca di maiale o di mucca, ricca di antidolorifici. Al ritorno potrete sempre dire: “Una vacanza di merda ma almeno non ho più dolori!”. Ricordi a parte, scherzi a parte, risate a parte, quello dello smaltimento dei farmaci scaduti è un problema serio. Abbiate cura di gettare l’astuccio di carta e il bugiardino nel cassonetto della carta ma portate blister e flaconi presso le farmacie che hanno l’apposito raccoglitore di farmaci scaduti. Non gettateli nel gabinetto o rischiate che lo sciroppo per la tosse fatto con bava di lumaca diventi un antibiotico supercalifragilistichespiralitoso che vi trasformerà in un marziano.

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Il Natale finalmente se n'è andato e se da una parte ha portato via la sovrabbondante alimentazione, lustrini e oggetti inutili , dall'altra ha, solo per un brevissimo tempo, colmato la sete, da parte dei nostri figli,  di comprare. "Mi serve, mi piacerebbe, mi compreresti..." sono i mantra quotidiani che loro ripetono senza vergogna, senza indugio, senza un minimo di comprensione da parte loro per come viviamo, per quello che guadagniamo, per la fatica che facciamo a vivere. Certo non tutti sono così viziati, non tutti pretendono sempre di acquistare, ma obiettivamente, è vero che qualcosa manca sempre. Dalla matita azzurra nell'astuccio che è finita, alle calze che non vanno più bene, dal Dvd che mi serve per scuola, alle  figurine che "ce l'hanno tutte e perché io no." Bisogna trovare piccole astuzie sia economiche, sia di strategia per far capire loro che non tutto è dovuto e che molte volte per  le cose che servono non è obbligatorio mettere mano al portafoglio. DVD e libri che possono essere presi in prestito in biblioteca, vestiti al mercatino dell'usato, matite che possono essere consumate fino a lasciarle a cinque centimetri, condivisione di tanti giochi coi compagni, organizzare una tombolata con i giochi come premi anche degli amici che non si usano più, creazione di giornalini e fumetti fatti in casa, costruire col cartone. Insegnare loro, con la creatività e l' intelligenza, il valore delle cose, il rispetto per gli oggetti, il poter costruire tutto quello che si vuole con scotch, colla e cartone senza dover sempre conformarsi a quello che va di moda, per sviluppare un loro gusto personale, una buona manualità e un senso critico molto più sviluppato di chi si trova il prodotto bello che confezionato in mano. by @vestitaacipolla  

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Sebi è mio figlio. Mio figlio maggiore. Ed è più alto di me. Sebi non è più un bambino e non è ancora un ragazzo. Ha quell’età paragonabile a una terra di mezzo, senza confini netti, con paesaggi variopinti, flora e fauna di ogni tipo, che nemmeno il miglior illustratore saprebbe rappresentare. È come un clima di passaggio tra una stagione e l’altra, che non sai come affrontare. Se ti vesti leggero senti freddo. Se ti vesti pesante senti caldo. Difficile trovare un equilibrio. Sebi rifiuta oramai gli abbracci ma vuole fare la lotta. Per gioco. Per ridere. Ma anche per trovare, a modo suo, un contatto affettuoso e di sfida allo stesso tempo. A volte, negli occhi di Sebi, vedo i germogli dei miei stessi difetti. E vorrei chiedergli scusa. Per questo. La sua è un’età fatta di sfide,di  insicurezze e di provocazioni da una parte e di ricerca di conferme e di rassicurazioni dall’altra. Un formulazione esplosiva. Un equilibrio instabile pari a quello di un ponte tibetano che il genitore deve attraversare con attenzione, con il difficile compito di essere una guida non invadente, un osservatore non disinteressato, un punto di riferimento fermo, confortante, stabile ma flessibile. Quella di Sebi è un’età complessa per un ragazzo e un esame difficile per un genitore, sempre a rischio di bocciatura. Sebi si è appena accorto che sto scrivendo questo post che lo riguarda. Si è subito imbarazzato. Ho cominciato a leggerglielo e lui si è tappato le orecchie urlando: “NO NO NO!”. Il tutto ridendo. Normale. Quando io e Sebi siamo soli entriamo in un mondo nostro fatto di confidenza e complicità. Un mondo che non regge appena qualche altra persona ne varca i confini. Non ne ho ancora capito il motivo. Lo capirò. Prima o poi. Una domenica pomeriggio di fine settembre di quest’anno il cielo era grigio. Non era caldo. Non era freddo. Non c’era pioggia, non c’era sole. Avevo desiderio di passare del tempo con Sebi. Gli ho chiesto di accompagnarmi in centro a Perugia per andare alla ricerca delle piante spontanee di città, più comunemente dette “erbacce”. Un occasione per scoprire il verde urbano, quello nascosto, sconosciuto e disprezzato. Ha accettato l’invito con una incredula passività e affettuosa rassegnazione. Pantaloni corti, scarpe da ginnastica, t-shirt, armati di borraccia con acqua del rubinetto e di una guida al riconoscimento delle erbe di città ci siamo diretti verso il centro di Perugia. Tra le stradine, i vicoli e le scalinate medievali di una città che amo da morire abbiamo camminato alla ricerca di piccole piante magicamente nate ai bordi di una rotonda, tra l’asfalto e uno scalino di una vecchia casa, all’ombra di un cartello stradale, tra gli spazi di antiche pietre etrusche. “Eccone una Sebi! Guarda che bel fiore viola!” oppure “Guarda Sebi, che culo che abbiamo! Vieni a vedere questa!” oppure “Guarda come è magnifica e sorprendente la natura in mezzo alla città!” gridavo all’avvistamento di una piantina triste e sconsolata di Malva, di Menta, di Piantaggine o di una Parietaria tristemente arrampicata sui mattoni di un vecchio muro. Sebi non aveva il mio stesso entusiasmo. Ovvio. Rimaneva qualche passo indietro a guardare imbarazzato il padre accovacciato a terra e con la stessa espressione di Indiana Jones al ritrovamento dell’arca perduta. Beh! Chi lo avrebbe biasimato? Io avevo la stessa espressione quando fui precettato dai miei genitori per andare al concerto dei Nomadi, che avrei apprezzato … ma solo dopo 10 anni. È stato sotto un arco antico, mentre osservavo un raro esemplare di Piantaggine con Sebi che stava in piedi alle mie spalle a tre passi da me, che un vecchio barbone seduto su una panchina a pochi metri di distanza e circondato da alcuni piccioni mi ha chiesto cosa stessimo facendo. “Stiamo cercando le piante medicinali!” Ho risposto gentilmente. Come se fosse la cosa più naturale al mondo. “Se andate all’orto botanico ce ne sono molte di più!” mi ha risposto il barbone in un italiano incerto ma comprensibile e comunque meglio di quello di molti miei connazionali. “Lui non ha la tua stessa passione!” ha continuato il barbone indicando Sebi. “Si. È vero.” “Lo devi rispettare.” Mi ha esortato l’anziano con una saggezza semplice e diretta. Quasi infantile e ingenua ma genuina. Schietta. “Si. È vero. Lo devo rispettare.” A quel punto mi sono alzato dalla mia posizione di botanico urbano improvvisato e sono andato in contro all’uomo per regalargli la mia piccola guida alle erbe di città. Lui mi ha sorriso e mi ha ringraziato. Io e Sebi lo abbiamo salutato e ce ne siamo andati per andare a bere un succo di frutta prima di tornare a casa. È stato il suo primo aperitivo. In fondo arriva sempre il momento in cui un padre deve insegnare al proprio figlio a bere roba buona. Tornando verso l’auto, alla luce di un cielo grigio che mostrava il broncio mi sono rivolto a Sebi: “Sai, regalando quel piccolo libro a quell’uomo non abbiamo saziato la fame del suo stomaco. Ma lui con un sorriso ha sfamato quella della nostra anima”. Sebi ha fatto un cenno di assenso non troppo interessato e io gli ho sorriso strizzando i miei occhi e scompigliandogli i capelli con la mano. È stato il mio modo per dirgli “Grazie di avermi accompagnato. Ti voglio bene”. Ma si sa, le parole più semplici sono quelle più difficili da dire.  

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I sentimenti sono ecologici. Si. Secondo me sono ecologici. Non ci credete? Allora ditemi se siete mai riusciti a calcolare quanta CO2 produce un innamoramento, un sorriso verso i figli, un gesto gentile verso un genitore, un nonno, o un sentimento di amicizia. Non mi risulta che fare l’amore inquini i boschi o metta a rischio la salute della fauna selvatica (a meno che non si abbandoni il profilattico su un prato e un cinghiale lo scambi per una gomma da masticare!) . Non mi risulta che l’amore contamini l’acqua del mare o dei laghi; non c’è riuscito nemmeno Valerio Scanu quando cantava a far l’amore in tutti i modi in tutti i mari in tutti i luoghi in tutti i laghi … Non mi risulta che giocare al pallone con i figli aumenti l’intensità delle onde elettromagnetiche, a meno che il pallone non sia telecomandato. Non mi risulta che chiacchierare con amici fino a tarda notte fuori da un locale faccia impennare il valore dell’inquinamento acustico. Non mi risulta che cogliere un fiore per una donna contribuisca al diboscamento dell’Amazzonia. I sentimenti sono ecologici perché l’anima, a differenza del corpo, può avere sete ma non beve acqua, può avere fame ma non mangia i frutti della terra. Viaggia, vola ma non usa automobili né aerei, si copre ma non indossa abiti. Si mette a nudo ma non si spoglia. Può essere preziosa  senza indossare gioielli. Si purifica ma non usa sapone, né creme, né essenze di alcun genere. Si disseta bevendo da bocche che versano baci sulla pelle come anfore ripiene di ambrosia, si sfama mangiando avidamente carezze e abbracci ripieni di passione (non quelli del Mulino Bianco fatti da Banderas). Un’anima nasce e muore ogni volta che fa l’amore, senza lasciare resti, completamente a impatto zero. Si purifica ogni volta che dice TI AMO. Si rilassa con una poesia, con una canzone, con un film, perdendosi tra le pagine di un libro, con una passeggiata al chiaro di luna tra le strade antiche di una città, in riva al mare ascoltando l’eco della sua stessa voce, emessa dalle onde stanche del tramonto. Si riposa e pensa al suo domani bevendo un bicchiere di vino nero, forte e corposo  sugli scalini di una piccola casa bianca al calare della notte. Si sente al sicuro tra due corpi avvinghiati come mangrovie. Se solo il corpo fosse in grado di assomigliare un po’ più all’anima che gli dà vita.... Se solo imparasse ad ascoltare le grida mute che l’anima lancia verso le stelle del cielo … Ogni corpo consumerebbe più amore, più passione, più poesia, più sguardi, più frasi d’amore … E le stelle innamorate, dal cielo, si incanterebbero a guardare gli occhi di chi vive in un mondo così.

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Mare trasparente, acqua calda, spiagge pulite, strade senza traffico, semafori inesistenti, caldo secco e ventilato, cibo buono, persone piacevoli, pochi alberghi faraonici e turismo silenzioso. Niente immondizia abbandonata in giro. No, non sto parlando dell’isola che non c’è di Peter Pan ma di un’isola che c’è e come se c’è! Ed è proprio nel Medierraneo, ad appena un’ora e un quarto di volo da Roma. Avete idea di quale isola sia? Vi do un aiuto: Ubi Maior-ca Min, Minor … Minorca! Ma Minorca di fronte a Maiorca non cessat affatto. Anzi. Dopo averle visitate tutte e due devo ammettere che l’isola più piccola e meno battuta delle Baleari mi ha colpito molto di più della sorella maggiore. Il suo paesaggio, verde e brullo allo stesso tempo, la rende un ossimoro ideale per una vacanza tranquilla all’insegna di mare, relax e cultura, il tutto mixato con una buona dose di ecologia. Il mare e le spiagge sono così pulite che ogni turista si trasforma in un ranger al servizio della natura. Nessuno osa lasciare lattine, sigarette, cartacce sulla sabbia. Ognuno è spinto infatti, con un piccolo gesto, a contribuire alla salvaguardia dell’isola e a fare il suo sacchettino di rifiuti per gettarlo negli appositi secchi di raccolta differenziata, assai diffusi in tutta l’isola. A Minorca è facile girare in auto o scooter grazie allo scarso traffico e ai limiti di velocità imposti. Non mancano i mezzi pubblici come autobus o taxi. Dimenticate i treni. Un vagone sarebbe più lungo dell’isola stessa che misura appena 100 km ed è abitata da non più di 75.000 persone. L’isola non offre divertimenti notturni. Ho visto una sola discoteca e bar e ristoranti chiudono piuttosto presto, a orari neanche lontanamente concepibili a Madrid o a Barcellona. Ma non per questo manca la possibilità di divertirsi. Il divertimento vero di Minorca è quello alla luce del sole. Stare in spiagge fantastiche e nuotare in un’acqua dalle temperature termali contribuisce al relax. L’informalità familiare e il calore che trasmettono i menorchini e l’aria di allegria e positività che si respira nelle due città di Mahon (capitale) e di Ciudadella rende la permanenza a Minorca una esperienza unica seppur nella sua semplicità. Ma a Minorca non ci sono solo spiagge e piccole città. Dopo una mattinata passata in spiaggia è possibile visitare i numerosi siti archeologici dei Pueblos Talayots, villaggi risalenti al 2.000 a.C., con dolmen e strutture in pietra un po’ simili ai nuraghe sardi. Facile immaginarsi personaggi alla Obelix mentre posizionano grandi pietre a secco per costruire abitazioni, torri di avvistamento e altari religiosi. I Pueblos Talayots sono affascinanti e suggestivi, immersi nel paesaggio brullo dell’isola trasmettono il fascino di un passato remoto e misterioso di una cultura persa nei secoli e di cui si sa poco. Minorca è assolutamente un posto da visitare e da rispettare.

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La capacità di @vestitaacipolla di far ridere delle piccole cose di tutti i giorni colpisce ancora una volta...   Non è solo il terrore per le bollette che ci paralizza quando ci avviciniamo alla nostra cassetta delle lettere, ma anche per la quantità inaudita di fogli, foglietti e fogliacci che la mente malata di qualcuno ha partorito direttamente nel pertugio della nostra scatola di ferro destinata solo, e si sperava, a comunicazioni importanti o al massimo a qualche cartolina da Milano Marittima. E invece siamo lì, sommersi da 25 kg al giorno di pubblicità, nuotando, con le pinne fucile ed occhiali (come cantava il Vianello nel' 62),  in quel mare di offerte speciali delle quali pare noi non potremmo vivere senza, alla ricerca di una bolletta o di un'ingiunzione di pagamento con scadenza il giorno dopo. Gente che offre cellulari satellitari, depilazioni semi definitive del polpaccio di sinistra, ricrescita di capelli con riporto incorporato, 14 casse dei cachi del Brunei a soli 3,22 euro, gratta qui che vinci subito un missile interspaziale, telefona al numero per assicurarti il tuo viaggio della vita a Lourdes. La scritta "NO PUBBLICITA'" sulla cassetta l'abbiamo messa da qualche tempo, ma poi pensi a quei poveri ragazzi che per un tozzo di pane al giorno,  letteralmente parlando, macinano chilometri a piedi con cartine in mano per studiare il modo più breve e veloce per riempirci di cartacce e poter sfamare una famiglia e capisci che a loro non ti viene voglia di dire nulla. L'unica soluzione a questo punto, sarebbe quella di minacciare, come solo sa fare l'Incredibile Hulk, una per una le Società di volantinaggio ma sarebbe come voler svuotare il mare con un cucchiaio; l'unica soluzione plausibile che rimane a questo punto,  è quella di  spostare le tue pubblicità nelle cassette dei vicini per riavere una cassetta vuota al punto giusto.

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La tutela dell’ambiente passa anche dal risparmio. Ma non sto parlando del risparmio energetico, quello lo intuiamo tutti e, più o meno, tutti ormai cerchiamo di monitorare e ridurre i consumi di energia. Il risparmio a cui mi riferisco è quello monetario. Quando ero piccola, avevo un salvadanaio in ceramica a forma di Zio Paperone, peraltro secondo me più indicato del maialino: chi meglio di Zio Paperone incarna la figura del risparmiatore? Mi ricordo che nel mio salvadanaio mettevo tutti i “soldini” che riuscivo a risparmiare per poi comprare un giocattolo o qualche altra cosa che mi piaceva. Crescendo il salvadanaio è diventato un soprammobile (eh sì, ci sono affezionata) e i risparmi sono finiti sul conto corrente. Ma anche in questo caso non c’è possibilità che il capitale possa crescere, ma come si fa ad investire, ammesso che ce lo si possa ancora permettere? Ci viene incontro ancora una volta la tecnologia. E’ nato da poco gimme5, un servizio alla portata di tutti, accessibile e immediato. Come funziona? Basta andare sul sito www.5gimme5.it o scaricare l’app gratuita sul proprio smartphone. Dopo essersi registrati, si potrà provare ad investire in modalità “demo”, l’investimento vero e proprio – se ci sentiamo di investire – avviene solo quando si attiva la modalità “investi davvero”. Solo in quel momento ci sarà richiesto di fornire le informazioni personali, un numero di conto corrente di riferimento, la modalità di pagamento, bonifico o RID e la scelta del livello di rischio legato al fondo di investimento (basso, medio, elevato). [jscode id="1"] Con gimme5 non ci sono commissioni d’ingresso e di uscita, non esistono diritti fissi, ad eccezione del costo di 1€ per i rimborsi (parziali e totali). Così gestire i propri risparmi diventa più comodo, e lo si può fare ovunque. La tecnologia dunque ci aiuta anche nella gestione dei nostri investimenti, garantendoci servizi immediati. E l’ambiente – per restare in argomento - che ci guadagna? Innanzi tutto non c’è spreco di carta, e già questo non è poco, abituati come siamo a quantità infinite di scartoffie, sulle quali dobbiamo fare più autografi noi che George Clooney al Festival del Cinema di Venezia! E, in seconda battuta, niente file agli sportelli dove presumibilmente molti si recherebbero con la macchina, a meno che non abbiano la banca sotto casa. D’ora in poi potremo investire e controllare l’andamento dei nostri risparmi comodamente seduti a casa nostra grazie all’app per smartphone o al sito. Sempre che si risolva il problema principale: riuscire a risparmiare! Articolo Sponsorizzato

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Si chiama Greenisland. O meglio per una sera, il 6 novembre prossimo, il Rockisland, storico locale affacciato sul molo di Rimini, diventerà Greenisland e ospiterà un evento organizzato dalla FIMA (Federazione italiana media ambientali). La serata prevede narrazioni, musica e gusto a sostegno dell’informazione utile al pianeta. Tema della serata sono i valori della buona comunicazione “green”e, coerentemente, la cena prevede un menù vegetariano e tipico a Km zero. Sono previsti alcuni tavoli di discussione per confrontarsi su temi chiave per la FIMA (coerenza scientifica dell’informazione, strategicità dei social media, contaminazione dei media generalisti, civic journalism e bisogni di tutela per i free lance). I tavoli saranno animati da esperti ed esponenti dell’associazione. Sarà presente anche Diego Parassole, attore milanese lanciato da Zelig, che presenterà in anteprima assoluta un estratto del suo nuovo libro “All you can eat – mangiare meglio oggi per non stare a dieta domani” scritto insieme a Riccardo Piferi e in uscita a dicembre (Scienza Express edizioni). La serata si concluderà con un brindisi sulla terrazza per stringere un patto per la buona informazione, quella che tiene insieme precisione scientifica, attenzione ai territori e alle comunità, visioni di futuro. Per partecipare alla cena, il cui costo è di 30 euro comprensivo della quota annuale di associazione alla FIMA, è necessario prenotare i biglietti scrivendo a info@fimaonline.it. I biglietti saranno inviati via email oppure si potranno ritirare durante Ecomondo (a partire dal 5 novembre) presso il Social media corner (Padiglione D1) e nello stand di Petroltecnica (Padiglione C1 n. 200), la società riminese impegnata nel settore delle bonifiche che dà supporto organizzativo alla serata. La FIMA ringrazia Aboca, azienda associata, che ha favorito la partecipazione di Diego Parassole. Se sarete a Rimini nei giorni di Ecomondo, vi suggerisco di passare una notte green. In compagnia della buona informazione.

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Qualche anno fa, con il primogenito che aveva iniziato a fare i lavoretti all'asilo, mi ero prefissata un obiettivo dopo aver letto alcuni consigli su una rivista green; quello di utilizzare fino all'ultimo pezzettino di carta prima di buttarlo definitivamente via. E così ogni retro di fogli dattiloscritti era mio, cartoni, cartoncini, pezzetti bianchi di bugiardini, carta del pane, vassoietti dei pasticcini, insomma ogni spazio "vergine" veniva stipato in scatole per essere riutilizzato. Ma sarei dovuta essere Danti Alighieri per riuscire a consumare tutto quello che preziosamente raccoglievo. Andavo in giro con pizzini che neanche Provenzano, lasciavo messaggi alle maestre sul retro delle carte delle caramelle, disegnavo piccole mappe stradali sui biglietti del tram usati agli stranieri per non perdersi a Milano. Ho persino preparato una volta per il consorte la lista della spesa su un retro di una confezione di assorbenti interni che, a me, era sembrato un capolavoro, ma sfortunatamente solo a me. Lui alla vista di quella " vergogna" da portare in giro, dopo aver pazientato mesi in casa inciampando in mille scatole di carta, presentando appunti ai colleghi sul retro di volantini pubblicitari per la depilazione definitiva, sentendosi insultare se osava infilare nel bidone della carta un foglio che avesse ancora un centimetri bianco, ha detto STOP, come Enzo Tortora. E li ci siamo un attimo ridimensionati. Ora abbiamo fatto nostre le "best practices" per il consumo consapevole della carta che abbiamo trovato in giro, ma questa volta senza esagerare, perché meglio un foglio in più buttato che un matrimonio nel bidone gettato. by @vestitaacipolla  

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Chi non ha nella cassetta del pronto soccorso una pomata di Comburodon per le ustioni alzi la mano, o chi non tiene nel frigo almeno una confezione di Quark per gli impacchi contro la bronchite faccia un passo avanti. Quando affronto con i colleghi il tema della medicina alternativa mi guardano come se fossi matta, come se andassi a farmi visitare da stregoni che praticano la makumba, come se cucinassi ragni e lacrime di drago per poi somministrarli ai miei figli per farli stare bene. La verità è che intorno a tutto quello che è alternativo rispetto al solito "antibiotico" c'è ancora tanto scetticismo e, nel momento in cui per miracolo riesco a far provare un nuovo rimedio per una qualsiasi tipologia a questi "miscredenti", loro dopo un secondo dicono che non funziona tanto per essere bastian contrari. Certo il mio "battesimo" con i rimedi della nonna non è stato dei più esaltanti. Diversi anni fa ho fatto piangere di dolore mio marito tutta una notte per un'otite applicandogli solo un impacco di cipolle tritate sull'orecchio sperando gli si sfiammasse, e alla fine quando,  dopo ore di lacrime, è andato al pronto soccorso, lo hanno accolto con un bel punturone di antidolorifico, "così impara a farsi curare dalla moglie!!!"(testuali parole). La strada è lunga per Tipperary disse qualcuno una volta, sono passata, specie con i figli, dagli impacchi freddi ai polpacci per la febbre, a somministrare anche 7 rimedi omeopatici diversi a distanza di mezz'ora per giorni e giorni per farli guarire da un broncospasmo, dalle gocce di miele nel naso per il raffreddore, alla masticazione della radice di viola per il mal di denti. E non sempre è facile quando sei al telefono con l'omeopata di fiducia e devi decidere se continuare e tenere duro, o se si è troppo in là e quindi ritornare di corsa alla medicina allopatica. Quante volte mi sono ritrovata col marito ad insultarci, stile "guerra dei Roses", col figlio febbricitante vicino perché uno voleva mollare e l'altro no, ma se non si divorzia, è tutta esperienza che fortifica e che ci rende più sicuri delle nostre scelte. Etciù, etciù, c'hai mica sotto mano uno spruzzatore con "mucosa nasalis suis" che mi cola il naso? by @vestitaacipolla

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L'Italia è al verde ma la Green Economy potrebbe essere il motore per il rilancio della sua economia. A prima vista un paradosso ma forse è proprio così. E lo dimostra Perugia che su questa cosa non ci dorme sopra, a tal punto da organizzare una notte green, che terrà sveglio il centro storico colorandolo di verde proprio domani venerdì 26 settembre. A partire dalle 19,00 eventi, musica, spettacoli e appuntamenti di gusto animeranno il Museo d’arte contemporanea di Palazzo della Penna, Corso Cavour e Borgo XX Giugno per una notte dedicata all’ambiente e all'economia sostenibile. Per tutti coloro che si presenteranno con un indumento o un accessorio Green, leghisti e non :-), sconto sull’Aperitivo Zen proposto da Bioo con gustosi piatti vegetariani, vini e birra bio. La Notte Green, dedicata interamente al tema dell’ambiente è organizzata da Piacere Magazine in collaborazione con il Distretto del Sale e l’Associazione Borgobello, con il patrocinio del Comune di Perugia e della Fondazione Perugia2019 e i luoghi di Francesco d’Assisi. In particolare, il Museo ospiterà nel chiostro la Mostra “Design Green Appeal”, esposizione temporanea di design e arredamento “verde” a cura del designer Luca Binaglia che ha selezionato e creato per l’occasione oggetti frutto di creatività e riuso. Un altro curioso appuntamento che avrà luogo a Palazzo della Penna è la presentazione del libro Aboca Edizioni “Botanica Urbana. Guida al riconoscimento delle piante medicinali in città”, per scoprire le erbe officinali spontanee che crescono in città (Ore 21.30). Alla presentazione faranno seguito una degustazione di tisane Aboca e un’affascinante Passeggiata in notturna per le strade del centro storico, da Via Marzia fino all’Orto botanico medievale di San Pietro, in compagnia di un esperto che porterà i visitatori alla scoperta delle erbe officinali che nascono spontaneamente nell’area urbana (ore 22.30, hashtag #Aboca e #labuonapianta). La Notte Green vuole essere un’occasione non solo per sensibilizzare alle tematiche ambientali e alla green economy, ma anche per la valorizzazione e la riscoperta da parte di turisti e cittadini del centro storico, luogo dalla forte identità “verde”. Delle due l’una, in occasione della Notte Green è stata organizzata anche un’originale Pedalata Green in notturna nelle vie della città. Appuntamento alle 23.30 in Corso Cavour (incrocio con Via XIV Settembre), quindi, a mezzanotte, con il centro chiuso alle auto, a bordo delle biciclette messe a disposizione da Eco Bike e La Petronilla, si partirà dall’Arco di Sant’Ercolano verso Viale Indipendenza per risalire in Piazza Italia e Corso Vannucci, quindi Piazza Danti, Via Ulisse Rocchi e ridiscendere a Piazza Grimana. Suggestiva la vista in notturna risalendo Via Cesare Battisti fino a Piazza Cavallotti e poi a Via Maestà delle Volte fino a Piazza IV Novembre, da dove poi il gruppo di ciclisti percorreranno di nuovo Corso Vannucci fino a Piazza Italia, Viale Indipendenza e torneranno al punto di partenza di Sant’Ercolano. Non mancheranno, naturalmente, gli spazi dedicati al riciclo e alla raccolta differenziata a cura di Gesenu in Piazza Giordano Bruno e ai Giardini del Frontone, presso i quali i visitatori potranno avere informazioni e suggerimenti. Intanto, anche i bambini potranno imparare divertendosi nell’area Un POST dei più piccoli. Alle Scalette di Sant’Ercolano, POST organizzerà tre diversi laboratori per bambini, interamente gratuiti e ripetuti ogni mezz’ora circa, con la guida di operatori specializzati. Appuntamento in occasione della Notte Green anche con l’aperitivo Il futuro è di chi lo fa. Aspettando Fa’ la cosa giusta! Umbria, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, in calendario a Umbriafiere dal 3 al 5 ottobre prossimo. Alle ore 19.00 al Ri-place coworking Point di Corso Cavour presentazione in anteprima dell’evento, con tanto di aperitivo offerto dalla Cantina Cenci di Perugia. Con la buona musica, quella Rock dei NON, in concerto alle 20.00 in Corso Cavour, Auditorium Marianum e dei Gnagna Graffiti, che si esibiranno al ristorante In bocca al luppolo di Borgo XX Giugno a partire dalle 21.00, in contemporanea con lo street-folk dei K-Stone Project in Corso Cavour, Via Fiorenzuola e quella fuzz rock dei Lemmings, alle 22.00 in Corso Cavour 93 alla Tottoo House, in collaborazione con Mr. Sneackers. Buona musica è anche quella Anni 50 degli Swing Pics, accompagnati per l’occasione dai ballerini della scuola Rock your boogie (ore 22.30 Scalette di Sant’Ercolano) e, infine, quella di strada che propongono gli Ami Buz (One-Man eco band) al T-Trane sempre dalle 22.30. Con lo spettacolo e lo sport, dal Green Flashmob, organizzato in collaborazione con la scuola Studio Danza Morlacchi Urban Elements Crew (ore 22.00 Corso Cavour angolo Via Fiorenzuola) all’esibizione di Kick Boxing e Muay Thai dell’ASD Kobra Kai Team Perugia in Piazza Giordano Bruno alle 21.00. Con il teatro in collaborazione con il Teatro di Sacco che presenta In compagnia dei Lupi, letture di Roberto Biselli e Lorenza di Genova ispirate ai racconti di Angela Carter (ore 23.30, Sala Cutu – consigliato ad un pubblico adulto). Con lo shopping in notturna grazie alla collaborazione dei negozi che resteranno aperti fino alla mezzanotte. Con i social e la tecnologia, che vedranno protagonista Skoda e gli Instagramers A caccia del verde. Tra gli stand e nei negozi della zona saranno nascosti oggetti green da fotografare e condividere con gli hashtag #Defferenziatevi e #Skodacontest. In palio premi firmati Leroy Merlin e Fattoria Morella. Alle 22.15, davanti a Palazzo della Penna, appuntamento con il Progetto Ahead, ovvero come utilizzare le tecnologie per condividere le proprie esperienze, a cura di Superficie8. Data la concomitanza degli eventi e la condivisione delle finalità non poteva mancare il Gemellaggio tra la Notte Green e Sharper La notte europea dei ricercatori, che si svolgerà in contemporanea nel centro storico di Perugia. Sarà sempre Palazzo della Penna ad ospitare nel chiostro alcune delle iniziative di Sharper, quali I soliti ignoti ricercatori, un confronto all’americana per giocare a scoprire l’identità dei ricercatori stessi che si raccontano a pubblico attraverso pochi indizi (ore 19.00) e Improscience, teatro d’improvvisazione dei ricercatori che si trasformano in attori per una sera per spiegare agli ospiti la scienza (ore 22.00). Al Nanà Ristorante, intanto, si andrà A cena con la ricerca, ovvero come gustare i piatti parlando con i ricercatori di cibo e salute (ore 20.30), mentre in Corso Cavour angolo Via Fiorenzuola, dalle 22.00 fino a mezzanotte, si apriranno gli Speaker’s Corner, momenti in cui i ricercatori cercheranno di spiegare ai passanti il loro lavoro. In soli tre minuti…Da non perdere, infine, l’evento di punta della Notte europea dei ricercatori, la European Run Night, la prima gara podistica notturna interamente ispirata alla passione dei ricercatori per il loro lavoro.      

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GreenMind ospita un post di Vestitaacipolla (potete trovarla su Twitter @vestitaacipolla). Buona lettura! Quando c'è da sfoderare il nostro bel dito medio, di solito il destro, per augurare al nostro interlocutore le "migliori " cose, siamo veloci e precisi, siamo maestri e atleti in quello, non ci stanchiamo mai. Al contrario, se dobbiamo usare suo fratello l'indice per scopi diversi che non siano la pulizia del naso o l'indicare per strada una che inciampa nei tacchi, ma che invece serva per "salvare il pianeta", ahi noi, allora la pigrizia prende il sopravvento. Per esempio è "difficile" per noi spegnere le luci di una stanza ogni volta che ne usciamo, preferendo pagare una bolletta salata piuttosto che far andare il santo ditino sull'interruttore. Sembrava che l'idea del secolo fossero le lampade coi sensori di presenza che si accendevano quando si entrava in una stanza e si spegnevano quando ne uscivamo, peccato poi di aver capito che alla fine, dopo vari esperimenti falliti, vengano utilizzate solo nei peggiori bagni dei peggior hotel perché oramai le avevano installate e costava troppo la sostituzione. Quindi, quando ti ritrovi nei famosi peggiori hotel, con la vescica piena che non riesci neanche a respirare, ti abbassi a rallenty i pantaloni, poi gli slip, stai per "centrare il buco" e la luce si spegne non avendo più registrato nessuno movimento tu, maledicendo il risparmio energetico e non vedendo più niente, ti riduci a pisciarti sulle scarpe. La genialata del sensore a presenza è stata una pessima invenzione, come quella dell' accensione col battito delle mani, ma noi continuiamo a sperimentare all'infinito una soluzione piuttosto che fare click con la falange!

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Vi ricordate di Mario l’Abitudinario, Antonello il Paffutello, Iva l’Impulsiva, Marino Acquabella e Ottone il Bidone? Sono gli Awakeners protagonisti della campagna di sensibilizzazione della Commissione Europea, della Direzione Generale Ambiente, in tema di efficienza delle risorse, e hanno il compito di aiutarci nelle nostre scelte quotidiane per un consumo consapevole. Grazie a loro possiamo scoprire tante piccole azioni verdi alla portata di tutti e non solo: sul sito possiamo trovare consigli molto utili per il consumo consapevole e il risparmio delle risorse. Dalla doccia al posto del bagno, dall’uso della bici anziché della macchina, dai sistemi di lavaggio a basso consumo fino ai detergenti per la cura personale e della casa, dalla diminuzione del consumo di carne alle piante in balcone per favorire la ripopolazione delle api. Sulle guide per il consumo consapevole prodotte dalla Commissione ci sono tanti piccoli suggerimenti per la nostra azione green quotidiana. Certo, molte di questi suggerimenti li conosciamo già, ma quanti di noi li mettono in pratica ogni giorno? Ahinoi, pochi. [jscode id="1"] Nella casa degli Awakeners, troviamo i personaggi che per ogni ambiente (camera da letto, cucina, soggiorno, bagno e cantina) ci segnalano delle ecoazioni. Ad esempio Iva l’Impulsiva è in camera da letto e tra le tante “sveglie” ci segnala che gli abiti che non mettiamo più perché sono fuori moda, o semplicemente non ci piacciono più, si possono riciclare, e in questo modo non andranno disperse le risorse impiegate per produrli. Mario l’Abitudinario in soggiorno ci spiega che le piante sono meglio di qualsiasi deodorante chimico per rimuovere i cattivi odori dalle stanze. Antonello il Paffutello in cucina ci dà consigli sulle nostre abitudini alimentari, come privilegiare il consumo di frutta e verdura di stagione proveniente dai nostri territori, scegliere di più il di pesce proveniente da itticolture sostenibili e diminuire il consumo di carne. Infine Ottone il Bidone in cantina ci spiega come i nostri scarti alimentari possano diventare una risorsa attraverso il compost. Insomma grazie alla campagna della Commissione Europea fare la nostra azione green quotidiana non è poi cosi difficile: è ora di svegliarci! Sponsored by Commissione Europea

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Un altro bel pezzo comico-riflessivo di @vestitaacipolla Quando non c'è la volontà non c'è la volontà; è inutile che ci si sforzi. L'essere il Don Chisciotte di un'idea, di un progetto, della ricerca di un cambiamento  innovativo non solo oramai è fuori moda come il pantalone a zampa d'elefante, ma il peggio è che vieni anche additato come il pazzo di turno, specie quando le tue idee sarebbero molto scomode per tanti, solo perché vuoi cambiare le cose, migliorarle. Parliamoci chiaro,  per esempio le  vendite delle case automobilistiche sono in netto calo, eppure si continua a produrle, eppure si continua ad incentivare gli acquisti, i progetti di autovetture a impatto zero ed ultra tecnologici, tipo quelle ad acqua, ad aria, a falafel fritti sono stati insabbiati come la testa dello struzzo nella sabbia perché non convenienti per i furbetti del quartierino; se veramente dovessimo  comperare tutte le macchine tra l'usato e il nuovo che ci sono in circolazione, senza rottamare le vecchie, ne useremmo una diversa per ogni giorno della settimana. Si parla di mezzi  pubblici, di car sharing, di bici, di telelavoro, il "pedibus aziendale" eppure volente o nolente si creano tutte le condizioni possibili per non farceli usare e rifarci incollare il sedere sulla nostra maledetta automobile di proprietà! Ma noi ce la faremo, perché ci crediamo, perché siamo i cavalieri del futuro pronti a sacrificare la vita per un mondo migliore. Eh si, non siamo mica come quelli la, che venderebbero anche loro nonna per fare business fregandosene della salute di tutti, specialmente quella dei bambini che sono il nostro avvenire, le idee più semplici sono le più avveneristiche. Giù le mani quindi dalla salute futura dei nostri figli, facciamo scelte intelligenti e a lungo termine che possano andare bene a tutti facendoci ritornare i polmoni da neri, per le polveri sottili, a bianchi e puliti come il culo dei bebè. No, no, però aspetta un attimo, ho fatto il conto senza l'oste, fatemi riflettere sulle alternative che abbiamo: no, no, non sto ritrattando, io ero e sono ancora il paladino delle "best practice" per un mondo migliore, si però, cavolo, ufs ora che ci penso meglio: Nei mezzi pubblici, visto che sono sottodimensionati, ci tocca venire pigiati  come acciughe nel vasetto  mentre alla nostra sinistra ci sfilano  il portafoglio dalla tasca e alla nostra destra ci schiaffano in faccia una bella ascella pezzata da fare scomparire definitivamente l'ozono nell'atmosfera, allora no grazie! Per il car sharing vai a fidarti di chi ti capita, e se poi, anche se il sito del car sharing "ci vende" il guidatore come uno affidabile, non bevitore e con trent'anni di esperienza senza incidenti ci può anche certificare su carta bollata che non sia un rompicoglioni di prima categoria o che non soffra di aerofagia? Sai com'è il viaggio Milano-Bari è lunghetto, e sentirmi per otto ore di tragitto la storia dei suoi calli o peggio ancora viaggiare col finestrino perennemente abbassato per le flatulenze continue non è quello che avevo in mente quando pensavo alla  "green mobility", allora no grazie! La bici per infilarmi con le ruote nei binari del tram, prendermi qualche sportellata in faccia, non prevedere  spazi dove poterle parcheggiare e farmele "per default" rubare appena parcheggiata anche se bloccata con un bloster usato per gli F24, allora no grazie! Telelavoro? di solito i capi si mettono a ridere solo al pensiero di pensarti a casa in pigiama, col capello arruffato e la tazza del caffè bollente davanti al PC anche se il rendimento è migliore rispetto a quello dell'ufficio, loro vogliono vederti soffrire facendoti alzare alle sei del mattino, per farti fare due ore di tragitto inutile, riunioni inutili e conditio si ne qua non, comandarti a bacchetta e controllarti in continuazione a prescindere dal rendimento, allora no grazie! Se cammini per venire in ufficio allora sei un pezzente, lo sanno tutti , allora, no grazie! Forse avevo inteso male io cosa fosse la mobilità sostenibile . Non era tutta una serie di accorgimenti intelligenti e ad impatto zero sull' ambiente  ma si tratta del  rimetterci al nostro posto guida, niente passeggeri per carità, come minimo tre macchine a testa utilizzate a secondo dell'umore giornaliero, e incolonnarsi appena usciti di casa sostenendoci a vicenda,  questa è la vera mobilità sostenibile, con gli altri automobilisti in fila.

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