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Democrazia energetica: il mini eolico nella nuova era dell’energia
Scritto il 2013-09-12
da davidemercati
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Fonte: 3.bp.blogspot.com

Il nuovo scenario energetico dovrebbe essere costituito da una produzione energetica diffusa da parte di tanti piccoli produttori in rete. Il vento è una fonte pulita per la produzione di energia elettrica. Occorrono però delle acute considerazioni per comprendere fino in fondo il ruolo che può svolgere questo modo alternativo di produrre energia. Il primo passaggio è quello più ovvio e basilare: conoscere nei dettagli la mappa del vento, un documento nazionale sul quale dovrebbero declinarsi tutte le mappe provinciali con una panoramica puntuale sulla presenza e sull’intensità del vento a livello locale. Questo permetterebbe una più agevole programmazione su eventuali insediamenti mini eolici.

Il secondo aspetto è quello della dimensione dei singoli impianti. Infatti l’approccio che occorre tenere nel promuovere e incentivare le energie alternative al petrolio è quello del “piccolo è bello”. La valenza fondamentale di questa affermazione è duplice. Da una parte l’approccio alle energie rinnovabili deve essere sostanzialmente diverso da quello avuto fin ora con l’energia proveniente da petrolio e affini: infatti la creazione di grandi centrali che producevano una grande quantità di energia e che la distribuivano nel territorio deve essere necessariamente sostituita da tanti piccoli produttori che si collegano in rete e che sono a loro volta consumatori. Questo scenario innovativo e rivoluzionario determinerebbe un passaggio epocale: dagli autoritarismi energetici alla democrazia energetica in rete. Un po’ come è accaduto con l’informazione a seguito della nascita e del divulgarsi di internet: oggi è impossibile infatti produrre, distribuire e controllare e distillare l’informazione secondo i modelli totalitaristi.

Dall’altra parte, così facendo, l’impatto sul territorio e sull’ambiente sarà minore, di poco conto. Contemporaneamente si creerà una cultura del risparmio in quanto l’utente sarà più consapevole dello sforzo necessario per la produzione di energia ogni volta che “accende l’interruttore” per fare luce in una stanza o per usare un elettrodomestico. Concludendo si deve affermare che il minieolico, per tutte quelle zone con presenza sufficiente di  vento nei vari periodi dell’anno e di giusta intensità, deve essere incentivato al pari del fotovoltaico e del solare termico. Un’ultima riflessione: questa democrazia energetica a rete preoccupa le grandi multinazionali dell’energia? Da quella petrolifera a quella elettrica? A quella fotovoltaica che sottrae terreni fertili all’agricoltura per trasformarli in distese di pannelli? “Piccolo è bello” potrebbe valere anche per il fotovoltaico? Io inizio a studiare meglio la materia, per pagare bollette meno salate nella casa nuova.

Articolo realizzato in collaborazione con Gianni Mori
Pres. Associazione Tutela Valdichiana
ReTe DEI COMITATI PER LA DIFESA DEL TERRITORIO

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Storia antica e leggendaria, quella del mandorlo. Ne sa qualcosa Giuseppe, sì proprio lui. Raccontano i Vangeli Apocrifi che fu scelto come sposo di Maria perché l’albero a cui aveva legato il suo asino fiorì improvvisamente. Era un mandorlo, naturalmente. Proveniente dall’Asia, il mandorlo fu introdotto in Europa dai Fenici. I Romani lo chiamavano “noce greca”. Successivamente si è diffuso in tutti gli altri Paesi affacciati sul Mediterraneo. Il frutto è prezioso, ma ancora di più lo è l’olio che si ottiene dalle spremitura a freddo dei frutti: l’olio di mandorle dolci, forse l’olio più conosciuto e più usato per il trattamento e la cura della pelle, normale e sensibile. L’olio di mandorle dolci è sicuramente uno degli oli che preferisco perché si presta a tantissimi usi, si trova facilmente in tutte le erboristerie e nei negozi dedicati al benessere naturale. Lo si può trovare puro o con aggiunta di tocoferolo (vitamina E), che serve a proteggere l’olio dall’irrancidimento e ha notevoli proprietà antiossidanti. Come dicevo l’olio di mandorle può essere impiegato senza timore per qualsiasi tipo di pelle, persino quelle più sensibili, questo perché le sue proprietà lo rendono adatto a tutti, anzi è vivamente consigliato l’uso in caso di dermatiti o in caso di varicella o morbillo. Ricco di vitamine A e B l’olio di mandorle è usato per prevenire l’invecchiamento cutaneo e le smagliature. Se non si soffre di pelle grassa, può essere usato al posto del latte detergente per rimuovere il trucco e le impurità dalla pelle del viso. Usato sui capelli ne previene la disidratazione causata da vento, salsedine, cloro ecc, inoltre è un ottimo aiuto per la piega. Se assunto per via interna sembra sia utile in caso di stipsi, sia dei bambini sia degli adulti. Infine è un ottimo balsamo per le labbra per prevenire le screpolature da freddo e usato sulle unghie contribuisce a rafforzarle ed è utile per il trattamento delle cuticole. C’è una sola raccomandazione da seguire: se l’olio acquistato è puro può irrancidire facilmente se esposto alla luce o al calore, è perciò raccomandabile conservarlo in frigorifero quando fa caldo e se è possibile conservarlo in bottiglie di vetro scuro. Tutto qui? No, perché c’è qualcosa che va al di là dei consigli e degli usi pratici, è quel senso di poesia, di profondità, di sensualità che evoca il mandorlo, con i suoi fiori, i suoi frutti, i suoi colori. Forse per questo il suo è molto più di un olio, è un mondo. Ps. Andando fuori tema ma restando in argomento,se vi capita leggete La Mandorla, un libro di Nedjma. E’ bellissimo.

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Arrivano in Europa durante il Medio Evo, pare siano stati introdotti dagli Arabi che li definivano “i prìncipi degli ortaggi” per le proprietà nutrizionali. Da sempre si associano al concetto di forza perché sono l’alimento preferito di Braccio di Ferro: eh si, sto parlando degli spinaci. In realtà, con buona pace di noi non amanti della carne (non sono vegetariana, ma il mio consumo di carne è pressoché infinitesimale), non è affatto vero che gli spinaci forniscono la stessa quantità di ferro della carne. E’ una leggenda quasi incredibile che nasce da un errore di stampa. Nel 1890, infatti, dei nutrizionisti americani comunicarono per la prima volta il contenuto di ferro degli spinaci. Peccato che per una virgola nel posto sbagliato il contenuto risultò dieci volte superiore rispetto a quello reale. Un errore di cui non si accorse nessuno per decenni, e intanto la leggenda era cresciuta. Insomma, hanno imbrogliato Braccio di Ferro, perché per avere il ferro di 100 grammi di carne ce ne vogliono 1.000 di spinaci. E allora per sostituire la carne dovremmo guardare altrove, per esempio dalle parti dei legumi. Ma tornando agli spinaci, è vero che contengono meno ferro di quanto la tradizione popolare ci dica, ma è vero anche che, al di là del ferro, sono un’ottima fonte di vitamine C, A e B. Inoltre contengono carotenoidi, che aiutano ad eliminare i radicali liberi, acido folico per rafforzare le difese immunitarie e luteina, una sostanza che protegge la retina e più in generale l’occhio. Recentemente è stato scoperto che la presenza di nitrati aiuta a rafforzare i muscoli e a tenere sotto controllo il diabete. Gli spinaci hanno però una controindicazione: contengono ossalati che sono dannosi per chi soffre di calcolosi renale e per chi soffre di osteoporosi. Sono presenti per quasi tutto l’anno sulle nostre tavole, li troviamo più o meno da ottobre a maggio. Gli spinaci possono essere mangiati crudi e cotti, come contorno o come ingrediente per torte rustiche o per risotti. Le loro proprietà nutrizionali però diminuiscono con la cottura, per cui sarebbe meglio mangiarli in insalata o al limite lessati in poca acqua. In questo periodo io li mangio tantissimo in insalata a cui aggiungo mela, avocado, noci o fichi secchi, gomasio (un mix di semi di sesamo e sale marino), semi tostati (zucca, lino e girasole), olio extravergine di oliva e aceto balsamico. Senza trasformarmi di Braccio di Ferro.

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